«Dopo aver vagato a lungo in questo labirinto, dopo aver perso mille volte il filo...» - Voltaire, lettera a Helvétius, 11 settembre 1738.
Il labirinto a cui si riferisce è quello del libero arbitrio: siamo davvero liberi di scegliere oppure anche le nostre scelte sono determinate da cause che non conosciamo? Voltaire vi si smarrì a lungo, cambiando più volte posizione, affermando e negando il libero arbitrio.
Consideriamo una cosa: prima ancora di scegliere, siamo. Sembra un'ovvietà, ma forse non ci abbiamo mai riflettuto abbastanza. Prima di decidere se fare una cosa oppure un'altra, c'è il fatto che esistiamo e ne abbiamo esperienza. Esperienza tanto vicina da non riuscire a metterla a fuoco. Percepiamo soggettivamente (qualia), proviamo dolore, piacere, desiderio perché siamo. È la coscienza di esserci, l'esperienza fondante che accompagna tutta la nostra vita, anche quando non ci facciamo caso.
Siamo abituati a pensare alla Natura come a un ordine di cause ed effetti, ma non possiamo escludere esistano fenomeni non rigidamente determinati dalle cause precedenti. Se è così potrebbe esserci forse in noi la capacità di intervenire in questa indeterminatezza, facendo prevalere una possibilità su un'altra. Non sarebbe il caso a scegliere, ma il soggetto stesso a dare una direzione a potenziali di possibilità. Naturalmente, l'indeterminatezza non è di per sé libertà: non sappiamo se un soggetto possa davvero intervenire su di essa, né se la coscienza abbia questa capacità.
In realtà accade un intreccio sterminato di interazioni: ogni effetto diventa a sua volta causa, dando origine ad altre interazioni, in una trama di processi che si moltiplicano senza alcun progetto o intenzione. Da questa complessità potrebbero emergere fenomeni nuovi. La coscienza stessa potrebbe essere uno di questi.
E allora, se dalla Natura è emersa la coscienza, perché non potrebbe emergere anche una capacità autentica di scegliere che non significa semplicemente volere qualcosa, ma poter optare liberamente altrimenti. Ed è qui che nasce il problema del libero arbitrio: quando ci troviamo davanti a possibilità diverse, possiamo davvero scegliere diversamente, oppure la nostra scelta è interamente il risultato delle cause che ci hanno portato a essere ciò che siamo? Vi è in noi un centro di regia autonomo, capace di svincolarci dalle leggi della natura che ci precede, ci fa e ci eccede? Voltaire si poneva una domanda simile. Gli sembrava singolare che tutta la natura, gli astri compresi, obbedisse a leggi eterne, mentre proprio l'uomo, questo piccolo animale alto cinque piedi, potesse sottrarsi a quelle leggi e agire a proprio capriccio.
Anche se singolare e indimostrabile che dalla complessità possa emergere libertà, anarchica rispetto alle leggi (a noi note) che regolano il funzionamento universale, non possiamo escluderlo. Le nostre scelte sono evidentemente condizionate dalla storia biologica, personale e ambientale, ma con ciò possiamo affermare con certezza di sottostare a un determinismo blindato? Nondimeno il fatto che, empiricamente, ci sembri di scegliere liberamente dimostra che siamo davvero liberi? E questo dubbio è sufficiente per considerare il determinismo una verità assoluta e definitiva? La questione rimane aperta. Per uscire dal labirinto, forse, dobbiamo ammettere una cosa semplice: non sappiamo.