Vi è l'orizzonte interumano, dove, figli del nostro tempo, viviamo nel rapporto con gli altri e degli altri tra loro. È il mondo delle istituzioni, del diritto, dell'economia, della politica, degli affetti, dei conflitti e della storia.
Vi è poi la natura, alla quale l'interumano appartiene. Non la montagna o il mare dei vacanzieri, ma la natura osservata con quella disciplina dello sguardo che accomuna, pur nelle loro profonde differenze, Goethe e Darwin: uno sguardo che al cospetto della natura rinuncia a proiettare significati sul mondo e lascia emergere la gloria del fenomeno, nell'ordine incommensurabile che ci precede, ci genera e ci eccede.
Si può attraversare un'intera esistenza attribuendo un'importanza smisurata all'orizzonte umano, fino a farne l'unica e definitiva dimensione del reale: un mondo di provincia dove tutto rimanda all'uomo e nulla rinvia più alla totalità del reale. In questa infedeltà all’universo vi è qualcosa di infernale.