BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Martedì, 15 Agosto 2017 16:46

Il bus

Turista in piazza era quasi sera e davanti al monumento era passato un vecchio bus stipato di lavoratori pendolari. Anch’io il più delle volte ho ottemperato concreti definiti e continui compiti invece di rincorrere infinite possibilità.

Nel fare un bilancio empirico vedo in tale costrizione più soddisfazione che alienazione, lo stato un po’ isterico di non pochi esteti che guardano il mondo invece di viverci responsabilmente dentro ne è la controprova.



Martedì, 15 Agosto 2017 11:08

Sbrigatività

L’imperativo scegli-adesso-questo-o-quello-prendere-o-lasciare! Va bene per scegliere un nuovo frigorifero quando ad agosto strapieno di vivande si rompe di un botto quello vecchio.

Per tutto il resto forse meglio riflettere ricalcando i tempi della natura.

Sabato, 12 Agosto 2017 10:06

Resurrezioni

Nati da genitori non selezionati nel susseguirsi di casualità incardinati in decreti biologici dentro luoghi e tempi che non abbiamo scelto c’è chi, nella sfiga assoluta, si erge soddisfatto signore e chi, in circostanze favorevoli, diventa un coglione patentato.

Ben oltre il naturale spirito di adattamento questa abilità squisitamente umana di schiodarsi (nel bene e nel male) dall'ambiente, appare per certi versi qualcosa di trascendente.

Giovedì, 10 Agosto 2017 11:07

Potenza della bugia

Nella realtà sociale non di rado si aggirano dei bugiardi pressoché perfetti, sovente stigmatizzati dalla morale, esecrati dalle religioni e se esagerano sanzionati dal diritto, ma in altri territori, come nel rapporto con noi stessi o nell’indagine metafisica, il mentire appare invece tematica nebulosa e complessa in quanto un pensiero-atto perché risulti davvero contrario alla verità implica necessariamente, oltre alla intenzionalità del soggetto, l’esistenza di una verità assoluta e univoca che sia ben conosciuta e tradita dal bugiardo.

Il punto è, dunque: «Quid est veritas?». Gesù di Nazareth aveva risposto col silenzio e Agostino analizzando la menzogna per indagare la verità definiva la «questione straordinariamente oscura» (De mendacio). La psicoanalisi osa di più provando a riordinare le bugie equivocate per verità e le verità equivocate per bugie in un “Io non padrone in casa sua” (Freud). La scienza evita di affermare una verità assoluta ipotizzando e confermando, via, via, verità parziali e relative, dunque progredendo attraverso verità incomplete e vere e proprie bugie, di volta, in volta, rivedute o scartate sostituite da nuove provvisorie verità e anche da inedite bugie. Anche alcuni approcci filosofici assolvono e finanche valorizzano bugie a iniziare dalla sofistica, che sostenendo il primato del relativismo soggettivistico nega una verità assoluta affermando, invece, estemporanee pseudo verità fluttuanti implementate, lì sul momento, dai differenti soggetti. Nel 1911 Vaihinger prendendo le mosse dal kantiano «come se» teorizzava una filosofia della finzione (finzionismo) nella quale affermava la strutturale contraddizione e inconsistenza del comune sapere che tuttavia accettiamo e manteniamo non perché sia vero ma perché ci è utile. Bugie condivise per nulla patologiche ma normali e inevitabili come i miti e i simulacri d’immagini smaterializzate dalla realtà, che Vaihinger invita a utilizzare consapevolmente con scaltrezza a nostro profitto, indifferenti a esigenze di verifica. Ben oltre il finzionismo filosofico è nell’arte che la bugia raggiunge l’acme dell’utilità:

«Il poeta è un fingitore. 
Finge così completamente
 che arriva a fingere che è dolore 
il dolore che davvero sente.
 E quanti leggono ciò che scrive,
 nel dolore letto sentono proprio
 non i due che egli ha provato,
 ma solo quello che essi non hanno. 
E così sui binari in tondo 
gira, illudendo la ragione,
 questo trenino a molla
 che si chiama cuore.» (Fernando Pessoa)

In tale fattispecie artistica noncurante della dicotomia vero/falso «Il linguaggio è il principale strumento del rifiuto dell’uomo di accettare il mondo per come è» (George Steiner), così al pari di Dio quando disse: «“Sia luce!” E luce fu» (Genesi), il percorso artistico - pittura e musica incluse - implementa un’inedita realtà, auto-progettando la parte di un nostro personaggio che interpreteremo - personaggi in cerca d'autore (Pirandello) - nel fertile spettacolo che dirigeremo così da trarne piacere, profitto e cura. «Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra» (Isaia 65:17).

Pur nel distinguere la differenza tra l’impostura del delinquente e il delirio del drogato dalla finzione creatrice dell’artista, questi frammentari spunti evidenziano ambiguità e ambivalenze non patologiche ma squisitamente umane. Forse utile precisare meglio la fattispecie del bugiardo patentato, quello stigmatizzato dalla morale, esecrato dalle religioni e se esagera sanzionato dal diritto, nei seguenti più puntuali termini: narrazione del bugiardo patentato stigmatizzato da narrazioni morali, esecrato da narrazioni religiose e se esagera sanzionato da narrazioni del diritto, con forse l’unica differenza che la narrazione del bugiardo è autistica e le altre condivise.

Dunque l’uomo, a differenza dagli (altri)[1] animali, è costretto in questa tabula rasa di mondo orfano di senso al ruolo di dio creatore e demiurgo ordinatore, così da emanciparsi da un assoluto relativismo ontologico? Risponderei sì, a patto che non esageri (Hybris) replicando soggettivi monoteismi dove l’individuo si erge smisurato sopra gli altri uomini e la natura, natura che è, e che c’è, indifferente alle nostre narrazioni nel suo accadere potente e perlopiù ordinato.

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1 Nel merito di quanto scritto l’uomo è animale davvero singolare, per certi versi tutt’altro rispetto agli altri.

Sabato, 05 Agosto 2017 11:55

L’amaro calice

Una spiritualità matura non rimuove l’angoscia di morte, se lo trangugia tutto l’amaro calice del personale epilogo che incombe[1]. Vino amaro che può deprimere la potenza individuale e le correlate possibilità, ma anche tonico[2] che può innescare seri e radicali moti d’indagine[3], dunque di vita.

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1 Forse meglio non infognarsi in nichilismi esasperati: dall’interpretare lo «spermatozoo un bandito allo stato puro» (Cioran), fino all’abbracciare con devozione l'umorismo macabro di Samuel Beckett; forse anche meglio evitare d’impantanarsi in esistenzialismi sopra le righe nell’aut aut tra suicidio o fede in un Dio creatore e salvatore «al quale è tutto possibile» (Kierkegaard), dato che oltre al suicidio e all’adorazione di Dio possiamo percorrere altre plausibili differenti vie nell’affrontare la suprema impasse. Nondimeno come non prendere atto del coraggio dei suddetti, onorando quel loro bere tutto d’un fiato l’amaro vino dell'impermanenza, senza mascherarlo e senza maschere?

2 «Il dolore è il pungolo dell’attività ed è in questa che noi sentiamo sempre la nostra vita: senza dolore la vita cesserebbe». (Kant).

3 Ognuno a modo suo. Ricerca di un possibile Dio trovandolo o non trovandolo, confidando in Lui o litigandoci, oppure affidandoci alla natura o affrontando il baratro poggiando, stile Nietzsche, su noi stessi, come pure accettare una meta di rassegnazione a patto che sia consapevole frutto di coraggioso camminare e non di rimozione. In fin dei conti ciò che vale non è la risposta, ma la serietà del percorso.

Giovedì, 03 Agosto 2017 10:47

Il barattolo

Amica, non ti avevo mai identificato con i pezzi anatomici che ti componevano e vedendoli oggi polvere in un barattolo so che non sei lì.

Ma allora dove sei? Non è plausibile l'esistenza di un demiurgo prestigiatore che fa apparire e scomparire le persone, forse più verosimile l’antica storia di un Creatore celeste, quel Dio che ficca le anime dentro un barattolo corporeo come cetrioli sottaceto, per poi aspirarle lassù quando il barattolo si rompe.

Basta con i barattoli! Amica cara, dimmelo tu di che sostanza siamo.

Venerdì, 28 Luglio 2017 11:01

Deus ex machina

Le parole sono suoni pronunciati o rappresentati graficamente che previo accordo tra soggetti esprimono significati comprensibili in tale gruppo (lingua); formale circoscritta convenzione che si apprende al pari delle regole dello scopone scientifico[1].

Fin qui niente di trascendentale, ma appena un soggetto si attiva nell'unire parole (frase) entra in un regno altro tutto sostanza (linguaggio) nel quale è signore[2].

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1 Forse opportuno diffidare di coloro che equivocano una provvisoria limitata convenzione con un eterno dogma universale, accanendosi oltremisura contro chi sbaglia un congiuntivo.

2 Talora ricchi talora poveri signori.

 

Mercoledì, 26 Luglio 2017 12:55

Separazione

Anche noi come Dio nel racconto biblico della Genesi separiamo la luce dalle tenebre e le acque dalle acque. Lo abbiamo fatto appena dopo nati e replichiamo ogni notte quando nell’indistinto assoluto del sonno profondo iniziamo a sognare per poi svegliarci separandoci via, via, dall’Uno che tutto ingloba.

Probabilmente morire significherà ripercorrere la stessa via procedendo a ritroso, dal distinto all’indistinto.

Si esalta l’unificare eppure vita cosciente e creazione necessitano di scissione.

Martedì, 25 Luglio 2017 12:06

Epistemologia quotidiana

L’epistemologia normando metodi e condizioni per una conoscenza, per quanto possibile, precisa e certa, è intesa come filosofia della scienza, ma non sarebbe poi male che irrompesse nel quotidiano per riordinare tiritere d’impressioni da bislacche intuizioni, apoftegmi tutti urlati ma per nulla argomentati, problematiche mischiate senza esser demarcate con questioni equivocate perché non focalizzate, paradigmi detestati perché tutti travisati nello stupido supplizio del tiranno pregiudizio.

Lunedì, 24 Luglio 2017 08:29

Tisana New Age

Talvolta la New Age somiglia a una tisana mal formulata[1], quei paciughi approntati con troppe piante mischiate a vanvera, ciascuna non sufficientemente conosciuta[2], ognuna in quantità deficiente per esplicare un’azione farmacologica nell’illusione che addizionando tanti frammenti di pochezza si produca ricchezza.

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1 Per tisana s’intende una miscela di erbe sminuzzate da utilizzare previa estrazione dei principi attivi con solvente acqua. Una tisana ottimale di norma contiene un massimo di 5-6 droghe differenti. Va ricordato che ogni droga può contenere differenti e complessi principi attivi e che l’azione farmacologica non è direttamente proporzionale al numero di droghe utilizzate. In linea di principio è opportuno utilizzare due o tre droghe base per la patologia trattata ad azione sinergica, una o due ad azione mirata per eventuali obiettivi secondari e una aromatizzante per “arrotondare” la miscela e/o per lenire eventuali effetti indesiderati delle droghe base. Suggerimenti si potranno ricavare da formulazioni tradizionali diffidando da quelle particolarmente complesse perché fondamentalmente scriteriate.

2 Per una buona formulazione è indispensabile una buona conoscenza farmacognostica delle droghe utilizzate per evitare antagonismi farmacologici. Nella formulazione e utilizzo delle piante l’operatore consapevole dei principi attivi utilizzati e delle loro attività farmacologiche potrà lavorare al meglio favorendo sinergismi ed evitando antagonismi. Comparerà le varie droghe sostituendo eventualmente quelle dannose perché tossiche o della quali è sprovvisto con altre tollerabili o aventi proprietà analoghe. Utilizzerà la stessa pianta per affezioni anche molto diverse. Potrà con criterio giudicare formulazioni proposte da terzi, scartando quelle improprie, scriteriate o dannose.

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