BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Lunedì, 28 Ottobre 2019 20:51

Copia originale

Scritto da 

Di fronte ad un'opera del naturalismo pittorico che impeccabile riproduce uno scorcio di natura, considerando l’immagine reale da dove è stato attinto si potrebbe cinicamente considerare: «Era meglio l’originale».

Un platonico bello spinto, considerando il mondo perfetto delle idee da dove quello scorcio reale di natura deriva, potrebbe ancora affermare: «Però sarebbe meglio l’originale», giudicando quello scorcio di realtà del nostro mondo un immanente imperfetto albergante nella sua perfezione in un trascendente iperuranio. Stando così le cose giudicherebbe il dipinto espressione ancora più misera, perché copia della copia.

Non possiamo escludere che incaponendoci nel cercare il regno della realtà pura e assoluta indicando un più in là ad oltranza diventiamo, nostro malgrado, un po’ nichilisti. Plausibile che l’iperuranio abiti semplicemente nella testa di Homo sapiens e da nessuna altra parte e che l’artista compia elaborazione lodevole connettendo il quaggiù che vede col lassù che ha in testa.

Ultima modifica il Lunedì, 28 Ottobre 2019 21:03

2 commenti

  • Link al commento germano federici Lunedì, 04 Novembre 2019 21:39 inviato da germano federici

    Il massimo della trascendenza si ha, a mio parere, con il massimo dell'immanenza. Abbasso Platone! che, attraverso Plotino, ha corrotto ulteriormente Agostino di Ippona, proprio quando pensava di aver trovato la strada giusta!, consegnando l'Occidente a nevrosi inenarrabili.
    Abbiamo una sola realtà, questa, e mille fantasie su ciò che essa nasconde o cui rimanda. Eppure ... eppure ... non possiamo che immaginare, descrivere, cantare, danzare, dipingere le nostre speranze dando corpo alla trascendenza, che, senza il nostro affaticarci, non avrebbe alcun senso. La realtà è/sono le nostre speranze su di essa. Quel quadro è una danza che dà ritmo e colore alla trascendenza, altrimenti mortalmente ferma e spenta.
    Perché "copia della copia"? Perché dare come più vicina al reale la rappresentazione fisiologicamente elaborata che attraverso gli occhi il cervello crea? Un cane o un'ape vedono quel paesaggio in modi completamente diversi. Siamo sicuri che la percezione sensoriale abbia una corrispondenza maggiore con "la cosa in sé" rispetto alla sua ulteriore rappresentazione artistica?

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  • Link al commento armando caccamo Martedì, 29 Ottobre 2019 09:20 inviato da armando caccamo

    mi piacciono poco i dipinti "fotografici" appunto perché penso che l'originale vinca sempre sulla copia! E' l'interpretazione dell'autore che cerco, è la restituzione che l'artista fa della realtà che mi interessa.
    Cos'è l'arte se non la contestazione di una realtà decisa da altri (Dio o Natura) e restituitaci dai soli sensi, meri 'sensori' di parte? L'arte permette all'uomo di farsi dio o natura!

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