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“ Da Salvatore Porrovecchio.
Caro Bruno, le tue Bellis mi hanno raggiunto come un piccolo evento iniziatico. Hai bruciato ciò che l'estate aveva consumato, e proprio mentre il fuoco finiva il suo lavoro, la terra ha risposto con migliaia di stelle bianche. Morte e nascita si passavano il testimone sotto i tuoi occhi, e tu andavi avanti e indietro in mezzo a loro, come un sacerdote involontario di un rito più antico di ogni teologia.
Quello che descrivi è un lampo di quella che i mistici chiamano visione senza mediazione: per un istante non c'era chi guarda e ciò che è guardato, c'era solo il Vivente che si manifestava. Poi è arrivato il pensiero, e con lui lo sdoppiamento. Non lo leggo come un errore. Nell'antica sapienza è il gesto stesso della manifestazione: l'Uno, per conoscersi, si fa due. La mente che dice «ecco la forza dietro le cose» è la stessa Natura che, attraverso di te, ha imparato a guardarsi da fuori. La trascendenza, forse, non è un altro mondo: è lo specchio che la Natura si è data per vedere il proprio volto.
I giganti di Platone, allora, combattono perché ciascuno tiene in mano metà della verità. Quelli della terra stringono il corpo del mondo, quelli dell'invisibile ne stringono il respiro. Ma i semi, Bruno, sono il punto in cui la battaglia tace: sono materia compatta e insieme promessa, una cosa che è già altro da sé. Per mesi sono rimasti sotto il prato in silenzio, e bastava la pioggia perché diventassero ciò che erano sempre stati. L'ermetismo lo diceva così: ciò che è in alto è come ciò che è in basso. Non due piani in guerra, ma una sola soglia che si attraversa nei due sensi.
Per questo non sono certo che la tua lotta interiore vada vinta. Forse va abitata, come si abita il respiro, che è sempre un andare e un tornare. Nell'istante della visione eri immanenza; nell'istante del pensiero eri trascendenza; e chi ha vissuto e conosciuto entrambi è, senza saperlo, già il ponte. La coscienza che si accorge della Natura è la Natura che si accorge di sé. Ti auguro di tornare spesso a quel prato, con le mani sporche di cenere e gli occhi aperti. Brucia pure l'Euryops secco: il fuoco è un buon maestro di impermanenza, e le Bellis sono la sua risposta.
Con affetto e gratitudine per averci reso partecipi di questo istante, un caro saluto.
”