La parola dissimulare contiene un'idea più interessante di quella di semplice nascondimento: significa separare. Separare ciò che si mostra da ciò che si vive, ciò che si dice da ciò che si fa. E quando questa separazione diventa sistematica, può finire per organizzare un'intera esistenza.
Un saggio sociologico di Marco Marzano "La casta dei casti. I preti, il sesso e l'amore" raccoglie, attraverso anni di ricerca e numerose testimonianze le esperienze intime di sacerdoti. Ne emerge un mondo nel quale la sessualità e i sentimenti non sempre vengono semplicemente rinunciati: spesso vengono taciuti, nascosti, separati dalla vita pubblica. Il celibato, scrive Marzano, va inoltre letto dentro la struttura gerarchica del sacerdozio, dove il sacerdote occupa una posizione superiore a quella dei normali credenti.
Alla prova dei fatti, la natura finisce sempre per avere la meglio sul soprannaturale che l'uomo si è inventato. Riporto la testimonianza anonima di un sacerdote, tra le più tranquille del saggio. Sta celebrando Messa davanti a numerosi fedeli. Ha una relazione clandestina con una donna sposata che ha una figlia nata dal matrimonio, l’amante è lì seduta in prima fila e lo fissa, il marito suona l'organo durante la Messa.
Il sacerdote deve separare almeno quattro cose. Deve nascondere la relazione ai fedeli; deve nasconderla al marito della donna e alla figlia; deve conservare la propria identità pubblica di sacerdote celibe, mentre privatamente vive la relazione. Fin qui siamo, suppergiù, nella normale commedia umana, cominciamo ad andare oltre quando, durante la Messa, il nostro protagonista deve proclamare ed esigere dai fedeli un ideale di vita che egli stesso non riesce a praticare. Mica è finita, c'è una quinta separazione, la più profonda: deve separare se stesso da se stesso. L'uomo che desidera e l'uomo che celebra; quello che vive nella propria intimità e quello che rappresenta pubblicamente. Non deve soltanto mentire agli altri: deve riuscire a far convivere dentro di sé più figure degli eteronimi di Pessoa che, almeno in teoria, dovrebbero escludersi.
La cosa interessante non è stabilire se quel sacerdote sia ipocrita o meno. È capire come sia psicologicamente possibile che riesca a vivere così. E qui bisogna riconoscere all'essere umano capacità davvero strabilianti. A pari merito l'ingegneria dottrinale e istituzionale ecclesiastica che produce e rende possibile tutto ciò.