BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Martedì, 16 Novembre 2010 20:28

Va dove ti porta il cuore?

Scritto da  Bruno Vergani

 

 Quelli che nell’esistenza sono andati dove li ha portati il cuore, sono poi arrivati da qualche parte?  Dove? Come stanno? Quanti i realizzati dall’esperienza e quanti i disastrati? Quanti i graziati e quanti i disgraziati? Intendiamo un “dove ti porta il cuore” radicale, quello di Dante e Beatrice, di Romeo e Giulietta, di Renzo e Lucia; via del cuore alla Hegel: l’obliarsi in una alterità per realizzarsi attraverso la rinuncia a sé stessi; perdersi completamente nell’altro per poi ritrovarsi. Narrazione romantica raccontata da sempre, che ancora oggi, in differenti versioni, genera consensi e attua successo di pubblico; storia che funziona e inchioda al romanzo o alla fiction i più degli italiani: amore assoluto per quel l’uomo, per quella donna, per quella madonna, per quel guru, l’amore di Dio e per Dio, amore per la patria fino al sacrificio estremo di sé, amore per l’ideale con probabile innamoramento anche del leader carismatico che lo incarna e rappresenta. Donne e uomini che amano, eroi che amano, santi che amano, mistici che amano, messia che amano e sono amati, patrioti che amano. Donne, uomini, eroi, santi, mistici, messia e patrioti che poco pensano e molto soffrono perché molto amano. Il romanzo “I dolori del giovane Werther” del primo Goethe originò un fenomeno chiamato "febbre di Werther": i giovani lettori si identificarono a tal punto col protagonista da imitarlo fino al suicidio per un amore impossibile. “Febbre” è termine congruo, in effetti se si rilegge il romanzo con un minimo di raziocinio sembra di esaminare una cartella clinica in un centro d’igiene mentale, tuttavia accade che quando donne e uomini, a seguito di un passato sentimentale andato storto, o disillusi da ideali scelgano finalmente di seguire il proprio percorso esistenziale unendo pensiero e sentimento, vivendo proficue relazioni di partnership, un movimento d’opinione insorga scandalizzato per spronarli a mettersi in gioco ancora, a riprovare ancora, a buttare via la testa per andare là dove porta il cuore, in quei territori dove il linguaggio e la ragione collassano.Un invito alla follia discutibile. 

Ultima modifica il Sabato, 29 Ottobre 2011 00:07

2 commenti

  • Link al commento  Augusto Cavadi Mercoledì, 17 Novembre 2010 07:17 inviato da Augusto Cavadi

    Caro Bruno, quanto ti condivido! Sappiamo bene cos'è una vita tutta cervello e niente cuore; altrettanto bene una vita tutta cuore e niente cervello. Ma la via media è più facile da ipotizzare che da individuare con la ragione e perseguire con passione. Forse questa via media si chiama saggezza: e la ricerca di questa saggezza è il cuore della filosofia-in-pratica.
    Spero tanto che, a fine luglio 2011, si riesca a ritagliare dalle tue parti una settimana di convivenza e di riflessione e di discussione su queste tematiche...

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  • Link al commento  alpor Mercoledì, 17 Novembre 2010 22:15 inviato da alpor

    ma come è una vita senza amore? io che vivo senza questa illusione necessaria mi sento un poco spenta, so che sto rinunciando anche ad un esperienza vitale e fondante...ma è cosi', diffido dell'amore perchè so che mi trascina lontano da me e non posso fidarmi dello sconosciuto che mi sta difronte...

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