La gatta che sonnecchia vive spontaneamente in presa diretta e coincide perfettamente con la sua natura. Anche noi, nel sonno profondo, coincidiamo col nostro essere. Ma non appena iniziamo a sognare, ci svegliamo e viviamo nel mondo: allora ci risulta più complicato coincidere con noi stessi, perché, per struttura, ci rappresentiamo e filtriamo l’esperienza attraverso idee, concetti e enunciati.
Quasi tutte le discipline umane operano in questo registro di rappresentazione. L’essere immediato è quasi sempre assente e, spesso, non viene nemmeno considerato. Affiora soltanto in parte nell’arte, in certa psicologia, in qualche esperienza mistica.
Il paradosso è chiaro: conosciamo ciò che ci rappresentiamo e, nel frattempo, rischiamo di dimenticare ciò che realmente siamo.