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Sabato, 11 Luglio 2026 15:19

L'invenzione del Nulla

Scritto da 
Robert Fludd, la legge cosmica dell'universo Robert Fludd, la legge cosmica dell'universo

«Quando ci si mette insieme, perché lo facciamo? Per strappare agli amici – e, se fosse possibile, a tutto il mondo – il nulla in cui ogni uomo si trova». (Incipit del messaggio di Luigi Giussani per il XXV Pellegrinaggio a Loreto). La frase colpisce per la radicalità del presupposto: «il nulla in cui ogni uomo si trova». Ma viene spontaneo chiedersi: quando mai l'umanità intera si sarebbe trovata nel nulla? Da quale esperienza universale dell'esistenza si deduce che l'uomo, prima della fede, sia ontologicamente immerso nel nulla?

Alcuni cattolici fondamentalisti, ma talvolta anche credenti più aperti, accusano di nichilismo chi non crede nel Dio personale e creatore. A ben vedere, però, questo giudizio può essere interpretato come una proiezione. Provo a spiegarmi. Alcuni credenti hanno introiettato esistenzialmente la creatio ex nihilo fino a vivere il rapporto tra Dio e il mondo come un aut-aut radicale: o Dio o il Nulla. Non è la dottrina della creazione in sé a implicarlo, ma una sua particolare interpretazione esistenziale, nella quale la natura, l'umanità e la storia non sono più percepite come realtà dotate di una propria consistenza e capaci di generare senso e valori. Così se viene meno Dio, sembra non restare altro che il nulla.

Da questa premessa segue, quasi inevitabilmente, che chi non riconosce il Dio persona e creatore come fondamento sia destinato al nichilismo. Ma questa è una deduzione interna, circoscritta a quel sistema di pensiero, non una conseguenza necessaria della posizione dell'interlocutore. Il nichilismo ontologico ed etico, che alcuni credenti vedono incombere dappertutto, è anzitutto un rischio implicito della loro concezione teistica, che viene poi proiettato all'esterno. Non si può dire che il teismo detenga il copyright del nichilismo; si può però sostenere che abbia fatto del Nulla il principale antagonista dell'essere e il rischio incombente dell'esistenza.

Non è un caso che questo modo di pensare sia estraneo alla filosofia greca delle origini. Per i filosofi greci che precedettero Socrate, il punto di partenza non è il Nulla, ma la physis: una natura eterna, ordinata e generativa, dalla quale tutto nasce e nella quale tutto trova il proprio posto. Il Nulla non costituisce il grande antagonista dell'essere. È specialmente con la concezione biblica della creazione che il rapporto fondamentale tende a configurarsi come Dio e il Nulla: il mondo esiste perché continuamente fondato da Dio e, senza di Lui, non è più.

È significativo che questa struttura concettuale sia in parte migrata anche nella cultura secolare. Una parte dell'esistenzialismo moderno conserva infatti l'idea che il Nulla incomba sull'esistenza e l'angoscia che ne deriva: un'eredità secolarizzata della concezione teologica giudaico-cristiana. Cambiano le risposte, ma resta la stessa domanda fondamentale: che cosa impedisce all'essere di sprofondare nel nulla? È forse questo il destino paradossale di una parte dell'esistenzialismo novecentesco: ha respinto Dio persona e creatore, ma ha conservato il Nulla, che è un suo derivato, come problema fondamentale.

Ultima modifica il Sabato, 11 Luglio 2026 15:41
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