Sono arrivati i temporali d’autunno, ma la torrida estate ha seccato l’Euryops. L’ho tagliato e fatto a pezzi per bruciarlo. Nel fare avanti e indietro fra i rami tagliati e il fuoco, ho cominciato a osservare il prato pieno di Bellis sylvestris che spuntavano da tutte le parti. Ieri non c’erano, oggi erano migliaia, spuntati quasi dal nulla a colonizzare il prato.
Sono comparsi dai semi, mica dal nulla, eppure guardandoli ho avuto un’esperienza difficile da mettere in parole. Mi è sembrato che quella forza che fa nascere e crescere ogni cosa fosse tutta lì, nei fiori, nel terreno, nell’acqua, nel fuoco. Nessuna forza al di là della Natura: la potenza della Natura era precisamente ciò che accadeva davanti ai miei occhi. Il massimo della trascendenza coincideva, per un istante, con il massimo dell’immanenza.
Ma è bastato pensarlo. Non appena ho concettualizzato quell’esperienza, quella forza che fa tutto ha preso a sembrarmi qualcosa che trascendeva le cose. Quasi una potenza dietro le cose, invece che nelle cose. Ed ecco che ho capito qualcosa che fino ad allora avevo considerato soprattutto come una questione della storia della filosofia. La famosa “lotta fra i giganti” di cui parla Platone non si combatte soltanto nei libri. Da una parte la terra, la materia, la Natura, ciò che nasce e muore secondo le proprie necessità. Dall’altra qualcosa che sembra oltrepassare la Natura: uno spirito, un principio, un senso, una causa che non si lascia ridurre a ciò che vediamo.
Materialismo e spiritualismo. Immanenza e trascendenza. La lotta fra i giganti si combatte anche dentro di me. Guardo le Bellis sylvestris e vedo la Natura che fa se stessa. Poi penso a ciò che sto vedendo e, quasi senza accorgermene, trasformo quella potenza in qualcosa che sta al di sopra della Natura. Forse la trascendenza nasce quando l’immanenza diventa pensiero.