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Martedì, 06 Luglio 2021 01:00

Grammaidolatria

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Alle volte possiamo pensare anche senza parole e non di rado i pensieri migliori (talvolta pure i peggiori) sono proprio quelli che, liberi da chiacchiericcio o da dotta parola interiore, sviluppiamo, elaboriamo e concludiamo, senza formulare parola. Lo facciamo più spesso di quel che sembra, contemplando la natura quasi sempre[1].

Se i pensieri stanno in piedi (anche) da soli è indizio che non sono fatti di sole parole. Poi grazie alla parola possiamo esprimere e comunicare agli altri il nostro pensiero così che tutti possano palparlo, e non è poco; anzi sotto certi aspetti è tutto, ma considerando che le cose sono anche senza nome, e visto che l’atto di pensiero è possibile anche senza linguaggio, affermare che in principio è la parola[2] è forse una esagerazione, può anche darsi un’idolatria.

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1 Nel trovarci di fronte a un Terebinto possiamo credere di vederlo benissimo anche se ci sfugge, succede quando ci poniamo nella traccia descrittiva spazio-temporale che ricorda il suo nome, la sua storia e le sue storie, i suoi usi, la sua struttura e la sua chimica, e invece di vedere il Terebinto ripetiamo parole sul Terebinto. Possiamo invece, ed è facile, cambiare traccia evitando ogni memoria e ogni parola che argomenta per trovarci semplicemente al suo cospetto, in tutt’altro paradigma e regno. Forse un buon modo per prepararsi a morire è quello di iniziare ad entrare in quest’altra eterna immanenza; le immagini del film "Solaris” di Tarkovsky (la musica è di Bach), che possiamo vedere qui, ci offrono un esempio di questa immanenza trascendente. Potremmo chiamarla contemplazione ma è meglio evitare, perché dargli nome è già uscire da quella traccia, se un mistico apre bocca inevitabilmente gracchia.

2 "Parola" e “Verbo” nel senso di logocentrismo, dove il logos, parola verbo, sarebbe non solo l’unico veicolo di ogni conoscenza, ma causa della coscienza che abbiamo della realtà che senza la parola non sarebbe. Parola esaltata, dunque, a sostanza, principio attivo, potenza, ipostasi, insomma all’Essere stesso nella sua totalità come l’incipit del Vangelo secondo Giovanni proclama. Ma alla fine ci sarebbe da chiedersi: cos’è di fatto questa Parola con la P maiuscola se non le umane parole del linguaggio in uso? Cos’è questa esaltazione del Verbo se non un discutibile inno all’antropocentrismo?

Ultima modifica il Domenica, 11 Luglio 2021 15:51
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