BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Sabato, 26 Settembre 2026 12:30

Il sentimento del vero

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 L'occhio, come un pallone bizzarro, si dirige verso l'infinito, Odilon Redon L'occhio, come un pallone bizzarro, si dirige verso l'infinito, Odilon Redon

Un metodo per indagare il mondo è quello distinguere le cose e metterle in relazione tra loro. È, in fondo, ciò che chiamiamo razionalità, il modo con cui ordiniamo queste connessioni è, suppergiù, ciò che chiamiamo logica. Ma un buon modo non significa che sia l’unico modo. La ragione ci aiuta a capire molte cose, forse moltissime, non sappiamo però se tutto ciò che esiste possa essere ricondotto alle forme con cui noi comprendiamo. La realtà è più grande della razionalità umana e così una poesia può farci vedere più di un ragionamento, un mito può dare forma a un’esperienza profonda, un’opera d’arte può aprire una porta dentro di noi.

Ma una esperienza personale, anche fortissima, non significa sia una rivelazione della struttura dell’universo. Un’esperienza può essere autentica, mozzafiato e anche trasformativa senza dirci necessariamente come è fatto il mondo. Questo vale soprattutto per il simbolo; evento che ci proietta e unisce all’assoluto: la sua forza non sta nella realtà naturale, ma nel movimento che stimola in noi. La nostra mente è abilissima nel trovare corrispondenze, significati e connessioni. Ma ciò che ci rivela qualcosa di noi non per questo ci rivela l'universo.

Occorre cautela: una cosa è fare esperienza di un simbolo, un’altra è attribuirgli un significato sulla struttura della realtà. È facile passare dall’una all’altra senza accorgersene. Ciò che mi appare emozionante diventa un segno universale, ciò che mi commuove diventa una verità assoluta, ciò che emerge da un'emozione primigenia produce una cosmogonia, o una concezione di società. È un passaggio che conosciamo bene anche nella storia del pensiero. I monoteismi hanno costruito visioni oggettive della realtà naturale a partire dalla rivelazione. Platone attraverso il mito ha costruito una visione del mondo, Spinoza ha invece cercato di costruire la propria ontologia attraverso la ragione. Sono strade diverse. Non è necessario decidere qui quale sia quella giusta. È però utile non confonderle.

La ragione è fredda e parziale ma prudente, cerca di distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo, considera le possibilità, confronta le spiegazioni, accetta l’incertezza. Si muove nel possibile, nel plausibile, nel verosimile, senza esaltazioni, senza avere fretta di trasformare un’esperienza in una verità ultima. L’emozione, invece, può portarci verso l’assoluto: ciò che sentiamo profondamente tende facilmente a presentarsi come vero in senso definitivo. Non vorrei però nemmeno fare della ragione un dogma dottrinale. Ci serve ascoltare una poesia, vivere l’arte, abitare il simbolo, lasciar parlare il mito. Ma poi fermarsi un momento per chiedersi: sto scoprendo qualcosa della realtà o sto scoprendo qualcosa di me? Non è detto che sapremo rispondere, ma va bene così. Forse la libertà consiste proprio nel poter attraversare l’esperienza senza doverle attribuire immediatamente un significato ultimo.

Ultima modifica il Sabato, 26 Settembre 2026 13:56
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1 commento

  • Link al commento Pietro Spalla Domenica, 27 Settembre 2026 08:21 inviato da Pietro Spalla

    Perfetto, però se quella poesia o quel simbolo mi stanno davvero facendo scoprire qualcosa di me, qualcosa di profondo, allora mi stanno facendo scoprire anche qualcosa della realtà...ma capisco cosa vuoi dire, la tentazione è quella di attribuire un significato ultimo a quella comprensione pur importante, di costruirci un mondo...

    Rapporto

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