BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Sabato, 14 Ottobre 2017 16:20

Spiritualità senza religione

L’invenzione delle religioni codificate e professate in gruppo risale al neolitico, periodo in apparenza remotissimo invece più che recente se considerato all’interno di tutta la storia di homo sapiens.

E che mai facevamo nei secoli e secoli antecedenti alla recentissima ideazione di un Padreterno? Palpavamo il culo alla Natura, me lo ricordo bene.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Martedì, 10 Ottobre 2017 09:23

Apologia della tisana

Per campare faccio l’erborista, negli ultimi tempi innesto sempre più spesso il pilota automatico delle competenze introiettate e dei moti acquisiti, così mentre le mani autonome improntano tisane scruto in libertà gli avventori: dall’occhio triste di una giovane all’incisivo marcio di un vecchio. Ascolto quanto mi raccontano, materia prima che elaboro per poi scrivere, per piacere, tra una tisana e l’altra. Un po’ come fanno i rockettari che suonano in cantina dopo una giornata di altro e ben differente lavoro, quello rimunerativo, quello che indifferente al piacere e al dispiacere sostenti, come facevano Spinoza tornitore di lenti, Melville ispettore doganale, Kafka assicuratore contro gli infortuni, Pessoa corrispondente commerciale… Nonostante gli illustri predecessori non dispiacerebbe che i nostri rockettari invece di suonare gratis nel seminterrato, dopo una giornata di altro e faticoso lavoro, trovassero sopra un palco sostentamento da ascoltatori paganti e il minimo sindacale di gloria: il consenso per chi fa arte e anche per gli intellettuali è concupiscenza inestinguibile e in fin dei conti legittima. Invece no, la società sentenzia una scissione tra quello che ai rockettari piacerebbe fare e quello che invece gli tocca fare.

Sto provando a illustrare la diffusa problematica esistenziale denominata “sogno nel cassetto” nella fattispecie artistica e del correlato imperversante e un po’ bislacco giudizio di valore che colloca la figura dell’artista, a prescindere, in una sorta di Olimpo e il garzone del macellaio pregiudizialmente più sotto. Per risolverla, o perlomeno chiarirla, forse aiuterebbe buttare nel cassonetto della spazzatura il sogno e mettere nel cassetto il saggio filosofico Aut-Aut di Kierkegaard così da esplorare le radici della vita estetica (suppergiù ciò che ci piace fare) e di quella etica (grossomodo quello che è giusto fare e che dunque ci tocca fare). Kierkegaard nel considerare entrambe le categorie fondanti e - nonostante l’aut-aut del titolo italiano - compenetrate, smantella, anzi ribalta, il giudizio di valore che pone l’artista lassù e il garzone del macellaio laggiù. Già Giordano Bruno osservava che la provvidenza dispone che l’uomo «venga occupato nell’azione delle mani e contemplazione per l’intelletto, de maniera che non contempla senza azione e non opre senza contemplazione». Il Romanticismo rincara con Fichte: «anche l’occupazione ritenuta più bassa e insignificante, in quanto è connessa con la conservazione e la libera attività degli esseri morali, è santificata allo stesso modo dell’azione più elevata; Hegel definiva il lavoro atto universale in quanto «mediazione tra l’uomo e il suo mondo».  

In fin dei conti non esiste separazione tra il lavoro intellettuale, artistico e manuale, tutti con valenza universale nel loro connettere persone e cose. Che li separa è più la liturgia posticcia, derivante da frettolosi pregiudizi di valore, che batte le mani ad attori di avanspettacolo e cantanti neomelodici ma non applaude il fornaio che sforna pagnotte e il cardiochirurgo che aggiusta un ventricolo.

Ma ben prima della problematica del piacere e dell’alienazione, del consenso immeritato e meritato, nel percorso artistico è cruciale che non ci si impantani nell’imperversante equivoco di considerare solenne l’estro artistico e dozzinale il dover lavorare per bisogno[1], fino al punto di valutare il dovere etico antagonista e precludente la personale realizzazione (vocazione).

Dopotutto basta l’osservazione empirica degli artisti che si reputano tali per rilevarne pochi valorosi e tanti isterici. Ci sarà pure una qualche ragione per la quale nella storia del rock incontriamo percentualmente più morti premature che in quella dei minatori. Farebbe bene a tutti, artisti in primis, un lavoro normale in questo mondo.

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1 Necessità che i radical chic, artisti e non artisti, presumono di conoscere ma a loro inaccessibile, finanche concettualmente, perché conoscibile solo se vissuta con costrizione in prima persona.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
Domenica, 08 Ottobre 2017 10:23

Bluff

Quando, di prima intenzione, un leader di un qualche gruppo si getta ideologicamente a testa bassa per difendere i diritti di tutti gli uomini, combattere l’ingiustizia e il sopruso dei forti sui deboli, non di rado va a finire che per realizzare il suo programma universale eserciterà, senza intenzione, ingiustizie e soprusi iniziando dai suoi compagni di percorso più prossimi.

Che la simulazione alberghi nascosta nella cosciente “prima intenzione” e la sincerità nell’inconsapevole “senza intenzione” è caratteristica squisitamente umana, se così è necessario annoverare la sincerità tra i compiti più complessi da realizzare, forse tra quelli impossibili.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Venerdì, 06 Ottobre 2017 10:57

Breve invito all’umiltà

Un tempo aspettavo che si relazionasse con me invece di fissare il telefonino, visto che gli stavo innanzi; ma adesso mi allontano rispettoso della sua urgente e sacra pulsione d’interconnessione col mondo intero e tutto il suo scibile.

Chi mai sono io per dargli di più? Faccenda statistica, scienza affidabile.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
Giovedì, 05 Ottobre 2017 08:37

Il Principio

Agevole spiegare con precisione cosa sia una pietra, un albero, una bilancia e suppergiù anche un ghepardo ma “cos’è” una persona?

Vediamo e sentiamo umani apparati psicosomatici percependo la loro attività in presa diretta ma se vogliamo enuclearne il principio attivo arranchiamo. Siamo assolutamente prossimi a noi stessi quanto inspiegabili. Il punto è che a differenza dei determinati e uniformi funzionamenti della natura operiamo imprevedibili volendo e scegliendo. Enigmatico punto della realtà dove un ente «si determina secondo la propria legge: espressione della ‘libertà’ positiva dell'uomo, e quindi della responsabilità e imputabilità di ogni suo volere e azione» scrive la Treccani. Potenza autocausale, dunque, libera - «padre dei sui atti» (Aristotele).

Qual è, cos’è, dov’è e come si è costituito siffatto nucleo autodeterminante, causa di se stesso, che pur operando in condizioni e limiti nella totalità esercita senza causa estranea, non determinato dal tempo e dal luogo, quel peculiare spontaneo e continuo potere di iniziativa e scelta (nel bene e nel male), se non assoluto perlomeno in grado notevolissimo? Kant, al riguardo, osserva: «la causa libera non può essere nei suoi stati sottomessa a determinazioni di tempo, non dev’essere un fenomeno, dev’essere una cosa in sé e soltanto i suoi effetti sono da ritenersi fenomeni».

Se tale auto-sussistente movimento di pensiero che autocrea l’Io non è un fenomeno sarà necessariamente un principio cosmico, principio indefinibile con origine inspiegabile. Non so se Dio esiste, ma se c’è è quasi tutto a nostra immagine, solo un po' più prevedibile.

Pubblicato in Filosofia di strada

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