BLOG DI BRUNO VERGANI

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Lunedì, 13 Febbraio 2012 19:06

Sindrome di Korsakoff

Scritto da 

Anche oggi l’universo non ha senso e a me è passata la voglia d’inventargliene uno, dice il nichilista dalla sua palude nella quale sono rimasto impantanato anch’io per cinque minuti al risveglio, poi agilmente emancipato da un caffé.

Nel saggio di Oliver Sacks:
«L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello»
l’Autore rendiconta le sue esperienze cliniche di neurologo descrivendo comportamenti di pazienti con danno cerebrale.
Le implicazioni filosofiche sono interessantissime: casi estremi che fotografano non la patologia di pochi ma la condizione umana di tutti. Un giro in Google per credere. Anzi incollo sotto così facciamo prima.

da Wikipedia

Una questione d'identità

Il caso del signor Thompson, un altro paziente afflitto da sindrome di Korsakoff come Jimmie G. (Il marinaio perduto), è un esempio della reazione totalmente differente di due persone alla stessa malattia. Jimmie G., privo della memoria degli ultimi trent'anni della sua vita, e non essendo in grado di riconoscere il suo male, si era chiuso in uno stato perenne di smarrimento che lo aveva completamente tagliato fuori dal mondo esterno; il signor Thompson, invece, percepiva chiaramente questo vuoto nella sua coscienza, e per farvi fronte si armava della sua inesauribile parlantina e «creava di continuo un mondo e un sé in sostituzione di ciò che andava di continuo dimenticato e perduto». Sacks descrive così la patologia di Thompson:
    « Non ricordava nulla per più di qualche secondo. Era costantemente disorientato, costantemente sull'orlo di abissi di amnesia che però scavalcava agilmente lanciandosi in chiacchierate e fantasie di ogni sorta. Ma per lui non erano fantasie, bensì il modo in cui all'improvviso vedeva o interpretava il mondo. Non potendone tollerare, o ammettere, nemmeno per un istante, il flusso e l'incoerenza intrinseci li sostituiva con questa strana e delirante quasi-coerenza, e con il suo fuoco di fila di invenzioni sempre nuove, incessanti, inconsce, improvvisava di continuo un mondo attorno a sé».
    
L'autore prosegue ipotizzando lo stato d'animo del paziente:
    « Come vive questa situazione il signor Thompson? A un giudizio superficiale, lo si direbbe un personaggio dalla comicità effervescente. La gente lo trova « un comico nato ». Ed effettivamente [...] la situazione è comica, ma oltre che comica è anche terribile. Poiché ci troviamo qui di fronte a un uomo che in un certo senso è disperato [...] Il mondo scompare continuamente, perde significato, svanisce - e lui deve cercare un senso, costruire un senso, disperatamente, inventando di continuo, gettando ponti di senso sopra abissi di insensatezza, sopra il caos che si spalanca incessantemente sotto di lui».

Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2012 19:09
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3 commenti

  • Link al commento matilde cesaro Lunedì, 13 Febbraio 2012 21:09 inviato da matilde cesaro

    ....Abitudini bizzarre, costruzioni di senso... quanto senno intorno a me. Parlare dona un senso di libertà e scagiona dalle responsabilità. Autori della serie, fiction, estromettiamo concetti di "strano" e "normale". Convivono una visione virtuale ed un'altra reale. Carnevale del pensiero: oggi indosso il mio costume preferito.

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  • Link al commento Delia Cazeaux Mercoledì, 15 Febbraio 2012 09:02 inviato da Delia Cazeaux

    La malattia del Sig. Thompson mi sembra quella che ha afflitto l'elettorato italiano negli ultimi 20 anni, sia a destra che a sinistra ...
    Speriamo che la terapia Monti, dagli effetti devastanti, abbia però il merito di far tornare alle persone la memoria storica entro le elezioni del 2013. Si sa, più amara è la medicina, meglio fa!

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  • Link al commento Bruno Vergani Mercoledì, 15 Febbraio 2012 09:34 inviato da Bruno Vergani

    E' proprio vero cara Delia. Milioni di Thompson, un'epidemia.

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