BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Domenica, 25 Dicembre 2011 19:27

Natale

Tra i luoghi più lontani dalla bellezza ci sono i negozi di giocattoli. Meglio un po' d'incenso e mirra, anche senz'oro.

Venerdì, 23 Dicembre 2011 17:05

biella e manovella

Talvolta sospetto che la sofferenza dell'umanità sia il carburante che fa funzionare Dio, che così alimentato arde ed esiste.

Nessuna musica dalle alte sfere ma rumore di fornace.

Lunedì, 19 Dicembre 2011 19:10

"L'affare Sokal"

In questo blog ho raggruppato miei brevi scritti dal taglio esistenziale nella categoria “Filosofia di strada” titolo di un libro del caro amico Augusto Cavadi, recensito qui. Ho rubato l’espressione perché condensa la posizione di quelle persone che, pur sprovviste - come me - di competenze filosofiche, si pongono domande sul significato dell’esistere e sui  problemi che incontrano nel quotidiano e in questo pensare “dicono la loro”. Persone che, pur approfondendo per puro piacere il pensiero di alcuni filosofi, non avvertono la necessità di collocare le personali inferenze in una visione di pensiero globale e coerente, indifferenti alle potenziali contraddizioni che potrebbero emergere se si confrontassero con la storia della filosofia.

Siccome Augusto non si limita a questo pensare artigianale avulso dalla storia della filosofia, insomma è filosofo davvero, e il suo libro dal quale ho rubato il titolo è ben di più di quanto suesposto, gli avevo chiesto supporto riguardo a personali difficoltà nel comprendere i filosofi contemporanei, specialmente alcuni accademici postmodernisti che avvertivo ostici, complicati. Aveva risposto di non preoccuparmi più del necessario in quanto, dopo aver decriptato gineprai d’iperboli, non sempre si incontrano pensieri della massima importanza e utilità.
L’avevo ascoltato anche se mi era rimasta un po’ d’invidia per chi in questi autori ci pucciava disinvoltamente il pane.

L’invidia è passata quando mi è tornato alla mente “L'affare Sokal”. Per chi, come me, se lo fosse dimenticato è sufficiente un giro in Wikipedia.
In sintesi:
Nel 1996 Sokal professore di fisica alla New York University, propose un articolo che citava frasi di accademici postmodernisti scelte a capocchia mischiate ad affermazioni insensate, al giornale accademico Social Text.
Sokal riteneva che il suo articolo sarebbe stato pubblicato sebbene privo di senso, ma ossequioso nei confronti dell'ideologia dei redattori. L'articolo, dopo approfondita lettura accademica, venne pubblicato.

Domenica, 18 Dicembre 2011 17:30

Maieutica

L’etnomedicina rendiconta di indigeni sudamericani che, per quieto vivere con i colonizzatori, frequentavano la loro chiesa e si facevano visitare dal medico missionario per poi, di nascosto, ignorarne le prescrizioni e curarsi dallo sciamano;
studenti simulano in classe interesse per i classici che poi a casa buttano in un angolo. Pigri? Irresponsabili? Anche.

Eppure c’è dell’altro in questo disobbedire non liquidabile in categorie meritocratiche e in giudizi di valore tradizionali per, invece, analizzare quella forza che tende a diffidare del sapere Altro e dell’altro, specialmente di nozioni, precetti e catechismi. Socrate ben la conosceva così, nell'insegnare, interrogava abilmente l’interlocutore per aiutarlo a mettere il luce il suo pensiero originale: “maieutica” arte della levatrice.

Lacan ne “Il discorso dell'università” si spinge oltre chiarendo come i tentativi di educare la pulsione (autoreferenziale) falliscono sempre perché c’è qualcosa del godimento singolare di ciascuno di noi che non si consegna al padrone. Governare, educare e psicoanalizzare sono tre professioni impossibili diceva Freud.
Monia Coltella ha elaborato una interessante sintesi del dicorso di Lacan analizzando la figura dell’Isterica:

... nata per mettere in questione il padrone e per lei il sapere è il luogo di godimento; è alla ricerca di un sapere della verità, non si accontenta del sapere universale della medicina e per questo essa porta ad un nuovo sapere mettendo, come afferma Lacan, il sapere della scienza al puro servizio della verità, diversamente dal discorso universitario che invece rinuncia ad ogni elemento di innovazione e creazione poiché si limita a ripetere servilmente il discorso del Padrone. Il discorso universitario è il modello del discorso della conoscenza razionale.

Questo discorso non riguarda solo l’insegnamento universitario ma ogni pratica discorsiva d’istruzione. Secondo Lacan esso rappresenta il passaggio del discorso del padrone antico a quello moderno. Qui, il saper fare del servo, viene trasformato in sapere teorico (o sapere del padrone), sprovvisto del godimento che gli era proprio come sapere del servo. Lacan parla di questa sottrazione in termini di “furto”. La decadenza del discorso del padrone, che può intendersi anche come un declino della funzione paterna, e il suo rimpiazzo con il discorso universitario, fa sì che la società funzioni come se fosse un università. Così gradualmente, il tecnico, lo specialista hanno rimpiazzato il capo come padrone antico e anche il padre. Secondo Lacan il sapere della scienza si è burocratizzato e la stessa burocrazia cerca infatti di supplire il nome del padre che è in declino. Questo rappresenta il tentativo, condannato sempre a fallimento, di normalizzare il godimento attraverso tecniche che misurano il comportamento, ecc.. Il matema del discorso universitario mostra come, dietro a un tentativo di insegnare una certa conoscenza, c’è un tentativo di comando, governo dell’altro a cui è attribuito un sapere. In questo discorso il sapere è morto, perché si studia l’altro avendo scartato il problema del godimento e della soddisfazione. Il discorso universitario, sotto la forma delle argomentazioni degli esperti, ha cominciato a organizzare ciò che è più intimo nella vita privata e anche ciò che è pubblico; persino i politici giustificano le loro azioni sostenendo che le loro decisioni poggiano sulle conoscenze degli esperti e non perché controllano i fili del potere.

L’isterica è colei che mette in questione il sapere universalizzato per difendere la sua singolarità. In questo senso, il discorso isterico costituisce il rovescio del discorso universitario nel quale il sapere è agli ordini del potere. Lacan rapporta il discorso universitario con la scienza facendo notare la base su cui essa poggia. Tale sapere formalizzato s’indirizza allo studente (o astudato) come oggetto. Il sapere accumulato è un sapere tecnico e comandato dai significanti padroni, perciò ogni verità che punti all’apertura di un sapere, risulta ostacolata dall’imperativo del padrone che spinge ad accumulare più sapere. Come afferma Foucault in “Sorvegliare e punire”, ciò che è proprio dell’”età moderna del potere” è la convergenza tra sapere e potere.

Mercoledì, 14 Dicembre 2011 19:08

San Raffaele

Anni fa avevo letto in un comunicato stampa dell’ospedale San Raffaele di Milano che don Giussani, dopo esser stato lì curato, aveva manifestato personale riconoscenza regalando al nosocomio delle macchine sanitarie.

Anch’io ero stato ben curato in un ospedale e se avessi avuto i denari non mi sarebbe dispiaciuto, invece di un modesto presente alla prosperosa caposala, elargire all’istituto una TAC nuova fiammante. Ma lo avrei fatto altezzoso, volgare, novello Al Capone tronfio di pagare la cena a tutti. Meglio essere indigente se non sei distaccato da te stesso come lo era don Giussani, che possedeva le cose in un modo speciale e viveva come non avesse niente pur avendo tutto.

Chissà, tecnicamente, come sarà avvenuta la donazione? Avrà firmato un assegno dal suo conto? No, non ce lo vedo. Non credo neppure disponesse di un conto personale. Avrà dato indicazione di attingere dai fondi della fraternità di CL sostenuti dal versamento degli iscritti, oppure dal conto dei Memores quello in cui versavo tutto il mio stipendio. Non posso escludere che del mio salario di bidello, che guadagnavo pulendo la merda dei pargoli, sarà avanzato qualcosa nella cassa  e così anch’io ho un po’ contribuito all’acquisto del mastodontico macchinario donato al San Raffaele, o forse alla cupola con l’Arcangelo sopra.

Mercoledì, 14 Dicembre 2011 17:32

Il Dio delle donne?

La lotta per l’emancipazione dall’oppressione di genere del femminismo italiano è storia complessa; ad ondate cicliche si sono sviluppati “femminismi” liberali, socialisti, anarchici, radicali, lesbici.
In questa galassia eterogenea singolare il pensiero di Luisa Muraro, figura centrale del femminismo italiano, che ad esempio di emancipazione e realizzazione femminile propone donne della tradizione mistica cristiana.

Proprio nella Chiesa cattolica luogo dove, secondo altri femminismi, imperverserebbe un universo simbolico e liturgico misogino la Muraro indica, al contrario, figure femminili uniche e singolari di monache e sante che avrebbero testimoniato e realizzato gli obiettivi che il femminismo stesso si prefigge. Dall' incontro con la figura della mistica Margherita Porete annuncia così il «Dio delle donne» sfida teologica e filosofica, dove la donna si realizzerebbe dribblando il confronto con il maschile (dentro e fuori di lei) per fondersi nell’allegoria dell’Assoluto, nel rapporto con un “Altro” che non è l'uomo. La singolarità femminile verrebbe salvata nel perdersi in un Oltre indicibile che regalerebbe godimento nuovo e assoluto, esperienza di un sapere inaspettato.
Chi è questo “Dio” che permetterebbe alle donne di “esserci” senza più, finalmente, ripetere servilmente il discorso del Padrone, del Capo, del Padre? La Muraro lo evoca ma non lo svela, lascia spazi aperti, vuoti indicibili, invita all’occulto.

Le perplessità appaiono evidenti per due ragioni. La prima nella discrepanza del Dio fantasticato dalla Muraro e quello del Magistero ecclesiale: déi incompatibili che non possono coabitare; donne mistiche che pontificano a Papi e vescovi esistono solo nei salotti degli intellettuali, la storia della Chiesa è un’altra, così pure l’esperienza delle donne che vivono sul campo tentativi di emancipazione all’interno della Chiesa cattolica.   
La seconda è che la dimensione mistica è evidentemente  universale, non di genere e neppure di confessione.
Singolare che l’esperienza di femministe laiche amiche del pensiero siano poi approdate all’abbraccio di  teorie presupposte, di idee confuse, invitando alla sospensione della vita e della soggettività nell’oblio mistico, nell’annullamento del soggetto nella fusione, rapite da un dio che non c’è.

Lunedì, 12 Dicembre 2011 15:34

I Laic, un anno di Cronache Laiche

È in arrivo I LAIC – Un anno di Cronache Laiche

 

 

I Laic, un anno di Cronache Laiche

 

Sabato, 10 Dicembre 2011 13:37

la livella

Trasferitomi dalla Lombardia alla Puglia durante i primi atti di attività nell’erboristeria un amico, che viveva a Londra, era venuto a trovarmi. Osservandomi interagire con i clienti mi aveva dato un suggerimento:
“Se un livello alto interagisce con un livello basso è necessario che scenda”;
non aveva senso che facessi la parte di un altezzoso dottorino milanese con i contadini delle contrade meridionali.
Avevo ascoltato l’amico con vantaggio economico e anche umano, le vendite erano aumentate e invece di limitarmi ad indicare, consigliare, insegnare avevo iniziato ad imparare dai clienti. Attraverso strafalcioni grammaticali mi dicevano filosofie ancestrali, regalavano sapienza.

Venerdì, 09 Dicembre 2011 21:32

Libertà d'espressione

Genitori che licenziano la baby sitter perchè sbaglia il congiuntivo, social network con visitatori armati di penna rossa, lì in missione speciale per attaccare (indifferenti ai contenuti) errori di ortografia e sintassi negli interventi, inconsapevoli che il sommo strafalcione sta nell’equivocare un arbitrio condiviso, qual'è la grammatica, per assioma.

Nel sito di Franca Rame, casualmente, mi sono imbattuto nel seguente intervento:

"Buonasera, senatrice, le quoto il suo "presentata pochi giorni fà" scritto sopra. Mi rifiuto di pensare che una persona della sua statura culturale, che ho sempre stimato e seguito, possa scrivere un "fà" con l'accento. Preferisco credere che Lei non abbia scritto il commento di persona, e l'abbia fatto fare a qualcun altro. In questo caso, La pregherei di non scrivere Franca Rame come autore, per una piccola cortesia nei confronti di tutta la gente che La segue e La sostiene."

Arduo  non lasciarsi andare ad un assoluto: "Ma vaff…, va!"

Anche per i contenuti non sempre sono necessarie griglie e regole. Nessuno può vietare di esternare qualsiasi argomento a piacere per dire quel che passa per la testa, anche se spiacevole, privo di importanza o irrilevante oppure insensato. Libera espressione dei pensieri così come compaiono nella mente prima di essere organizzati logicamente in frasi e gerarchizzati in periodi. Freud ha indicato di farlo e Joyce lo ha fatto;  proficuo imitarlo anche se non viene bene come a lui.

Mercoledì, 07 Dicembre 2011 17:24

Diagnosi

Quando il medico osserva nell’emocromo di un paziente linfociti alti presume un’ infezione virale.
Per diagnosticare la sensibilità estetica di una società metodo sicuro è passare in rassegna - interrogando Google - i lampadari offerti dal mercato.

Su centinaia ne ho trovato solo uno degno.

Questo:



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