BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Domenica, 12 Agosto 2018 10:51

Composti

Formula dell’acqua H2O, dell’acqua ossigenata H2O2, dell’acqua benedetta?

Accettare di appartenere al sommo funzionamento della natura rifiutando di venirne macinati, così da desiderare di fondersi nell’universo rimanendo ancora se stessi, è una contraddittoria pretesa antropocentrica.

Eppure quel ingenuo arrabattarsi, emulsione di rassegnazione e resistenza, è forse il composto più potente che esiste in natura, indubbiamente il più strano.

Mercoledì, 01 Agosto 2018 14:44

Idiota violenza

Se nel far di conto otteniamo un risultato assurdo o nel traslocare il tavolo non ci passa dalla porta della cucina dove volevamo metterlo, consideriamo un errore di calcolo o di procedura riconoscendo di aver realizzato una frattura nel rapporto tra il nostro pensiero e la realtà (tecnicamente chiacchiera), da qui evitando di insistere ricominciamo daccapo provando a pensare e dire con differente ordine e contenuto.

Può anche accadere, però, che in altri più seri contesti si tiri dritto indenni, del tutto indifferenti alle assurdità, anche disastrose, che il nostro insufficiente o errato pensare e dire producono.

Fin dai primordi dell’umanità è apparsa nell’intimo della persona una strana teoria che conferisce agli umani l’impressione di un’illimitata, o perlomeno notevole, veridicità del proprio pensiero individuale, governandone a priori l'immediata autorità (il giustificazionismo lo fa, invece, a posteriori). Infantile istintività, talora tanto radicata da farci prendere a calci la porta della cucina se il tavolo non ci passa, metaforicamente e letteralmente...

Domenica, 29 Luglio 2018 17:18

Eclissi

All’acme della luna oscurata monitoro le silhouette degli amici nel buio della terrazza, sopra le nostre teste il celeste, perpetuo, funzionamento sentenzia il nostro declino che incombe: siamo ormai vecchi e si avvicina l’epilogo, a uno a uno giù tutti come birilli. Anche i giovani nella migliore delle ipotesi, al netto di possibili accidenti anticipatori, invecchieranno veloci e creperanno a raffica mentre gli inorganici astri continueranno a ruotare senza imprevisti con beffarda precisione.

Il Tiresia di Ovidio profetizzò per Narciso una strana condizione per raggiungere una vecchiaia avanzata e forse serena, sentenziando: «Se non conoscerà se stesso»; un attuarsi del biblico e confortante sereno morire “sazio di giorni” a condizione di permanere sconosciuto a se stesso. Ma l’imperativo antico non era conosci te stesso? Probabilmente Tiresia non ribalta un bel niente, semplicemente dice l’imperativo delfico con angolazione diversa: se conosciamo percependoci centro eterno dell’universo focalizzandoci sui peli delle nostri narici, invece che sulle galassie che si espandono, schiatteremo soffrendo, ma se accettiamo la nostra giusta misura nell’immenso cosmo al quale apparteniamo il declino personale sarà forse più tollerabile. 

Per i narcisisti impenitenti post moderni si sta, però, affacciando una terza opzione, quella del postumano. Corrente di pensiero che ipotizza il trasferimento della memoria personale su un supporto meno degradabile dell’attuale carbonio che ci costituisce, come quando si fanno migrare i dati da un obsoleto supporto analogico su un disco di nuova generazione per non perderli. Sembra che il silicio vada bene per la nuova Bibbia 2.0: ed ecco nuovi cieli e nuova terra grazie a innovativi supporti non degradabili dell’Io. Francamente mi sembra più convincente la Bibbia tradizionale specialmente quando proclama l’alleanza tra Dio e gli uomini, quella post diluvio con l’arcobaleno sullo sfondo, territorio narrativo dove il sublime non annichilisce più.

Con Dio non lo so, ma un’alleanza con quel funzionamento naturale che rifiuta predicati e aggettivi -né matrigna (Leopardi), né rassicurante (Rilke)- in fin dei conti ci conviene stringerla. Dopotutto non abbiamo fatto un bel niente per esserci, ha fatto tutto quanto quello spontaneo funzionamento e ha fatto perlopiù bene. Non abbiamo motivo per dubitare della sua capacità progettuale e affidabilità esecutiva nello stato che in futuro incontreremo, qualunque sia.

Mercoledì, 25 Luglio 2018 12:18

Il complesso ordine degli elementi

Per descrivere e spiegare appieno la realtà sociale e costruire soluzioni alle sue problematiche, non bastano frasi nucleari da quoziente intellettivo di scimpanzé assonnato[1], ma occorrerà un linguaggio complesso perché la società è complessa.

Pertanto emancipandoci da un inadeguato e monco livello sintattico basic utilizzeremo proposizioni sovraordinate e subordinate, periodi composti da frasi incidentali, proposizioni inclusive e discretive regolate da "ma", "anche", "nondimeno" e similari. Sofisticata loquela alla Ilvo Diamanti puntualissima per descrivere la società quanto infallibile per far perdere le elezioni se, oggi, adoperata per comunicare col popolo. Efficienza garantita, trombata istantanea certa.

E pensare che solo pochi anni fa gli esponenti della Democrazia Cristiana dicevano -o perlomeno ci provavano- la complessità sociale con sintassi proporzionalmente articolata[2] e le elezioni le vincevano, così il PCI il più grande partito comunista di questa parte d’Europa, che con i suoi intellettuali organici si piazzava secondo non troppo distaccato. Senza dubbio gli italiani nuotavano in un altro paradigma[3].

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1 Raffronto un po' bislacco dato che non possiamo escludere che, nel suo regno, lo scimpanzé abbia davvero di meglio da fare che confrontarsi con i nostri quozienti intellettivi.

2 Non possiamo glissare sulla circostanza che gli esponenti democristiani di punta oltre ad ottemperare tale complessità sintattica così da esprimere puntualmente la realtà sociale -diciamo alla Aldo Moro-, non di rado costruivano anche ambigui arzigogoli e non poca retorica strumentale avulsa dalla realtà (e comunque le elezioni le vincevano lo stesso).

3 Per quanto ho potuto osservare la complessa sintassi discretiva regolata da "ma", "anche", "nondimeno" e condizioni similari è stata bandita dalla discesa in campo di Berlusconi (1993), lì si è optato per un asfittico livello sintattico basic binario chiuso  (epperò, dunque, inconcludente e precludente), peccato originale nel pensare-dire-fare emulato da altri partiti e divenuto popolare. La vera sobrietà e l’onesta semplicità e da qui una buona prassi, sono frutto e conquista del remare nel mare complesso della realtà sociale includendo tutti i fattori, agli antipodi della chiarezza non sta, quindi, la complicatezza che può anche essere espressione di lavoro in corso d'opera non ancora concluso, ma piuttosto il semplicismo, eticamente misero perché colpevolmente pigro, superficiale e inidoneo nel pensare e nel dire e purtroppo nel fare; cattivo in sé e di per sé.

Domenica, 22 Luglio 2018 10:50

L’inizio?

Nel nulla assoluto o forse relativo si condensa un nucleo di non nulla, eccolo esplodere e fare le cose. Già in qualche modo le conteneva tutte e quindi non c’è né inizio né termine ma mero funzionamento che trasforma, tutto qui se non fosse che tra miriadi di enti prodotti c'è anche Homo sapiens, strana cosa che può, vuole e sa investigare il funzionamento che l'ha prodotto.

In questo punto dove l'universo è cosciente di sé sta la problematica, per spiegarlo occorrerà indagarla.

Sabato, 21 Luglio 2018 10:39

Confusione logica

Una schematica e semplicistica declinazione etica della logica può anche confondere invece di chiarire. Nell’osservare le tifoserie popolari sulla complessa tematica dell'immigrazione possiamo scorgere, tra le possibili cause di incomprensione e contrapposizione fra le parti, quella di aver meccanicamente introiettato lo schema di Aristotele: 

« È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo », sentenza che se traslata corrivamente nell'etica può produrre una binaria opposizione buono/cattivo,

glissando sul differente, ma non meno logico, pensiero di Eraclito:

« Il mare è l'acqua più pura e impura: per i pesci è potabile e gli conserva la vita, per gli uomini è imbevibile e mortale. »

Un sostituire la "o"  disgiuntiva (fondante la massima di Aristotele anche se non scritta in essa) che nel suo contrapporre produce l'accettazione di un fattore nell'esclusione dell'altro con dinamica reciproca, con l' "e" che invece li collega. Più un coordinare che un ordinare.

 

Giovedì, 19 Luglio 2018 11:50

Assillanti altezzosità

Dall’imprendere economico alla spiritualità, dall’indagine psichica a quella filosofica, c’è chi tende a progredire indagando e conoscendo e chi invece preferisce fermarsi lì dov’è.

Prova di reale progresso dei primi è la loro capacità di rispettare i secondi.

Mercoledì, 18 Luglio 2018 12:00

Il nucleo

Come se fossi una cipolla tolgo il primo strato e il secondo e il terzo e mi sbuccio tutto, ma rimosso l’ultimo strato non trovo dentro niente.

Ma allora io che sono? Da una qualche parte un nucleo dovrà pur esserci. Forse non si vede perché non è del tutto materico (antimaterico?), forse perché si muove veloce, forse è costituito da un solo primo pensiero che spontaneo pensa se stesso e nel suo accadere fa tutte le cose.

Martedì, 17 Luglio 2018 11:44

Pietismo, accezioni

Oggi pietismo è spesso sinonimo di buonismo, accezione coniata nel ventennio fascista per definire i malriusciti con gran cuore ma senza coglioni. Patacca fuori corso che torna corrente, anche se il termine ha differenti origini e altri significati.

Nell’individuare l’etimo di pietismo incontriamo due nuclei originari distinti, la Pietas degli antichi romani che era la Tradizione elevata a divinità e la Pietà che, specialmente in ambito cristiano, è stata ed è sinonimo di compassione designando, altresì, devozione. Il termine pietismo, pur con rizomi radicati nei due antichi nuclei, ha invece significato strettamente ecclesiologico, nasceva nel 1600 in Germania e definiva quel movimento che all’interno della Chiesa protestante contestava l’eccessiva codificazione formale del culto e le troppo canoniche interpretazioni della sacra Scrittura. Gli esponenti del Pietismo rivendicavano per i fedeli la possibilità di vivere personalmente la fede attraverso una più intima e libera devozione, sinonimo di pietismo non è quindi buonismo ma semmai intimismo.

La querelle tra pietisti protestanti e tradizionalisti è poi, in parte, migrata nel cattolicesimo con, da una parte, i conservatori che difendono la realtà rivelata che credono espressa e incorporata nella tradizione del Magistero cattolico e, dall’altra, chi rivendica una vita di fede poggiata sul proprio cuore senza necessità d’intermediari umani istituiti. Ricordo, da giovane, quando frequentavo don Giussani la sua avversione al pietismo, un accanimento viscerale e pirotecnico contro ogni forma di religiosità personale, se vissuta in presa diretta fuori dalla giurisdizione ecclesiastica. Concezione a mio vedere inaccettabile[1], ma perlomeno a differenza di oggi Giussani utilizzava il termine pietismo con precisione tecnica in contesti appropriati.

Le parole non sono un dogma e ne va accettato il cambiamento storico di senso, ma capire cosa significano e perché tale senso muta non è faccenda di lana caprina perché che fa e rifà le parole è l’umano pensiero-azione, nel bene e nel male.

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1 A differenza del Concilio Vaticano Primo, Giussani poneva l’accento sull’alterità dell’autorità ecclesiastica piuttosto che sull’infallibilità, alterità che proteggerebbe dai rischi derivanti dalla personale propensione alla spiritualità per possibili equivoci di attrazione fatale per i territori del sacro attivate da soggettive dinamiche endogene, da formazione reattiva generante pietismi ossessivi, da forze archetipiche, da inconsce fantasie individuali, da puerili innamoramenti prodotti da voragini psichiche o da narcisistiche auto contemplazioni proiettate sulla  - e, dunque, riflesse dalla - figura del Cristo, della Madonna o di qualche santo. Equivoci prodotti da misticheggianti affascinamenti che l’obbedienza all’avvenimento altro (da sé) della Chiesa cattolica - la religione più materialista al mondo - smantellerebbe alla radice, in quanto obbedienza a realtà storica tutta poggiata sulla “verità” della Rivelazione e sulla oggettività della tradizione: certi della presenza di Dio nel Magistero della Chiesa l’obbedienza alle sue indicazioni salverebbe il subalterno sottoposto dalla egoica mortale individualità emancipandolo dal nulla che lo costituisce -dinamica ontologica e metafisica prima che etica-, salvezza indipendente dalla veridicità e ragionevolezza delle indicazioni del Superiore, ciò che qui conta è lo scostamento tra l’indicazione dell’autorità e quella del subordinato: più l’indicazione dell'autorità è differente da quella del sottoposto e più risulterebbe, in tale ottica, redentiva nel raddrizzare il legno storto; "pedagogia nera" (Rutschky, Schatzman, Miller).

Lunedì, 16 Luglio 2018 13:23

Fondamentalismi giustificatori

Sostenitori illustri quelli del primato della verità del mondo per quello che è necessariamete così com’è, da Hegel a filoni del Vedanta.

Partendo da qui l'accettare il dogma etico che tutto il mondo va bene proprio così com’è, è invece una declinazione New Age piuttosto ingenua e giustificatoria, visto che dalla forza che lega gli atomi al rapporto col vicino di casa ci sono consentiti, nel bene e nel male, misurati spazi di manovra.

Un po' sofistico sostenere che una volta effettuata una qualsiasi scelta il mondo che ne scaturisce accade, in ogni caso, per quello che è così com'è, glissando sull'evidenza che se scegliamo e facciamo così: il mondo accade così-com'è così; ma se facciamo cosà: il mondo accade così-com'è cosà.

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