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Giovedì, 16 Gennaio 2020 18:11

Metafisica di Viperina ruvidissima

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Quest’inverno sotto casa sono spuntate numerose piante di Viperina ruvidissima (Echium asperrimum Lam.). Simile alla più nota Viperina volgare (Echium vulgare L.) quella col fiore azzurro, la ruvidissima è un poco più spinosa e ha il fiore rosa pallido, plausibile sia una sottospecie della volgare mutata per adattarsi a climi caldi. Fermarsi soddisfatti a questa prima osservazione (cosa c'è e come appare ciò che c’è) e sistematizzazione (catalogazione di quello che c’è per mezzo di una convenzionale nomenclatura condivisa), implica nell’osservatore la concezione -perlopiù inconsapevole- che Viperina ruvidissima sia essa stessa a conferirsi l'essere, per la bruta evidenza che c’è.

Ma indagando meglio realizziamo che questo “tutto qui” non può considerarsi conclusivo, visto che il mondo è mosso da una serie di cause che producono effetti a loro volta cause e che, dunque, il supporre che sia Viperina ruvidissima ad auto-conferirsi l’essere, è più un arbitrio dell’osservatore (interpretazione, credenza) che dinamica reale. Per capirne di più della Viperina ruvidissima dobbiamo, quindi, oltreché osservarla, tentare di indagare l’essenza della sua esistenza, ovvero cogliere - alla Aristotele e alla Tommaso d'Aquino - che cosa realmente è, come è, perché è, da dove è (metafisica-intrafisica del suo sussistere).

Scorgo due possibili ipotesi:

a) Viperina ruvidissima è una manifestazione dell’ordinato e insieme casuale funzionamento naturale, Natura che sarebbe causa di sé medesima (causa sui, Spinoza). Se le cose stanno così ci troveremmo ancora a dover accettare che sia un ente -seppur complesso e universale come l’intera natura rispetto alla più modesta Viperina ruvidissima- a conferirsi l'essere; un mero spostare il problema delle criticità del causa sui, che per certi aspetti è un escamotage linguistico, visto che nessuno ha mai visto qualcosa auto-accadere, mentre tutti vediamo accadimenti prodotti da cause, ad iniziare da noi stessi che non ci siamo auto-fatti ma siamo a seguito di concanetamenti di cause-effetti;

b) concludere che Viperina ruvidissima sia creata da Dio (causa prima), ma anche questa possibilità lascia perplessi visto che, come tutte le piante, muta di continuo adattandosi all’ambiente e sarebbe un Dio davvero bizzarro quello indaffarato nel rimodularla di continuo, anche considerando la comica eventualità che il Creatore delegasse la mansione a un qualche demiurgo.

Non ho risposta al mistero in progress di Viperina ruvidissima e forse è meglio così, ogni spiegazione conclusiva risulterebbe incompatibile col suo continuo moto trasformativo, indizio di una sua origine ontologica e sussistenza metafisica non imbrigliabile in prefissati concetti.

Ultima modifica il Giovedì, 16 Gennaio 2020 19:07
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2 commenti

  • Link al commento armando caccamo Venerdì, 17 Gennaio 2020 06:57 inviato da armando caccamo

    Io penso che tutto ciò che accade è la somma di infiniti accadimenti ognuno dei quali ha una causa e un effetto. Il famoso detto che il battere delle ali di una farfalla in Australia può causare un uragano in Asia è supportato da questo concetto. Il mondo in divenire è una matassa ingarbugliata e cercare di venirne a capo è impresa al di sopra delle possibilità umane. Limitiamoci ad ammirare la Natura per quello che ci è concesso (da chi?), cercando di capirne i meccanismi “prossimali”, tanto ciò che causa una stella “nova” o un buco nero che si forma e ciò che questi accadimenti scatenano è troppo dilatato nel tempo e nello spazio per avere una ragione del perché, almeno per noi uomini!

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  • Link al commento germano federici Venerdì, 17 Gennaio 2020 19:06 inviato da germano federici

    La risposta l'ha data Darwin per quanto riguarda il processo generale e, per quanto riguarda il come e il perché, la possono comprovare nei dettagli i biologi molecolari e, più difficilmente, i paleontologi.
    Se Aristotele avesse potuto conoscere quanto scoperto da Darwin in poi, data la sua genialità filosofica, ci avrebbe fornito una definizione evoluta, perché evolutiva, del concetto di ente e della disciplina che lo definisce (ontologia). Certo non fissista né essenzialista. Io che, ahimé!, non sono né Aristotele né Darwin guardo le piante solo con stupore e gratitudine per il loro esistere, perché, come diceva il fondatore dell'associazione di cui faccio parte "anche nella tempesta un fiore dona sempre un sorriso". Evidentemente anche tra i trulli.

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