BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Lunedì, 11 Novembre 2019 11:16

Resoconto dell’indicibile

Non era intangibile perché posizionato tanto in alto da risultare irraggiungibile come i biscotti in cima alla credenza, era ineffabile perché in progress, a tratti palpabile nel suo movimento.

Venerdì, 08 Novembre 2019 16:17

Fagocitosi storico-sociale

Aristotele collocava l’uomo al vertice della natura perché lo vedeva, a differenza delle piante e degli animali, provvisto di un’anima intellettiva di origine divina. Nel contempo giudicava, per natura, i Barbari inferiori agli Elleni come lui.

Se uno del suo genio era tanto condizionato dall'ambiente storico sociale al punto da remare contro il suo stesso pensiero, che accadrà a noi figli del nostro tempo che Aristotele non siamo?

Mercoledì, 06 Novembre 2019 17:10

Contenuto/contenitore

Basta osservare un erbario con i campioni di piante secche belli incorniciati, o anche gli animali imbalsamati al museo di scienze naturali, oppure gli ottomila -più o meno- morti rinsecchiti, ma vestiti di tutto punto nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo, per concludere: più è bagnato e più è vivo, più è secco e più è morto; non aveva, poi, torto Talete di Mileto nell’affermare che l’acqua è il «principio» che genera tutte le cose.

L’erbario lo si osserva con nonchalance, l’orso impagliato con una punta di perplessità e le mummie di Palermo con una leggera ma persistente nausea dallo stomaco alla testa, però se si ha la fortuna di avere un accompagnatore saggio, come quello che avevo io, la nausea passa alla svelta grazie a quel suo: «Noi, qui, siamo interessati al contenuto (spirito, io, anima e pensiero che furono) non al contenitore (mummia agghindata).» Nelle Catacombe dei Cappuccini l’esperienza di leggera ma persistente nausea dallo stomaco alla testa è attivata da:

1 pornografica plastica visione del pulvis es et in pulverem reverteris;

2 dal considerare la distanza fra quei sacchi vuoti e quello che prima c’era dentro e che, per un misterioso spiazzante gioco di prestigio, non è più là senza però essere andato da qualche parte.

Ricordo che dei miei conoscenti rimanevano perplessi non vedendomi mai al cimitero e adesso, che mamma e papà sono in un ossario comune perché non avevo pagato il rinnovo del loculo, mi tengono il broncio. E' che mi era parso un buon modo per onorarli non facendoli coincidere con una clavicola e un osso sacro.

La dinamica contenuto/contenitore; quella di uno spirito infuso nel corpo come il fiore di camomilla cede la sua essenza all’acqua calda, non è faccenda che è iniziata coi monoteismi, ma è già enunciata puntualmente da Aristotele: «L’intelletto [che è nell’anima] viene dal di fuori e solo esso è divino» mentre tutto il resto albergherebbe in potenza nel germe maschile, oggi diremmo DNA. Come dal di fuori l’intelletto sia entrato nel corpo Aristotele non lo spiega -la grecità classica non contemplava un Padre Creatore- e manco io lo so, però fintantoché non si ha risposta l’ipotesi, nella sua logicità, è tutta da considerare.

Martedì, 05 Novembre 2019 18:14

Nappola, Potenza in atto

Appiccicato con le sue spine sulla coda del cane il frutto della nappola è caduto a una decina di metri dalla pianta madre. La pioggia d’autunno ne accelera la marcescenza e più si corrompe riducendosi nel fango e più i semi che contiene si espandono e vitalizzano. Potenza in atto.

Che fa e dove abita questa potenza prima dell’accadere dei movimenti e mutamenti che produce? Forse non è da nessuna parte, compare nel funzionamento della natura che, di volta, in volta, la crea nel suo autonomo moto. Circostanza non meno strabiliante di un suo preesistere.

Sabato, 02 Novembre 2019 17:14

logici gineprai

Si presuppone che il conoscere la storia della filosofia favorisca un pensiero chiaro e lineare. Anche se si incontrano hegeliani convintissimi di estrema destra ed hegeliani convintissimi di estrema sinistra, tutti in perfetta buona fede, non ci si fa tanto caso. Ma è quando si affrontano seriamente Platone e Aristotele che iniziano i problemi: questioni sull’autenticità delle fonti, controversie sull’evoluzione degli scritti, gineprai sulle dottrine non scritte, ermeneutiche ed esegesi dei testi per nulla univoche nell’interpretare complessissime poliedricità e polivalenze…

Aridatece la Bibbia!

Sabato, 02 Novembre 2019 10:42

Misteriosa compagnia

Un tutt’uno mica può vedersi, ci vuole un altro. La circostanza che anche se soli possiamo riflettere, pensando il nostro pensare, è prova che siamo in misteriosa e costante compagnia[1].

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1 Roberto Calasso nel saggio «L'ardore» illustra la dinamica: "Dal Ṛgveda alla Bhagavad Gītā si elabora un pensiero che non riconosce mai un soggetto singolo, ma presuppone al contrario un soggetto duale. Così è perché duale è la costituzione della mente: fatta di uno sguardo che percepisce (mangia) il mondo e di uno sguardo che contempla lo sguardo rivolto al mondo. La prima enunciazione di questo pensiero si ha con i due uccelli dell'inno 1, 164 del Ṛgveda: «Due uccelli, una coppia di amici, sono aggrappati allo stesso albero. Uno di loro mangia la dolce bacca del pippala; l'altro, senza mangiare, guarda». Non c'è rivelazione che vada oltre questa, nella sua elementarità. E il Ṛgveda la presenta con la limpidezza del suo linguaggio enigmatico. La costituzione duale della mente implica che in ciascuno di noi abitino e vivano perennemente i due uccelli: il Sé, ātman, e l'Io, aham."

Giovedì, 31 Ottobre 2019 11:28

Assegnamento fiduciario

Diffidava dei monoteismi ma percepiva inutilmente faticosa e annoiante la credenza che tutto dipendesse da lui, nello spazio concessogli dall’insensato accadere delle condizioni.

Preferiva scorgere nell’accadere delle circostanze quote di un ordine benevolo con le quali allearsi.

Lunedì, 28 Ottobre 2019 20:51

Copia originale

Di fronte ad un'opera del naturalismo pittorico che impeccabile riproduce uno scorcio di natura, considerando l’immagine reale da dove è stato attinto si potrebbe cinicamente considerare: «Era meglio l’originale».

Un platonico bello spinto, considerando il mondo perfetto delle idee da dove quello scorcio reale di natura deriva, potrebbe ancora affermare: «Però sarebbe meglio l’originale», giudicando quello scorcio di realtà del nostro mondo un immanente imperfetto albergante nella sua perfezione in un trascendente iperuranio. Stando così le cose giudicherebbe il dipinto espressione ancora più misera, perché copia della copia.

Non possiamo escludere che incaponendoci nel cercare il regno della realtà pura e assoluta indicando un più in là ad oltranza diventiamo, nostro malgrado, un po’ nichilisti. Plausibile che l’iperuranio abiti semplicemente nella testa di Homo sapiens e da nessuna altra parte e che l’artista compia elaborazione lodevole connettendo il quaggiù che vede col lassù che ha in testa.

Domenica, 27 Ottobre 2019 14:07

Internet ha ucciso il rock

Una cosa è vedere altra è osservare, una è sentire tutt’altra ascoltare, vale per la parola e ancor di più per la musica. Un conto è la figura dell’utente tutt’altra quella dell’ascoltatore, perché ascoltare esige tempo, chiede silenzio interiore e focalizzazione, non consumo. Se la musica è degna nell’atto dell’ascolto possono svelarsi direzioni di corpo e pensiero verso ciò che davvero siamo e possiamo, con gli altri, in questo mondo. Tecnicamente “vocazione”, vocatio: chiamare, dunque stimolare.

L’attuale tecnologia che produce, veicola e diffonde musica, quanto favorisce e quanto preclude -sia per gli artisti che per gli ascoltatori- questo processo vocazionale? Il libro «Internet ha ucciso il rock» di Giancarlo Caracciolo, Les Flâneurs Edizioni, affronta la problematica attraverso dei condensati racconti che scandiscono temporalmente la storia della musica rock, intervallati da note divulgative e fotografie evocative. Storie di vite che si dipanano dagli anni ’50 dello scorso secolo -per essere precisi l’Autore ipotizza, argutamente, origini preistoriche del rock- al primo decennio del nostro.

Nel titolo del libro viene anticipata la sentenza: man mano che la tecnologia è avanzata si è via, via, implementato un connubio tra media e tecnica che ha favorito l’apparire rispetto all’essere, la velocità epidermica sul ponderato ascolto, la dozzinalità sulla qualità valoriale. Come profetizzato da Pasolini è lo strumento stesso, a quei tempi si parlava di TV, che inquina il messaggio indipendentemente dalle intenzioni di chi lo utilizza. Con Internet il colpo di grazia tecnocratico, che Caracciolo evitando manicheismi dettaglia. La musica, tutta e subito, che attraverso internet viene gratis a noi, senza che sia attivato un consapevole moto da parte nostra, senza che guardiamo in faccia l’artista in carne e ossa, senza che lo ripaghiamo riconoscendogli valore, orfani di ascoltatori a nostro fianco, è processo che anestetizza invece di rivoluzionare e se il rock anestetizza non è più rock.

Disimpegno che inevitabilmente condizionerà gli artisti. Per ricordarci l’arte come fuoco, invece che come apparire narcisistico sostenuto da follower, like, tweet e condivisioni, come non citare Rainer Maria Rilke nelle sue Lettere a un giovane poeta: «Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a sé stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità.»

Possiamo altresì osservare che avere a immediata disposizione tutto è avere niente, in "Homo Deus, breve storia del futuro" dello storico Yuval Noah Harari, viene offerta una preziosa indicazione per difenderci dal “datismo”, la nuova religione algoritmica dello scibile assoluto, incosciente e acentrica, che sta soppiantando ogni umanesimo: «Oggi avere potere significa sapere cosa ignorare».

Il libro di Caracciolo è ben riuscito perché ricco di stimoli per iniziare un percorso di legittima difesa e forte proposta, insomma è rock.

Internet ha ucciso il rock,
Giancarlo Caracciolo,
Les Flâneurs Edizioni


Giovedì, 24 Ottobre 2019 16:49

Iperuranio

Se ci si trova in una stanza senza averlo chiesto, o dimentichi di averlo voluto, è ragionevole chiedersi dove si è e perché ci si trova lì, nascere in questo mondo un po’ assomiglia al trovarsi in quella stanza. I primi filosofi avevano individuato negli elementi naturali, dell’acqua, aria, fuoco…, le cause prime che generavano il mondo, elementi in seguito soppiantati da teoresi che individuano l’origine dell’esistente nei numeri e nell’essere.

Poi Platone e tutto cambiò: la causa del mondo non andava cercata nel mondo perché non era di questo mondo. Regnava indicibilmente oltre la materia e sopra il sensibile in un altro mondo costituito da idee eterne e perfette, che attraverso complicate dinamiche scaturite da un impersonale ingenerato sommo Uno, costituito da assoluto e perfetto Bene, attraverso dualità e ordinamenti attuati da un demiurgo faceva il nostro mondo.

Con Platone entra nella storia del pensiero umano il concetto di Aldilà, che pur intimamente connesso con l’al di qua, in quanto lo genera, è dimensione altra e oltre. Sono passati più di duemila anni ma su questo il pensiero e la vita degli uomini ancora ruota, probabilmente anche per l’effetto anabolizzante del cristianesimo istituzionale, che dalla metafisica platonica ha attinto a piene mani rinvigorendola. Si può contestarla, si può abbracciarla, oppure mantenere un flirt complicato come faccio io (né con te né senza di te), ma è indubbio che con l’irrompere di quella metafisica il mondo non è stato più quello di prima. Il mondo degli uomini, quello della natura della metafisica di Platone sembra se ne impipi.

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