BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Giovedì, 26 Ottobre 2017 11:28

Il cosmo in una nota

Scritto da 

Avevo chiesto agli amici musicologi, musicisti, musichieri, musicografi, musicomani e rockettari, qual è il punto preciso dove un rumore diventa suono e viceversa.
I più avevano sostenuto che decide il soggetto che crea, esegue, o ascolta vibrazioni sonore - da uno Stradivari in azione a una pressa dell’Ilva – interpretandole suoni oppure rumori, giudizio determinato da specifici gradi di sensibilità del singolo individuo che assonano simpatetici (piacere) o non assonano (indifferenza o fastidio) con le vibrazioni sonore che ascolta.

Ma c’è un altro termine che gli amici hanno messo in campo, è quello di melodia dove le vibrazioni prodotte da un qualsiasi corpo permangono rumori se emesse a capocchia e suoni se invece in successione, altezza e durata sensata. Un bel problema, in quanto tale estetica normata potrebbe essere evento oggettivo che precede la nostra percezione giudicante soggettiva. Non sto affermando che esista la musica delle Alte Sfere, ma forse qualcosa che gli assomiglia sì.

Gianni Rotondo musicista e psicologo chiarisce l’intuizione:
«Esiste il suono-rumore all’origine di tutto, il famoso Verbo…, in ordine di apparizione ed evoluzione "cerebrale" (nella specie uomo) : il ritmo e poi la melodia. E siccome una sola nota, scomposta attraverso un oscilloscopio rivela la presenza di diversi armonici o ipertoni ecco che l’armonia (gli accordi) è già inclusa nella melodia.»

“Già inclusa” ovvero l’oggetto della musica è lo stesso Principio cosmico come già affermavano i Pitagorici e Platone, manifestazione dell’energia che muove atomi e galassie. Se le cose stanno così una sola nota può “mostrare” l’essenza dell’universo più dei microscopi e telescopi.   

Ultima modifica il Giovedì, 26 Ottobre 2017 13:13

5 commenti

  • Link al commento Neri Pollastri Martedì, 31 Ottobre 2017 21:11 inviato da Neri Pollastri

    Caro Bruno,
    (chiamiamoci per nome) sarebbe troppo lungo approfondire la questione su queste pagine. Diciamo che i suoni della natura "ci piacciono" perchè, vivendoci all'interno, ci condiziona: i gusti "spontanei" sono infatti il prodotto di un'educazione ricevuta a nostra insaputa, o meglio di ciò che più propriamente dovremmo chiamere "condizionamento". Ma, così come l'educazione liberamente scelta è un valore quando ci trae fuori da pregiudizi e comportamenti tanto tradizionali, quanto ingiusti (la violenza animale, la sopraffazione tra sessi, e via dicendo), credo sia un valore anche quando ci porta ad apprezzare (anche) bellezze non spontanee. "Natura" non è sempre sinonimo di bontà e valore. Detto questo, certo non è obbligatorio affrontare un paziente e complicato lavoro di comprensione di organizzazioni estetiche diverse da quelle apprese nostro malgrado (ricordo che certe musiche "naturali" in oriente o in India a noi paiono rumori), tuttavia da un lato allarga gli orizzonti, dall'altro apre individualmente a numerosi, nuovi e inattesi piaceri. A me è successo, ne sono stato lieto e perciò cerco di promuoverlo.

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  • Link al commento gianni rotondo Martedì, 31 Ottobre 2017 19:00 inviato da gianni rotondo

    ciao a tutti! forse l 'esistenza di un Verbo sarà da dimostrare , ma taluni musicisti ne sentono il profumo in gradazioni e sfumature diverse (ahi noi!) .
    Dal profumo si deduce che la Rosa esiste..da qualche parte.

    NB : mi piace la filosofia ma preferisco fare musica..è un mio limite

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  • Link al commento Bruno Vergani Martedì, 31 Ottobre 2017 18:26 inviato da Bruno Vergani

    Caro Pollastri,
    non ti conosco personalmente ma la tua fama ti precede, grazie ad amici in comune e per averti letto con profitto.
    Annotazione puntuale e inconfutabile porre, semmai, l’alternativa rumore/musica; ugualmente precisa l’operazione di smantellamento della teoria criptoteologica contenuta nel mio scritto che hai argutamente subodorato. Per quanto mi riguarda opportuno che mi emancipi da ingenue criptoteologie, ma non al prezzo di sottostare ad antropocentrismi idealistici tanto gloriosi quanto asfittici. Forse una terza via è l’indagine della natura nei suoi spontanei suoni, che - essa non lo sa - ma a noi, perlopiù, piacciono; umano arbitrio estetico o c’è di più?: quello “stipulare” (invece di codificare, giudicare, analizzare, interpretare, istituire) mi ha colpito: normalmente si stipula tra soggetti. Forse è solo che i suoni della natura ci precedono primordiali e verosimilmente continueranno pur orfani dei nostri criteri qualificanti, e non è poco.

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  • Link al commento davide giannò Martedì, 31 Ottobre 2017 11:38 inviato da davide giannò

    Bellissimo ed edificante!

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  • Link al commento Neri Pollastri Martedì, 31 Ottobre 2017 11:05 inviato da Neri Pollastri

    Non posso non rilevare che la contrapposizione suono/rumore qui usata sia impropria: il primo (per la Treccani “sensazione uditiva e le vibrazioni di un mezzo (...) che possono produrre tale sensazione”) abbraccia infatti anche il secondo e non gli si oppone. L’alternativa è semmai tra rumore e musica, ma su di essa, com’è noto, nel Novecento è diventato assai arduo decidere. Ciò perché la musica è specificamente una pratica umana e si basa su un progetto organizzativo non “naturale”, ma stipulativo e che può avere per criteri qualificanti cose anche molto diverse tra loro, tra le quali melodia, armonia e ritmo sono solo alcuni dei molti possibili. Nella dodecafonia, per esempio, quei criteri vengono meno (o sono comprimari), sostituiti da un principio organizzativo di tipo logico, che serve sia per la produzione (per i compositori), sia per l’interpretazione dei suoni e il loro accoglimento come “musica” invece che come “rumore” (per gli ascoltatori). Analogamente, nella musica totalmente improvvisata l’elemento qualificante è - tra gli altri - l’intesa, talvolta interamente soggettiva, tra gli esecutori, cosicché - se “risposta” a una “domanda” del partner - il suono dell’archetto sullo spigolo del contrabbasso o quello dell’accartocciamento di un piatto di plastica, da “rumore” diventano “suono musicale”.
    In tutti questi casi siamo di fronte a “estetiche normate”, di origine stipulativa umana. La pretesa di fondare in modo oggettivo e sovraumano proprio quella del ritmo e della melodia mi pare, anche alla luce delle recenti riflessioni dell’estetica musicale, non solo (diciamo così) “conservatrice”, ma anche e soprattutto inconsistente. Per due ragioni: la prima è che viola la cosiddetta legge di Hume, traendo un principio normativo da un fatto; la seconda è che spaccia per “fatto” un mero presupposto arbitrario, perché l’esistenza di un “Verbo”, “suono-rumore all’origine del tutto”, è tutta da dimostrare.

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