Al mondo esistono esseri umani che prendono nota delle proprie riflessioni sulla vita con una continuità impressionante. I Saggi di Montaigne superano le 1200 pagine; i 261 Quaderni manoscritti di Paul Valéry arrivano a circa 26.600 pagine; lo Zibaldone consiste in oltre 4500 pagine manoscritte. Migliaia e migliaia di pagine di appunti, osservazioni, dubbi, idee, autocorrezioni, ritorni sugli stessi temi. Una specie di monitoraggio permanente della coscienza.
Da qui nascono almeno due considerazioni.
La più evidente è che la stragrande maggioranza dell’umanità non sente alcuna necessità di elaborare per iscritto riflessioni filosofiche, estetiche, religiose o antropologiche. Eppure vive lo stesso. Pluralismo di tipi psicologici: pochi individui hanno bisogno di esternalizzare il flusso mentale; i più vivono in una forma di immediatezza che non richiede auto-commento continuo. La scrittura riflessiva continua non è affatto una necessità antropologica universale. Alla larga dunque dalla solita retorica umanistica “scrivere salva”, “la riflessione nobilita”. Non ho prove, naturalmente, ma sospetto che Montaigne, Valéry e Leopardi non considererebbero per nulla inferiore la signora che l’unica cosa che scrive è la lista della spesa.
La seconda considerazione è che molti grandi scrittori di riflessioni personali non cercano affatto verità definitive. Scrivono proprio perché non riescono a stabilizzarle. I sistemi chiusi -religiosi, ideologici o metafisici- tendono a produrre trattati; lo scetticismo invece produce note, frammenti, digressioni, aforismi, revisioni infinite. Forse è anche per questo che gli scettici risultano spesso più piacevoli da leggere. Non dovendo difendere un assoluto, possono permettersi contraddizioni, autoironia, cambi di posizione, curiosità, divagazioni a ruota libera. Molti autori religiosi o ideologici devono invece arrivare da qualche parte, convincere, edificare, correggere, redimere. E quando una pagina sente di avere una missione, spesso perde leggerezza. Lo scettico invece può vagabondare. Non deve salvare nessuno. E forse è per questo che, tra tutti, è quello che sembra respirare meglio.