Il post-teismo si presenta come una delle frontiere più avanzate della riflessione cristiana contemporanea. E forse lo è, almeno per il coraggio con cui mette in discussione l'immagine tradizionale di Dio. Ma c'è una domanda che mi torna quando incontro esponenti post-teistici: quanto è davvero nuova la strada che stanno percorrendo?
La filosofia cristiana conosce da molto tempo un movimento curioso: un progressivo ripensamento del teismo che nasce al suo interno. Possiamo, grossolanamente, dire che si comincia con Giovanni Scoto Eriugena, nel IX secolo, si passa attraverso Cusano e Bruno -solo per ricordare gli esponenti significativi- fino ad arrivare a Spinoza, nel XVII. Quasi dodici secoli di pensiero ci separano dunque dall'inizio di quella vicenda. Pensatori diversissimi ma accomunati dalla crescente difficoltà di pensare Dio come un individuo celeste, separato dal mondo, dotato di volontà, intenzioni e progetti sulla realtà. A poco a poco Dio smette di assomigliare a un sovrano e comincia ad assomigliare a un principio. Il Dio-persona crea il mondo, lo governa, interviene nella storia, ascolta, decide, premia, punisce. Il Dio-principio, invece, non interviene: è ciò attraverso cui il reale è ciò che è. Il punto di arrivo più radicale di questo percorso è Spinoza. Deus sive Natura: Dio, ovvero la Natura. Spinoza chiamerà Natura naturans la natura considerata nella sua attività produttiva e Natura naturata ciò che da essa necessariamente deriva. Non c'è un creatore da una parte e la creatura dall'altra: c'è un'unica realtà che procede secondo la propria necessità.
Qui la contiguità con certo post-teismo dei nostri giorni diventa evidente. Perché quando si eliminano progressivamente dal concetto di Dio la persona, la volontà, l'intenzione, la provvidenza, la trascendenza e la capacità di intervenire dall'esterno nella storia, che cosa rimane? Il Logos? L'Essere? L'interrelazione cosmica? Insomma rimane la natura. E questa idea della natura come principio immanente, produttivo e onnipervadente, della quale siamo modi, non è esattamente una scoperta del XXI secolo operata da avanguardie post-teistiche. Ha una lunga storia, e una storia che passa anche attraverso il cristianesimo.
Il panenteismo -tutto è in Dio, ma Dio eccede il tutto- può allora essere letto come il compromesso attraverso cui il teismo cerca di sopravvivere alla propria trasformazione in immanentismo. Dio non è più fuori dal mondo, ma il mondo è in Dio; la trascendenza non scompare, viene spostata di un grado. Spinoza compie invece il passo ulteriore. Non rimane neppure una trascendenza di riserva. Dio non contiene il mondo e al tempo stesso lo oltrepassa, ma Deus sive Natura. Un'unica realtà infinita, di cui tutte le cose sono modi. In questo senso Spinoza è più radicale non solo del panenteismo, ma anche del post-teismo. Là dove il post-teismo tenta ancora di salvare qualcosa del Dio trascendente, Spinoza non salva nulla. O meglio, salva Dio liberandolo definitivamente dall'idea di un Dio. Per certi aspetti è anche un ritorno alla physis dei presocratici: la natura come principio del proprio divenire, senza bisogno di un regista esterno. Non un ritorno storico, naturalmente, ma un ritorno a una domanda antichissima: che cosa accade quando non cerchiamo più fuori dalla natura il principio che la spiega?
La metafisica dell'immanenza, dunque, non nasce necessariamente come una rivolta contro Dio. In una certa misura nasce cercando di pensare Dio fino in fondo. E proprio nel tentativo di sottrarlo alle immagini troppo umane, finisce per svuotarlo progressivamente di ciò che lo rendeva riconoscibile come persona. Il Dio che vuole, decide e interviene diventa il Dio che "è". Poi il Dio che è diventa l'Essere. L'Essere diventa Natura. La Natura diventa il processo attraverso cui tutto accade. Qui, secondo me, sta il vero problema del post-teismo. Non se sia possibile essere cristiani senza credere nel vecchio Dio personale. È certamente possibile sostenerlo. La domanda più radicale è un'altra: se ciò che chiamiamo Dio per il post-teismo coincide ormai con il Logos naturale, il post-teismo sta trasformando il cristianesimo oppure sta semplicemente ribattezzando un'antica metafisica dell'immanenza? Non sarebbe la prima volta che accade. La storia del pensiero è piena di idee che, dopo aver cambiato nome, hanno trovato un nuovo battesimo. Se ne fosse consapevole, il post-teismo scoprirebbe forse di essere molto meno nuovo di quanto crede, ma di appartenere a una tradizione spirituale nobilissima.