Gnoseologia è una parola difficile per una domanda semplice: come facciamo a conoscere ciò che crediamo di sapere? La domanda è elementare, ma si complica quando ci si avventura nei territori dello spiritualismo. Prendiamo, ad esempio, alcune affermazioni di Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia - lo cito soltanto perché è un esempio evidente. Steiner sostiene, fra l'altro, che le formiche abbiano una funzione nel funzionamento del telegrafo. Che dire? Ne prendiamo atto. Oppure attribuisce al quarzo la capacità di veicolare l'energia solare. E si potrebbero fare centinaia di esempi simili. La domanda è: come possiamo sapere se è vero ciò che afferma?
La risposta dell'iniziato è semplice: se compi un determinato percorso evolutivo, svilupperai facoltà che al momento ti sono precluse e vedrai anche tu ciò che vedo io. La verità viene così garantita dallo stato di coscienza di chi la proclama. Io vedo, tu no. Io so, tu non puoi ancora sapere. Vuoi vedere? Segui il percorso. Così, davanti a una tesi che ci sembra astrusa la sua veridicità è garantita soltanto da chi l'afferma, al non iniziato resta una sola possibilità: fidarsi di chi vede. Certo, una persona può avere esperienze interiori profonde, intuizioni, stati di coscienza insoliti, istanti epifanici, esperienze mistiche o spirituali. Non ho ragione di negare che siano autentiche per chi le vive. Il problema nasce quando dall'esperienza personale si passa a proclamare una verità sul reale. L'esperienza merita rispetto. La sua interpretazione merita discussione.
Posso aver vissuto qualcosa di straordinario senza aver per questo scoperto come è fatto l'universo. Posso avere un'intuizione potente senza che l'intuizione costituisca, da sola, una prova di come stanno realmente le cose.
Ed è qui che il meccanismo può diventare meno riconoscibile. Non è necessario parlare di guru, iniziazione o chiaroveggenza. La stessa struttura può comparire anche in discorsi molto più rispettabili, quando un'esperienza personale, un'intuizione privilegiata o una particolare lettura di una teoria vengono trasformate in affermazioni sulla natura ultima della realtà. Cambiano i linguaggi, cambiano gli ambienti, cambiano perfino gli abiti epistemologici. Ma la tentazione è sempre la stessa: scambiare ciò che per qualcuno è stato visto, intuito o sperimentato con ciò che tutti dovrebbero riconoscere come vero.
A quel punto la domanda gnoseologica ritorna, implacabile: Ma tu come lo sai? La filosofia non pretende che sia falso tutto ciò che non possiamo dimostrare. Chiede però le ragioni per cui dovremmo ritenerlo vero. E quando le ragioni non ci sono, sa anche fermarsi davanti a ciò che non sa. L'esoterismo, invece, tende a promettere che oltre il limite della conoscenza c'è qualcuno che vede già. E quando quel qualcuno parla, agli altri resta poco da fare. Ne prendono atto.