BLOG DI BRUNO VERGANI

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Venerdì, 20 Dicembre 2013 12:54

Infondata giustificazione

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In questi giorni la cronaca giudiziaria si occupa, ancora, di appartenenti a Comunione e Liberazione coinvolti in presunti reati di corruzione. Nell'apprendere la notizia ci si chiede, ancora, come e perché possano esistere individui che, nell’intento di conformarsi al Vangelo, ignorino e calpestino le regole sociali per fini egoistici.

In parte risponde la contiguità teologica di don Giussani al fondamento della giustificazione protestante, che interpreta CL compagnia umana prescelta da Dio, che pur nella storia la trascende e giudica non per irreprensibile morale personale, ma per ontologica ineffabile vigoria infusa dall'"Alto"; imputazione di giustizia grazie ai meriti di Cristo e al Lui appartenere, indipendentemente dall’operato del soggetto.

Un filone di indagine, forse più fecondo del mero riscontrare l’individuale avidità di qualche ciellino, potrebbe, dunque, svilupparsi analizzando fatti remoti, quelli del sedicesimo secolo che hanno visto, e vedono ancora, dibattere cattolici e protestanti riguardo la giustificazione personale.

La teologia protestante vede giustificato il fedele per la grazia a lui imputata dai meriti di Cristo attraverso la fede personale; sola fide indipendentemente dall’operato del fedele. Tale concezione dovrebbe favorire disinvoltura morale nei paesi protestanti, invece l’immoralità è smentita se non dalla storia, almeno dalla cronaca che rendiconta i paesi protestanti tra i meno corrotti al mondo.
La teologia cattolica invece, pur indicando la grazia divina a giustificazione del soggetto, non vede imputazione diretta di grazia ma infusione di grazia: il cattolico, oltre alla fede, deve metterci “del suo” per essere giustificato dalla grazia di Cristo: una tazza tenuta aperta dal comportamento giusto del fedele, adeguato e congruo a accogliere in lui il versamento dall'alto della grazia salvifica. Tale concezione più responsabilizzante dovrebbe limitare l’immoralità nei paesi cattolici, eppure la cronaca li include tra i più corrotti.
I conti non tornano e  la comprensione del fenomeno appare complicata. Probabilmente tra i motivi di una certa disinvolta immoralità cattolica rispetto alla protestante sarebbe da includere - oltre a una minore capacità di dialogo con la modernità - il sacramento della penitenza, che bandito dal protestantesimo risulta fattiva possibilità per il cattolico di recupero, a oltranza e istantaneo, della assoluta giustificazione personale grazie ai meriti di Cristo.

Il cattoprotestantesimo giussaniano, improbabile protestantesimo devoto al sacramento della penitenza, accoglie gli aspetti più consoni - e cattolici e protestanti - a mai imputare il soggetto. Non sempre i sincretismi sono fecondi.

Ultima modifica il Martedì, 24 Dicembre 2013 09:52

2 commenti

  • Link al commento alessandra Venerdì, 20 Dicembre 2013 21:25 inviato da alessandra

    Comunione e autoassoluzione
    Per una strana coincidenza proprio oggi 20 dicembre nella rivista ciellina ClanDestinozoom appare un articolo dal titolo "L'antimoralismo dei Vangeli".
    Nel curioso post il signor gv ci garantisce che nella versione greca le sacre scritture non ci dicono affatto di comportarci bene, come nella moralistica e noiosa versione latina (che ahimè noi abbiamo fin qui conosciuto), ma piuttosto di essere noi stessi. Peccato non averlo saputo una trentina di anni fa...

    Rapporto
  • Link al commento Mario Martedì, 07 Gennaio 2014 08:28 inviato da Mario

    Ah bbruno ancora co sta storia dei "prescelti"? manco fosse matix! Se vede che non hai capito un c... apitolo del libro "il senso religioso"

    cosa credevi!? :)

    Rapporto

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