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Martedì, 31 Marzo 2026 13:19

Etica del giardino

Scritto da 
 Trittico del Giardino delle delizie, pannello centrale, Hieronymus Bosch Trittico del Giardino delle delizie, pannello centrale, Hieronymus Bosch

In qualche modo la biodiversità ha il suo corrispettivo etico nel pluralismo sociale: gigli, rovi e margheritine, cigni, rospi e ornitorinchi, santi, fascisti e qualunquisti.


Ma com’è allora che il giardiniere decide — seleziona, piantuma, estirpa? Forse è un prepotente; o forse biodiversità e pluralismo restano, appunto, celebrazioni teoriche.


“Ogni cosa, per quanto è in sé, si sforza di perseverare nel proprio essere” (Baruch Spinoza, Ethica, III, prop. 6). E persevera secondo la propria potenza: in natura non c’è armonia garantita, ma un equilibrio dinamico di forze. Il pesce grande mangia il pesce piccolo, e in questo non c’è scandalo, ma necessità. Forse il giardiniere non è altro che una di queste forze.

Ultima modifica il Martedì, 31 Marzo 2026 16:44
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1 commento

  • Link al commento Bruno Vergani Mercoledì, 01 Aprile 2026 13:53 inviato da Bruno Vergani

    Armando Caccamo scrive:
    E a livello umano cos’è etico fare? Cosa vuol dire, a livello umano, estirpare ciò che sembra diverso e può nuocere alla natura? Raggiungere l’equilibrio fra le biodiversità, estirpando ciò che nuoce a questo equilibrio è pure una legge umana? Perché ciò che vale in Natura non vale fra gli uomini? Oppure vale e non ce ne accorgiamo, perché sono i metodi a essere diversi? Caro Bruno Vergani, quante domande sorgono a chi è convinto che l’uomo è solo natura!

    Rispondo: Caro Armando, quando si scrive è quasi inevitabile assumere un punto di vista “esterno”, convenzionalmente neutrale. Le tue domande fanno emergere bene una zona scivolosa del mio testo: “Cosa vuol dire, a livello umano, estirpare ciò che sembra diverso…?” Vale a dire: sto forse giustificando, anche tra gli esseri umani, una logica di esclusione, selezione, eliminazione? È un terreno pericoloso, perché rischia di far equivalere l’estirpazione di specie vegetali all’eliminazione di gruppi umani. Normativamente, l’etica umana non può funzionare come quella che si applica a un giardino. E tuttavia, se l’uomo è natura, perché dovremmo fare eccezione proprio nell’etica? — verrebbe da chiedere, con Friedrich Nietzsche. In effetti, qualcosa di simile accade già, di fatto, nelle guerre. La mia risposta è che, proprio perché siamo natura, anche le etiche umane solidali e amorevoli — pur sembrando un nostro arbitrio rispetto al funzionamento naturale — ne fanno pienamente parte. La natura è un gioco di forze, ma queste forze non sono soltanto distruttive: possono anche essere costruttive, cooperative, simbiotiche (beninteso per noi, perché la natura in sé non è aggettivabile). In natura vi è competizione, e talvolta il più forte prevale; ma vi sono anche forme di convivenza e interdipendenza, come nella simbiosi, dove specie diverse traggono reciproco vantaggio. Descrivere la natura come gioco di forze non significa dunque ridurla alla sola violenza, né tanto meno assumerla come modello normativo.

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