Nonostante il naturalismo di Spinoza, l’eco delle filosofie orientali e le evidenze della fisica quantistica — concezioni che propongono un’ontologia fluida, plurale e interconnessa —, imperversa ancora il pensiero binario. Questo è un problema perché popoli eletti, fascismi e guerre possono prodursi solo in un paradigma ontologico On/Off.
Alcuni imputano ad Aristotele la responsabilità di questo dualismo, riferendosi al suo principio di non contraddizione: “A e anche non-A” è falso. Da qui sarebbe nata la proliferazione dei rigidi dualismi¹. In realtà, Aristotele scriveva:
«È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo». La contraddizione, dunque, data da "A che non può essere non-A" non è legge assoluta, ma si verifica solo a parità di soggetto, tempo e riguardo, per tutto il resto "A può anche essere non A". In teoria, questo avrebbe potuto aprire a una visione del mondo più elastica, rispettosa delle differenze di contesto e di prospettiva.
Invece, sono arrivati i monoteismi con le loro verità uniche, in opposizione radicale al diverso da sé: Dio vero vs falsi dèi, fede retta vs eresia, bene vs male. Questa matrice ha alimentato una cultura della contrapposizione, invece che prospettive caleidoscopiche e fluttuanti.
Nella modernità, i monoteismi hanno in parte perduto il loro predominio, ma l’intrinseca logica binaria permea ancora l’immaginario collettivo: “morto Dio” il dualismo binario è migrato nell’Io. Il principio di individuazione occidentale afferma che un ente esiste solo e sempre nella sua individualità². Il binarismo religioso diventa ideologico: “noi/loro”, “amico/nemico”. Di tanto in tanto riprende forza attingendo dalla matrice religiosa che lo ha prodotto.
Perché prevale questa assolutizzazione del binario? È verosimile che l’essere umano cerchi sicurezza in schemi elementari e rassicuranti, e il binarismo offre questa illusione.
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Note
¹ Esempi di dualismi occidentali architettati per spiegare il mondo: Essere / Nulla; Vita / Morte; Anima / Corpo; Spirito / Materia; Ideale / Reale; Universale / Particolare; Sostanza / Accidente; Eterno / Temporale; Uno / Molteplice; Bene / Male; Libertà / Necessità; Ordine / Caos; Razionalità / Irrazionalità; Autenticità / Inautenticità; Puro / Impuro; Salvezza / Dannazione; Verità / Errore; Apparenza / Realtà; Luce / Tenebra; Conoscenza / Ignoranza; Oggettivo / Soggettivo; Fenomeno / Noumeno (kantiano); Maschile / Femminile; Cultura / Natura; Mente / Corpo; Persona / Cosa, ecc.
La diffusione di tali dualismi mostra come il naturalismo di Spinoza e le filosofie orientali non siano riusciti a contenere il pensiero binario, il problema che sono state spesso interpretate con codici binari occidentali. I primi a tradurre testi buddhisti e induisti in Europa furono missionari cristiani — menti già strutturate dal dualismo Dio/Nulla — e ancora oggi termini come Māyā e śūnyatā vengono resi come “illusione” o “negazione”, invece che come ciò che gli orientali intendono: il vuoto come respiro stesso della forma. Là dove l’Oriente vede interdipendenza, noi leggiamo dissoluzione. Eppure, i testi orientali sono chiari:
• “La forma è vuoto, il vuoto è forma” (Sūtra del Cuore).
• “Ogni fenomeno è vuoto, ma ogni fenomeno è anche pieno di significato” (Avataṃsaka Sūtra).
Da tenere ben presente che il “vuoto” nelle filosofie orientali non è il nulla nichilistico, ma il nome dell’interdipendenza di tutte le cose: non assenza, bensì apertura, spazio relazionale in cui le forme sorgono e si trasformano.
² Per l’Oriente — e, sotto certi aspetti, anche per Spinoza — l’Io simultaneamente è e non è. Esiste come modalità della Natura, ma non come sostanza causa di se stessa. È un intreccio di memorie, immagini, affetti: un piccolo vortice che la mente scambia per centro. Detronizzarlo non significa dissolverlo, ma rimetterlo al suo posto: funzione e non regno, strumento e non trono. E tuttavia anche il mondo è e non è. Esiste nella necessità delle sue forme, ma nessuna di esse possiede esistenza autonoma. Tutto è relazione, transitorietà, dipendenza reciproca.
Lo spinozismo e il buddhismo, pur lontani per linguaggio, convergono in un punto: non c’è un Io sovrano né un mondo di sostanze autosufficienti. Spinoza dice: ogni cosa è modo della Sostanza, priva di autonomia assoluta. Il buddhismo dice: ogni cosa sussiste in interdipendenza.