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Venerdì, 15 Novembre 2019 16:59

La casa di Henriette

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Si possono vedere le cose in un determinato tempo e luogo nella loro empirica concretezza, modo che i filosofi definiscono con il concetto di ontico, oppure attraverso l’approccio ontologico che, prescindendo dallo spazio geografico e dal tempo storico, prova ad indagare la radice universale dell’essere. Il romanzo di Domenico Barrilà “La casa di Henriette", con sottotitolo “Lontano. Fino alle tue radici”, Sonda Edizioni, si muove compenetrando i due livelli.

Giunto nel penultimo atto della sua esistenza l’Autore ci illustra una singolare vicenda autobiografica. Messina, Gran camposanto, non più adolescente ma non ancora uomo nel far visita alla tomba dell’amato padre inciampa in quella abbandonata di una bambina dal nome straniero, morta nel 1883. Momento epifanico. Da quell’istante una forza ignota lo attirerà in quel luogo e lo muoverà alla vita. Restaurerà e curerà quella tomba dimenticata da Dio e dagli uomini e nei decenni a seguire indagherà per conoscere e decifrare quella bambina. Indagine storica e metafisica.

Come in ogni autobiografia, e in ogni vita, anche in questa la parte più potente sta all’inizio, dove viene affrontata la sofferenza irredenta del bambino orfano di padre e della misteriosa bambina morta prematuramente: il dolore dell’umanità tutta. Sofferenza che senza ragione colpisce gli innocenti, così, a capocchia, di fronte alla quale può risultare ragionevole teorizzare la schopenhaueriana mistica pacificante del meglio non essere mai stati. Tentazione di sempiterna immobilità che il protagonista supera nell’adottare quella tomba, atto che inventa e costruisce un senso al mondo.

Bello lo stile del romanzo grazie all’intercalare di episodi di vita, nei primi capitoli perlopiù vita di strada, mischiati a riflessioni che rasentano, piacevolmente, il saggio. Barrilà è psicoterapeuta, ma il romanzo non è per nulla psicologico, eppure per dinamica osmotica conduce il lettore a riflettere -nel senso di rispecchiarsi e di meditare- su nodi e snodi della personale biografia. Tre le forze in campo, la gloria dell’insensato inorganico, l’umana iniziativa che gli resiste e la natura coi suoi cipressi che si flettono alle raffiche di vento; natura che riordina le cose e consola nel suo potente esserci.

L’indagine per conoscere l’identità della bambina porterà l’Autore in luoghi lontani e vicini, in tempi presenti e remoti, contigui alla sua figura fino ad intercettare dei suoi lontani parenti. Alcuni capitoli del romanzo si attardano, forse più del necessario, nel dettagliare nomi, date ed eventi storici. Un rendicontare vicende ottocentesche e dei primi del Novecento comunque utile, specialmente oggi, per cogliere quell’intreccio di accadimenti che hanno forgiato il nostro continente attraverso scambi e contaminazioni proficue quanto dimenticate.

Il cerchio si stringerà sempre di più e non si staccheranno gli occhi dal libro per sapere chi era quella bambina. Alla fine il suo volto ci sarà svelato, senza però trionfare, l’Autore sa che l’avevamo capito dalle prime pagine che quella bambina era la sua anima.

Domenico Barrilà
“La casa di Henriette – Lontano. Fino alle tue radici”,
Sonda Edizioni

Ultima modifica il Venerdì, 15 Novembre 2019 17:35

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