BLOG DI BRUNO VERGANI

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Giovedì, 02 Ottobre 2025 15:27

Achillea ligustica

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C’è un odore che, all’improvviso, ti fa sospendere il tempo. Passeggiando con gli amici nel giardino, tra centinaia di piante aromatiche, ho constatato che il profumo di Achillea ligustica produce proprio questo effetto: non un semplice piacere olfattivo, ma una piccola estasi. Tre su quattro fanno “Wow” e chiudono gli occhi in un accenno di orgasmo cosmico.

Si potrebbero dare spiegazioni neurofisiologiche: molecole aromatiche che stimolano recettori olfattivi collegati a specifiche aree del cervello. Lettura corretta nondimeno parziale. Ciò che accade non è solo stimolo e risposta, è anche rivelazione di appartenenza. L’odore che ci avvolge lo percepiamo piacevolissimo perché non è “altro da noi”, ma parte dello stesso ordine che ci costituisce.

Spinoza lo aveva visto con chiarezza: corpo — i nostri corpi e tutta la materia che fa il mondo — e mente non sono due sostanze, ma due modi di espressione della stessa realtà. L’odore che percepiamo e ciò che suscita in noi sono un unico processo immanente, colto da due prospettive. Non c’è un dentro e un fuori, un prima e un dopo: c’è la sostanza eterna e infinita che, attraverso i suoi modi, si manifesta e circola.

Il mondo naturale è fatto di trasformazioni e passaggi: materia, energia, informazioni, affetti. Eppure non basta descrivere il gioco dei flussi e le trasformazioni: ciò che sfugge è la sostanza stessa, la potenza che sostiene e attraversa l’essente. Essa non ha fine, né volontà, né intelletto; genera modi che si dispongono secondo necessità, dai quali talvolta emerge volontà e intelletto. La gioia che può dare l’Achillea ligustica non è un dono benevolo della natura — che produce anche miasmi, veleni, malattie — ma un modo in cui corpo e mente accolgono un evento. È cifra, segno tra infiniti segni.

Qui sorge la domanda: se ogni modo esprime simultaneamente la potenza della sostanza, percependone uno faccio forse esperienza della sostanza stessa? L’Achillea ligustica non è infinita né eterna, ma è parte di ciò che lo è. Possiamo risalire dal frammento al fondamento? Oppure il fondamento resta sempre celato, accessibile solo attraverso i modi che lo manifestano?

Da millenni parte della filosofia interroga questa via. I presocratici hanno cercato l’arché: acqua, illimitato, fuoco, essere. In seguito Spinoza ha insegnato che la sostanza, che egli chiama Dio o natura, è ciò che sussiste in sé e per sé, eterna e infinita; i modi sono le manifestazioni particolari della sostanza, cioè ciò che percepiamo e viviamo; comprendere i modi attraverso la ragione e l’intuizione significa partecipare alla comprensione della sostanza stessa, senza mai possederla, ma accogliendone la necessità immanente.
Come esseri umani non avremo una risposta definitiva: non contatteremo faccia a faccia il mistero della sostanza. Ma è la domanda che ci fonda, è il cammino che ci costituisce. Ciò che conta non è afferrare il fondamento, ma abitare la ricerca.

Ultima modifica il Giovedì, 02 Ottobre 2025 15:47

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