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Giovedì, 25 Settembre 2025 09:25

Sul discorso della Meloni al Meeting di CL

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La predicazione di San Paolo, Joseph-Benoît Suvée La predicazione di San Paolo, Joseph-Benoît Suvée

Dalla redazione di MessinaToday, qui l’articolo originale

Meeting di Rimini, il Dna dei ciellini nelle parole della Meloni ma non c'è molto da applaudire

Il discorso di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini è stata una sorta di celebrazione incrociata. La Premier, diligentemente, leggeva sul gobbo un discorso scritto da altri, palesemente. Questo può starci, avrà bene un ufficio stampa e lei non può fare tutto. Ci vogliono le idee. Il punto è che la sua è sembrata una vera e propria omelia, una celebrazione del Movimento scritta dal medesimo. Un’impressione, certo, così abbiamo telefonato a Bruno Vergani ex memor Domini di Comunione e liberazione, che conosce benissimo le logiche che attraversano la creatura di don Giussani, girando a lui l’onere di chiarirci il dubbio. Ecco cosa ha detto:

Un capolavoro di tecnica retorica

Ho letto il discorso, devo ammettere che la parte che esalta il “carisma” ciellino è un vero capolavoro di tecnica retorica, costruito con l’intento di creare una perfetta coerenza simbolica e culturale tra la Meloni e la visione di CL. Verosimile che sia stato scritto con il contributo di membri storici di CL, nelle parole scelte si avverte un DNA inconfondibile. La Premier parla come fosse una ciellina di lungo corso, pur non avendo mai avuto alcun legame con quell’esperienza. Ecco un passaggio emblematico:
 
«Voi, che siete rimasti fedeli al carisma del vostro fondatore, non avete mai disprezzato la politica. Anzi. Non vi siete rinchiusi nelle sacrestie nelle quali avrebbero voluto confinarvi, ma vi siete sempre “sporcati le mani”. Declinando nella realtà quella “scelta religiosa” alla quale mezzo secolo fa altri volevano ridurre il mondo cattolico italiano, e che San Giovanni Paolo II ha ribaltato, quando ha descritto la coerenza, nella distinzione degli ambiti, tra fede, cultura e impegno politico».

La cosa singolare è che i ciellini presenti, ascoltando queste parole, invece di riconoscere l’evidente distanza storica e personale fra loro e la Premier – “Questa arriva da tutt’altra storia”, “Questa racconta dinamiche ecclesiali di quando non era ancora nata” – applaudono senza riserve, con un’intensità quasi imbarazzante. Ma non applaudono davvero la Premier: applaudono sé stessi, riflessi nelle parole che ascoltano.

Consiglierei ai ciellini un po’ più di misura sul punto. Perché lo “sdoganamento” da parte di Giovanni Paolo II della concezione politica giussaniana – che si potrebbe sintetizzare con le parole di Giussani:

«La posizione nell’impegno culturale è quella di un popolo [cattolicesimo, nella fattispecie Comunione e Liberazione] che approfondisce la coscienza di portare in se stesso il principio risolutivo della crisi per tutti; noi portiamo la salvezza» (Dall’utopia alla presenza, L’Equipe),

ha avuto conseguenze non trascurabili. L’idea di essere prescelti e eletti “in missione per conto di Dio”, come i Blues Brothers, ha portato molti ciellini a passare col rosso per “salvare il mondo”. Quel programma salvifico planetario teorizzato da Giussani si è tradotto in politica nell’azione del gruppo dei prescelti, ma la promessa di “salvezza universale” si è incarnata in forme ben poco evangeliche e molto da cronaca giudiziaria.
E su questo, davvero, non c’è molto da applaudire.

Ultima modifica il Giovedì, 25 Settembre 2025 11:33
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