BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Venerdì, 26 Febbraio 2021 11:31

Incantesimi metempirici

Erbe magiche che ti separano dal corpo, rivelazioni dall'alto, viaggi danteschi nei regni dell'oltretomba, terzi occhi in mezzo alla fronte, miti platonici, ghiandole pineali, trance estatiche, Campi Elisi, intermediari celesti; anfibi metafisici con una zampa nella finitudine e l’altra nell’eterno, orgasmi tantrici, anime immortali… Si è escogitato un po’ di tutto per connetterci ad un presupposto al di là, ma nonostante il caparbio impegno nell'aprire feritoie nell'immanente per trasvolare nel trascendente, l’aldilà non l’ha visto ancora nessuno.

Però questo universale, incessante, irriducibile, desiderio[1] d'oltrepassare, una cosa ce la mostra e dimostra: mica si sta tanto bene, di qua. Desiderio d'aldià, forse anche angoscia di vita oltreché di morte.

 

 

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1 «Vivo sin vivir in mi,
y tan alta vida espero
que muero porque non muero
Teresa d'Ávila

(Vivo ma non vivo in me,
e attendo una tal alta vita,
che muoio perché non muoio.)

Sabato, 20 Febbraio 2021 15:18

Un Ranuncolo

Arricchisce di più la contemplazione diretta di un ranuncolo selvatico del quale ignoriamo tutto, rispetto ad una sua completa conoscenza razionale appresa dalle discipline che si occupano di queste cose. I due modi di vedere differiscono tra loro quanto lo studio di un trattato di sessuologia differisce dalla personale esperienza erotica corporea,

eppure i due differenti approcci sono molto più che complementari considerando che, verosimilmente, tutta l’indagine fitologica scientifica prodotta dai grandi padri della botanica e delle scienze naturali, dall’anatomia alla fisiologia, dall’utilità dei vegetali alla loro classificazione, sia iniziata in loro attivata da un irrazionale impulso erotico sperimentato in pieno campo.

Giovedì, 18 Febbraio 2021 18:57

Caccia grossa

Da ragazzo partivo col Vespino 50 truccato verso le montagne, il posto degli déi. Costeggiato il lago di Como in tre ore raggiungevo la cima dello Spluga dove rimanevo a contemplare la natura un po’ deluso: gli dèi che dalla pianura presagivo sulla cima non c’erano più. Forse come gatti selvatici si divertivano a rimanere nascosti, sempre oltre, un po’ più in là.

Nonostante la delusione continuo ancora la ricerca mosso da uno strano piacere nel tentare di catturare frammenti di trascendenza che occhieggiano qua e là. L’operazione provoca le stesse primitive emozioni che sente il cacciatore di bestie selvagge e il giocatore di poker, sì una sorta di ludopatia celeste.

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 17:13

Antinomie

Dio personale e creatore; il cosmo come sua rivelazione; l’anima personale immortale dentro un corpo mortale, sono tutte possibilità che non possiamo comprendere appieno e neppure dimostrare con certezza razionale, nondimeno la storia della civiltà ci mostra che sono idee fondanti e imprescindibili. Il problema è che sia le affermiamo giudicandole vere e necessarie, sia le neghiamo dimostrandole inesistenti, sorgeranno gineprai impenetrabili e crampi mentali inconcludenti. Pure Kant si era fermato, concludendo che delle cose in sé non si dà conoscenza. In effetti coloro che a differenza di Kant non si sono fermati, non è che abbiano raggiunto risultati migliori nel loro tirare dritto. Affermare sia l’assoluta verità che la totale inconsistenza di Dio, anima, cosmo, potrebbe portare in entrambi i casi a esiti sopra e sotto le righe, a idealismi o a pessimismi tanto estremi da risultare incompatibili col vivere in questo modo.

Kant però non si è arreso del tutto e ha ripreso Dio, anima e cosmo, non tanto come oggetti conoscibili e che generano conoscenza, ma come idee regolative utili al nostro vivere con gli altri. Un po' la stessa sorte ha subìto il libero arbitrio, quel bizzarro fenomeno -negato non senza buona ragione da Spinoza, Hume, Schopenhauer e Voltaire- che vedrebbe parti del funzionamento naturale diventare spontaneamente anarchiche, così, per forza propria, senza causa precedente, come invece ci sembra di percepire nel nostro scegliere quotidiano, anche se in sé non sappiamo cosa realmente sia questo libero arbitrio e neppure da che parte arrivi. Forse è prodotto da una frizione, da un incidente di percorso, della evoluzione naturale? Oppure da un personale e libero Creatore che ci ha fatti simili a lui? O invece da un panpsichismo e che, dunque, questa libertà alberghi come in nuce nella natura anche se inspiegabilmente svincolata dal suo funzionamento? Ipotesi che non possiamo dimostrare ma che neppure possiamo escludere. Così anche l’inspiegabile libero arbitrio ce lo siamo tenuti come norma regolativa sociale che ci interpreta liberi e dunque imputabili. Insomma dato che apparteniamo al funzionamento naturale non possiamo dimostrare una libertà originaria assoluta, interna all’individuo, tuttavia partendo da quell’ipotesi possiamo costruire sistemi regolativi sociali dove sia tutelata perlomeno la libertà esterna di ognuno (libertà, questa sì, affermabile e dimostrabile), difendendoci così dalle costrizioni che qualcun altro vorrebbe imporci.

Siamo nel tempo dove sta tramontando la domanda del “Cosa posso conoscere?” e imponendosi quella del “Cosa devo fare?”, in fondo anche Gesù Cristo sta seguendo la stessa sorte, passando dal Dio in terra della tradizione a esempio regolativo di buona prassi sociale. Forse sarebbe meglio evitare una cesura[1] tra la le due domande così da non rinunciare a remare ancora, evitando di strafare, verso l’inconoscibile.

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1 L’etica imperversante del politicamente corretto orfana del cosa posso conoscere e traboccante del cosa devo fare, è un po’ segno di questa cesura.

Martedì, 16 Febbraio 2021 19:18

I maestri

Nell’accudire tanti gatti posso osservarli nascere, vivere e morire con frequenza e a distanza ravvicinata. Nascono suppergiù nello stesso periodo ma muoiono a intervalli irregolari e ogni volta ti insegnano come si fa.

Indifferenti a solennità e angosce si allontano dal gruppo e spirano con nonchalance sotto a qualche cespuglio. Mentre li sotterro gli osservo l’occhio e constato che dentro non c’è più qualcuno e inizio a chiedermi se quel qualcuno si sia spento assieme al corpo o se invece sia migrato da qualche parte, ma non trovo risposta.

La terra, le piante intorno e il cielo sopra, continuano come sempre. Tento di vedere l’occhio della terra, delle piante e del cielo, così da sorgerci dentro qualcuno, ma quell’occhio non lo vedo, però dal corpo immobile in fondo alla buca sento uscire come una voce: “Non preoccuparti, va tutto bene proprio così, esattamente così come sta accadendo.”

Sabato, 13 Febbraio 2021 00:53

Operazione riuscita, ma il pensiero è morto

A differenza delle immacolate e irreprensibili intelligenze artificiali, a noi può anche capitare di accettare discorsi illogici da una persona che ci è simpatica e alla quale vogliamo bene, o all’opposto di rimanere perplessi su idee ragionevoli di estranei che ci sono antipatici e non stimiamo, anche arrendendoci a quelle idee riconoscendole razionali potrebbe roderci l'implacabile sensazione che in quelle architetture di pensiero qualcosa non torni.

Per risolvere la cosa bisognerebbe snodare del tutto i pensieri dalle impressioni -come indicano molti filosofi, anche se nelle loro biografie l'indicazione è spesso tradita- ma non è sempre detto che a operazione conclusa rimanga ancora qualcosa di quei pensieri e di quelle impressioni, forse indizio che per noi viventi impressioni e pensieri sono un tutt’uno.

Giovedì, 11 Febbraio 2021 17:12

Il tassello

Investigare il mondo è un po’ come incidere il tassello per testare l’anguria, non importa il punto dove si incide ciò che conta è andare giù.

Martedì, 09 Febbraio 2021 12:56

Carburante per la fornace

«Questo ordine universale che è lo stesso per tutti, nessuno degli dei o degli uomini lo ha fatto ma sempre era, è, sarà fuoco sempre vivente che si accende e si spegne secondo giusta misura.» (Eraclito frammento 30).

Ordine mirabile, nondimeno funzionamento tiranno. Per certi versi la formulazione e l’affermazione di un Dio trascendente è la proiezione esterna della interiore ribellione personale a ottemperare i meccanismi ai quali ci costringe l’organizzazione del sommo e sempiterno funzionamento naturale. Dio: un ultimo tentativo di dire “la nostra” prima di essere macinati.

Venerdì, 05 Febbraio 2021 21:36

Opzioni tragiche e opzioni edulcorate

Quando un cattolico realizza di aver creduto a concezioni assurde, che può fare?

Potrebbe cambiare religione se non rischiasse di cadere dalla padella alla brace, molto più sicuro e risolutivo buttare Dio alle ortiche con tutto il pacchetto, ma l’ateismo è per lui opzione complicata, per certi versi impossibile perché per sbarazzarsi di Dio dovrebbe amputare concezioni introiettate al punto da costituirlo. Potrebbe sì optare per un ateismo spinto, ma rischierebbe una operazione di facciata come sono tutte le scelte reattive che nel respingere trattengono. Potrebbe comunque provarci a fare l’ateo e pure iscriversi al UAAR, così da passare i giorni che gli restano dicendo peste e corna della Chiesa cattolica per vendicarsi dei soprusi subiti (ne conosco non pochi di questi imbronciati), nel caso però realizzasse di avere di meglio da fare potrebbe semplicemente dirsi: “Che stupido sono stato” e chiuderla lì. A ogni buon conto se evitando reattività abbraccia un ateismo debole potrebbe anche farcela a diventare sinceramente ateo, ma se non gli sta bene auto precludersi l’ipotesi di Dio potrebbe discernere tutte le assurdità che ha introiettato, separandole dalla sincera ricerca che aveva, e ha, di Dio. Liberato Dio da dogmi e precetti confessionali astrusi potrebbe continuare a permanere nella Chiesa da dissidente (se non lo sbattono fuori), oppure prendere le distanze dall’Istituzione per incontrare Dio nella natura (panteismo). Nell’eventualità che questa immanenza di Dio nella Natura non lo soddisfi appieno, potrebbe ipotizzare che tale immanenza rimandi ad un logos trascendente (panenteismo). Qui arrivato (e io con lui) indagherà la realtà, per cercare segni di questa trascendenza. L’indagine lo porterà a frequentare tutti quelli che, credenti e no, hanno cercato e cercano un significato del mondo. Percorso che attinge da tutto e da tutti, compreso il recupero revisionato di tratti della tradizione cristiana. Se proprio disperato potrebbe anche compiere un rinnovato salto della fede e qualche incursione mistica, anche se è più probabile che invece di saltare rimarrà coi piedi per terra accettando che su Dio mai raggiungerà una verità in senso assoluto. Probabilmente permarrà in una posizione aperta e insieme scettica, in una attenta e continua osservazione che diffida sia delle proprie certezze che dei propri dubbi (questa è di Hume). Posizione un po’ tragica che molto rema e poco proclama.

Ma nostalgico degli entusiasmi religiosi di gioventù ed esausto di tanto drammatico remare potrebbe sorgere in lui la tentazione di regredire, cercando puerilmente in ciò che incontra aspetti che somiglino alle impressioni emozionanti dei bei tempi passati, così da ritrovare da cane sciolto l’amore illimitato di Dio che lo ama da sempre e per sempre: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo”, la beatitudine, la perfetta armonia, la sapiente e cosciente unità dell’universo, l’appartenenza consolante al cosmo e il più che certo happy end personale e universale che la Chiesa gli garantiva. Insomma un rivivere le dolci emozioni rassicuranti che la Chiesa gli permetteva placando così l'erranza, evitandosi però tutte le costrizioni insite nella istituzione confessionale. Per compiere l’operazione sceglierà nella natura, nella civiltà e nelle scienze, ciò che più si presta a cucirgli addosso un nesso di somiglianza con lo stato di infantile beatitudine, così da godersi la sua nuova messa cantata. La natura al netto di metastasi, cacca di gatto e virus, ben si presta positivamente aggettivata all’operazione di zuccherina deificazione, non male anche il mito del “buon selvaggio” che con un po’ di fantasia evoca per somiglianza l’Eden perduto. Adatta all’operazione anche la forza di gravità se immaginata come attrazione amorevole universale, eccellente il Big Bang riletto come prova provata dell’atto creativo del buon Dio. Versatilissima per lo scopo la fisica quantistica, quella strana disciplina che meno la si conosce e più ci si sente maestri nel proclamarla, che proverebbe newageizzandola una gaudente interconnessione armonica del tutto. L’elenco edulcorante prodotto dalle forzate somiglianze potrebbe proseguire a lungo e gli esempi riferiti di fuga naïf dalla tragicità non me li sono inventati. Sappiamo che la tradizione cattolica è stata sia proficua che deleteria per molti, osservando questi ultimi esempi che reagiscono al paradigma teistico che hanno abbandonato crogiolandosi ingenuamente nello stesso milieu emotivo, si potrebbe concludere che tra i peggiori danni procurati loro dal cattolicesimo l’infantilizzazione è probabilmente il più grave e irreversibile.

Mercoledì, 03 Febbraio 2021 18:34

Vegliardi

I naturali accadimenti della vecchiaia e della morte individuale provano che per l’economia naturale gli individui valgono meno della specie.

Eppure la circostanza che non pochi corpi non più procreanti continuino spontaneamente a vivere ancora per un po’, talora per un bel po’, è segno che la natura nei suoi dettami non disdegna del tutto pure gli individui. 

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