BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Mercoledì, 18 Settembre 2019 15:05

Disperazione grammatica

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Se n'era fatto una ragione, non poteva procrastinare ancora, doveva conformarsi alle Linee guida per l’uso corretto del genere. Una mail che stava per scrivere ad un gruppo di amiche e di amici era la buona occasione per mettersi alla prova, finalmente quel suo desiderio di emanciparsi da cripto misoginie ereditate poteva tradursi in grammatica e sintassi e migliorare un po' il mondo.

Mosso da abitudine e ingenuità stava per attaccare con il solito “Cari amici”, che come la costola di Adamo include convenzionalmente il femminile. Incipit subito scartato perché evidente dissemetria grammaticale che tradisce le Linee guida rafforzando la disuguaglianza di genere, oltreché risultare irrispettosa delle differenze. Aveva ipotizzato di ribaltare la faccenda cominciando con un “Care amiche” che includesse convenzionalmente gli amici, ma aveva lasciato perdere non tanto perché rasentasse la misandria, ma perché pochi avrebbero compreso visto che la convenzione non era ancora stata condivisa e ratificata.

Così aveva optato per un “Care amici, care amiche” che, già che c'era, aveva sostituito col più garbato “Care amiche, cari amici”, ma si era subito accorto che erano opzioni insidiosissime perché poi, nello svolgersi dello scritto, avrebbe dovuto mantenere coerentemente la ripetizione in ogni passaggio e sarebbe bastata una minima svista perché gli scappasse un aggettivo, un pronome, o un articolo maschile non correlato dal femminile, e poi con tutte quelle ripetizioni lo scritto si sarebbe appesantito assai. Però nonostante le insidie e gli appesantimenti era sempre meglio dell'iniziare con gli espedienti burocratichesi Cari/e; Care/i; Car-i/e; Car-e/i, o gli androgini Car*; Car@; Carissim* Carissim@.

Esausto aveva tentato tutt’altra via evitando e occultando, come fanno il ladro e l'evaso con la guardia, qualsiasi contenuto avesse a che fare, o anche solo evocasse, faccende di genere. Un limbo grammaticale abitato da angeli asessuati e da impersonali putti con foglie di fico in mezzo alle gambe, neutralità che termini come Individuo, Soggetto e Persona permettevano, ma ingessato al punto da non poter più esprimere ciò che voleva davvero dire aveva lasciato perdere e quella mail non fu più scritta. Divenne devoto a san Paolo folgorato da un passaggio della Lettera ai Galati: «Non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno solo in Cristo Gesù».

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2019 08:13
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3 commenti

  • Link al commento armando caccamo Domenica, 22 Settembre 2019 05:38 inviato da armando caccamo

    allora scrivi "Ehi Voi"

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  • Link al commento Bruno Vergani Venerdì, 20 Settembre 2019 16:48 inviato da Bruno Vergani

    Possibilità purtroppo preclusa, anche se anestetizzato dal "Voi" le Linee guida non consento l'utilizzo del maschile "Cari".

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  • Link al commento armando caccamo Venerdì, 20 Settembre 2019 15:44 inviato da armando caccamo

    che meraviglia di riflessione! .... ma se avessi cominciato con "Cari Voi" la mail sarebbe stata spedita, ma saremmo stati privati della deliziosa citazione di Paolo di Tarso così attuale!

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