BLOG DI BRUNO VERGANI

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Sabato, 19 Settembre 2020 09:05

Epigenesi della gatta

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Ma la gatta di casa si comporta al cento per cento come si comporta, solo e sempre per cause genetiche e ambientali, o anche perché lo vuole lei ? Se avesse tale potere di volontà, anche solo l’uno per cento, esprimerebbe una quota di trascendenza, o perlomeno di “sporgenza” dal funzionamento naturale. Insomma i gatti sono determinati solo da istinto o hanno anche un po' di libero arbitrio? Nell’osservare la gatta di casa mi sembra di coglierla ogni momento una sua libera individualità, ma non so ancora se questa cifra è una mia fantasia che proietto sulla gatta o ci sia per davvero.

In ogni modo la circostanza che mi invento storie sui gatti è indizio di una mia sporgenza dalla natura, a meno che anche la natura a mia insaputa di tanto in tanto si inventi storie per raccontarsele in segreto, o che anch'essa sia il racconto di qualcuno.

Ultima modifica il Domenica, 20 Settembre 2020 09:42
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3 commenti

  • Link al commento Pietro Spalla Lunedì, 21 Settembre 2020 07:32 inviato da Pietro Spalla

    Non so se i miei gatti hanno un po' di libero arbitrio, so però che attentano al mio. Non so eludere le loro richieste, non solo alimentari ma, anche, affettive, giocose, di complicità. Mi condizionano parecchio: so dire no più facilmente agli amici e a mia moglie che ai miei gatti

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  • Link al commento germano federici Lunedì, 21 Settembre 2020 06:49 inviato da germano federici

    Non c'è capacità umana che non esista in nuce anche almeno negli animali "superiori". Ricordo un capitolo intitolato "etica animale in un libro sull'etologia edito dalla Zanichelli, dove si riferiva di un maschio dominante che, osservato in cattività, concedeva una delle sue femmine a un altro maschio, pur potendola rifiutare.
    Noi umani dobbiamo rinunciare una volta per tutte alla pretesa di unicità su alcunché, non potendo disporre di tutte le forme di transizione che hanno elaborato e ci hanno trasmesso ogni più piccola conquista evolutiva.
    Quanto alle differenze comportamentali osservabili tra fratelli o sorelle, per quanto piccole siano le differenze genetiche (che ci sono anche nei gemelli monoovulari), l'interazione tra geni e ambiente (mai neppure questo identico neppure per due gemelli) produce un iperspazio di possibilità comportamentali sufficiente per essere definito "temperamento".
    Se un gene da solo è in rapporto lineare con l'RNA trascritto, già non lo è più con il prodotto della trascrizione (la proteina). Figurarsi in un campo d'azione dove ci sono geni che interagiscono tra loro e che sono frutto di una storia anche individuale, oltre che di specie e genere.
    Parafrasando l'aforisma di Haldane, Dio ha una passione smodata per la diversità a tutti i livelli.

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  • Link al commento Bruno Vergani Sabato, 19 Settembre 2020 18:15 inviato da Bruno Vergani

    David Gerson osserva che un test affidabile bisognerebbe effettuarlo monitorando “un gatto nato ‘libero’, scevro da ogni tipo di condizionamento”, in quanto il gatto domestico esercita “una sorta di opportunismo […]; istinto manipolato dalla mano umana che crea un'abitudine dell'animale”. Quindi da parte del gatto di casa accade nient’altro che una conformazione strumentale a Homo sapiens e al suo “sporgere” dalla natura; un suo entrare nel nostro paradigma per mettere qualcosa sotto i denti che ci procura la sensazione che ci assomigli (quote di libero arbitrio incluso). Se le cose stanno così torna alla mente Wittgenstein “Se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo”. Ci sarebbe ancora da spiegare un dato che tutti quelli che hanno gatti -da noi ne abbiamo trenta- constatano: due gatti fratelli, o gatte sorelle, che vivono sotto lo stesso tetto e con le medesime persone non di rado hanno carattere molto diverso. Non so fino a che punto modesti cambiamenti di DNA possano giustificare differenze caratteriali così marcate.

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