BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Domenica, 28 Marzo 2010 12:08

E' lecito, a priori, giudicare uno sconosciuto dalla faccia?

Scritto da  Bruno Vergani

 

Alle regionali mi hanno calorosamente consigliato di votare un tizio, ho guardato la foto e ho deciso rapido di non votarlo non solo perché non so chi sia, cosa abbia fatto e cosa intenda fare, ma anche perché la sua faccia non mi piace. Si dice che dopo i quarant’anni ognuno ha la faccia che si merita e quello lì non si merita la mia preferenza. Irragionevole ma lecito. E i simboli? Le bandiere? Significano davvero quello che comunicano se accade che Il crocifisso viene oggi impugnato a mo’ di martello da dare in testa all’extracomunitario?Il simbolo è quanto evoca o rappresenta, per convenzione o per naturale associazione di idee, un concetto astratto, una condizione, una situazione, una realtà più vasta.Impossibile pesare duecento grammi di "Libertà" o prendere una manciata di "Italia", quindi una statua e il tricolore compiono la magia di rendere agilmente tangibili concetti astratti.La comunicazione attraverso i simboli è un linguaggio antico e naturale di immediata comunicazione perché, rispetto ai consueti mezzi di informazione, rompe le barriere semplificando l’interpretazione e la memorizzazione dei messaggi.Il simbolo nella sua iconicità, puo essere facilmente rapportato al significato rappresentato e collegato ad esso sia istintivamente che per deduzione logica, favorendo una correlazione tra la realtà oggettiva e la sua rappresentazione, tuttavia realtà complesse e profonde potrebbero generare per processo sintetico simbologie criptiche.Il simbolo partitico esprime funzione SINTATTICA ovvero la relazione ad altri simboli, funzione utilizzata prevalentemente per comunicare alleanze partitiche. Funzione PRAGMATICA, cioè gli scopi ed l'utilizzo del simbolo. Queste finalità valgono anche per la segnaletica stradale o per il marketing pubblicitario, ma un simbolo di partito dovrebbe esprimere una funzione ben più importante di un "divieto di sosta" o di un marchio commerciale.Un simbolo di partito dovrebbe comunicare contenuti ideali, progettuali e programmatici, svolgendo una funzione SEMANTICA, ovvero la relazione al significato che esprime.E' opportuno ricordare che la capacità d'elaborare simboli semanticamente forti non è, di per sé, qualificante. I simboli, per loro stessa natura, non sono dialettici: servono per affermare, testimoniare e non per dialogare e confrontarsi. Non a caso le ideologie sanguinarie e dittatoriali sono storicamente caratterizzate da una sistematica saturazione semantica, allegorica e liturgica. Nel nazismo il partito si trasforma, attraverso discorsi e cerimoniali che diventano atti di fede, in una vera e propria immagine simbolica venerata dalle masse. Hitler organizzò la sua vita pubblica, e persino quella privata, intorno a se stesso come a un simbolo vivente. Tornando al presente sembra che la tendenza di alcuni partiti politici italiani nella realizzazione dei propri simboli, abbia una attenzione prevalentemente pragmatica, al pari della pubblicità di una scatola di pomodori pelati. Il fatto non è nuovo, quando in Italia il numero degli analfabeti era rilevante, si elaborava un simbolo chiaro, semplice ed inequivocabile, che per impatto elementare fosse ricordato con certezza nell'isolamento della cabina elettorale. La falce e martello, il sole nascente, lo scudo crociato. Segni si pragmatici ma nel contempo intrisi di significato: la classe lavoratrice, l'avvenire, la fede. Oggi nonostante i cittadini italiani analfabeti siano in via di estinzione, l'attenzione alla funzione pratica del simbolo si è immotivatamente rinvigorita ma frequentemente, a differenza del recente passato, con carenza di significati.Sembra che i partiti nell'elaborare i propri simboli abbiano difficoltà nel concepire una propria autonomia nel comunicare significati propri atti ad essere trasmessi dalle immagini. Vengono proposti simboli che rappresentano concetti assolutamente condivisibili ma vaghi: famiglia, religione, patria, liberismo, pace, solidarietà. Sembra latiti una precisa cultura politica, sembra non importare da dove arrivi e cosa cosa abbia fatto un candidato negli ultimi vent'anni, ciò che importa è come appare nella fotografia stampata nell'ultimo manifesto elettorale. Una politica televisiva e mediale. Se manca cultura politica i simboli si impoveriscono, e sembra che la cultura politica italiana tenda ad involversi in sottoculture incapaci di esprimersi semanticamente.Una cultura a differenza delle sottoculture non si contenta più di ciò che vede, vuole andare al di là, penetrare il mistero delle cose, comprenderne il significato profondo e misterioso. Gli artisti sono stanchi di descrivere bei tramonti e mari tempestosi e sono attratti dalle misteriose analogie o associazioni di idee che la mente umana elabora ogni momento ad ogni nuova sensazione. Un segno, un colore non interessa più in se stesso, ma in quanto evoca in chi lo vede un ricordo, un sentimento, un'idea. Nella sinestesia (dal greco syn, "insieme" e aisthánestai, "percepire") si attua un procedimento retorico che consiste nell'associare, all'interno di un'unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un'immagine vividamente inedita.Per le sottoculture politiche non esistendo più motivazioni ideali capaci di tradursi in emblemi, in forti elementi simbolici, si utilizza come surrogato l'asfittica immagine della faccia del candidato, un segno banale, sovente senza storia.Immagine diffusa e quindi omologante nella simbologia partitica è il tricolore, ambiguamente presente da destra a sinistra. Il bianco, rosso e verde viene utilizzato per esprimere concezioni esistenziali, sociali, politiche e programmatiche agli antipodi. Viceversa concezioni e programmi di partiti assolutamente sovrapponibili sono artificiosamente differenziati con nomi di facciata e simbologie graficamente e cromaticamente diverse.I partiti politici fatti da uomini reali, ma tenuti insieme da interessi e motivazioni ideali non possono fare a meno di identificarsi, unirsi, riconoscersi ed esprimersi in simboli.i simboli tradizionalmente vengano creati non dagli individui, ma dai popoli. Grazie ai simboli, ai miti e alla poesia, noi ricordiamo il principio e la fine, cioè ricordiamo la nostra identità, chi siamo. I simboli mantengono, conservano la nostra identità e memoria storica, quindi un gruppo politico senza un simbolo che lo caratterizzi e rappresenti non esiste o se esiste non resiste.L'indagine semantica sui simboli dei partiti politici può essere parametro di verifica per valutare se e quanto è in atto una decomposizione semantica e se e quanto dipenda dal vuoto, dallo smarrimento, dall'ignoranza e confusione della politica italiana.Quando un medico osserva nell’emocromo di un paziente che i linfociti sono alti sa che può essere in atto una infezione virale. Il paziente lo ignora ma il medico, grazie all'osservazione di un parametro specifico, lo sa. Analogamente il simbolo partitico può essere utilizzato come parametro diagnostico per determinare la salute di un partito politico.Attraverso l’analisi semantica del simbolo è possible diagnosticare l'eventuale positività a due gravi patologie:il vuotoil totalitarismoOsserviamo di simboli nelle sedi dei partiti, da destra a sinistra, nelle associazioni e nei sindacati. Analizziamo simboli delle insegne, nei documenti, nei manifesti e nelle bandiere.L'insegna e i manifesti sono veicoli sicuramente pragmatici del simbolo, visto che il primo serve a identificare la sede del partito, il secondo a pubblicizzare uomini e progetti. Le bandiere sono invece più interessanti perché pura semantica; non "servono" a nulla se non ad esprimere significati. L'indagine semantica dovrà dunque privilegiare, le bandiere per ricercare e palesare vuoti e significati, che forse gli stessi esponenti o militanti di partito ignorano. Bruno Vergani

Ultima modifica il Venerdì, 28 Ottobre 2011 23:53
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2 commenti

  • Link al commento  luigi Martedì, 30 Marzo 2010 11:56 inviato da luigi

    Caro Bruno, una volta si diceva "metterci la faccia", "giocarsi la faccia". di una persona un po' irriverente si diceva "sfacciato". Di una situazione un po' troppo ardita si concludeva: "alla faccia!". Oggi di fronte alla .. sfacciataggine di molti politici, ci si chiede con che "faccia di tolla" o "di bronzo" osino presentarsi. Altri poi la faccia se la rifanno, come l'imene di una vergine riciclata alla integrità: con il lifiting e/o con il botulino e/o con il cerone ("che bel cerone hai", dovrebbero dirsi oggi i politici per congratularsi della salute politica di un collega).
    Ma, in questo inflazione e povertà di faccioni elettrorali, forse hai ragione tu. Non resta che affidarsi alla impressione .. di pancia e fidarsi della propria esperienza.

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  • Link al commento  sante Domenica, 28 Marzo 2010 12:59 inviato da sante

    non sarà "politically correct" ma che goduria giudicare solo dalla faccia e poi s'azzecca

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