BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Domenica, 08 Novembre 2020 17:42

Rimedio antalgico

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L’ingegnere che progetta macchinari sa bene che i componenti più robusti e affidabili non sono quelli costituiti da leghe speciali, ma quelli che non ci sono; se conservando la cilindrata complessiva un motore da sei pistoni lo riduci a quattro, quei due pistoni in meno permarranno eternamente indenni da usure e collassi. Comico? Mica tanto.

Insigni tradizioni spirituali e autorevoli speculazioni filosofiche applicano lo stratagemma del pistone dissolto all’io personale. Filo rosso di alto lignaggio che dal Vedanta a Parmenide percorre il neoplatonismo e poi i mistici renani fino al neoparmenidismo di Severino, affiorando e sparendo qua e là come un fiume carsico. Tracce le possiamo scorgere in Schopenhauer e apprezzare nell’ultimo Jung o in Pessoa.

Il discorso, semplice quanto radicale, è che la vera realtà non è il divenire delle distinte cose, ma un ingenerato, immobile, immutabile, immortale, indivisibile, auto-fondante, sempiterno e onnipervadente tutt’Uno. Essere che non conosce divenire all’interno del quale non sussistono entità separate individuate. Non sussistendo alcuno né, a maggior ragione, qualcuno, nessuno nasce e nessuno muore. Se tu non sei chi mai soffre e muore?

In tale concezione il grande equivoco che produce la sensazione della personale finitudine e del conseguente sgomento deriva, dunque, dall’erroneo auto-identificarsi con l’apparato psicosomatico individuale in divenire; io-persona che sarebbe nient’altro che una falsa apparenza di fatto inesistente che equivochiamo per reale, mentre noi siamo Essere impersonale, il Supremo Assoluto.

La prospettiva è innegabilmente vantaggiosa nel permettere di raggiungere una istantanea atarassia, attraverso una semplice operazione concettuale bypassando laboriose ortoprassi. Spassionati testimoni del Supremo ci intratterremo come accade vedendo il falso come falso e il vero come vero, tutto qui. Evidenti anche gli svantaggi: che senso ha morire da vivi per essere eterni? E poi, è davvero così svantaggioso essere individui di questo mondo? Un buona soluzione è forse optare per un’aurea mediocritas, conservando la concezione come sfondo della nostra esistenza personale, così da continuare a gioire delle gioie e addolorarci ancora dei mali, ma non troppo.

Ultima modifica il Domenica, 08 Novembre 2020 18:42

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