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Una ginestra persevera continuando a crescere; l'altra — Sustine et abstine — persevera smettendo di crescere. È difficile non pensare al conatus di Spinoza: ogni cosa, per quanto è in sé, tende a perseverare nel proprio essere. Il conatus non è però una volontà psicologica e non significa necessariamente espansione. La perseveranza può assumere forme diverse, persino opposte. A volte perseverare significa intensificare la propria attività, altre volte ridurla al minimo.
Osservando questo naturale pluralismo dell'esistere nasce, con tutte le cautele necessarie, un'analogia con due uomini che hanno affrontato in maniera diversa il proprio avvicinarsi alla morte: Carl Gustav Jung e James Hillman. Hillman, nei suoi ultimi giorni, continuò a pensare, a raccogliere immagini, a formulare riflessioni. In questa prospettiva può ricordare l'Ulex: fino all'estremo limite, continuare a produrre immagini. Jung può invece essere accostato allo Spartium. Non perché abbia scelto di morire, né perché abbia rinunciato alla vita, ma per quel progressivo distacco dall'io individuale che caratterizza la sua concezione della morte e che sembra trovare un'eco anche nel suo ultimo periodo.
L'analogia, naturalmente, finisce qui. Per quanto ci è dato conoscere le due ginestre torneranno, probabilmente, a vegetare con le piogge d’autunno, Jung e Hillman no. Il conatus non è una promessa di sopravvivenza, non significa che ogni essere riuscirà a perseverare indefinitamente nel proprio esistere. Significa che, finché esiste una potenza capace di esprimersi, essa tende a farlo. L'Ulex lo fa crescendo. Lo Spartium lo fa ritirandosi. Due modi diversi di perseverare. Due modi diversi di avvicinarsi al limite.