BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Venerdì, 01 Febbraio 2013 11:14

L'impostore

Studente che all’interrogazione spara a capocchia quello che non sa;
negoziante che afferma l’assurdo per vendere un pezzo in più;
giornalista che mente in pubblico per fedeltà alla linea editoriale;
delinquente che dichiara il falso all’interrogatorio;
politico che, in assoluta consapevolezza, dice falsità.

Che espressione della faccia assumono in questo impostarsi impostore?

Annotiamo tre versioni:

1 impacciata con voce impastocchiata;
2 neutra (faccia come il culo);
3 imperiosa con voce di tuono.

L’ultima è la versione più fragile e comica.

Martedì, 29 Gennaio 2013 11:34

L'oscena povertà

Lo mostrano a oltranza su tutti i canali che vende la dentiera al “Compro Oro” o che mangia mele bacate raccolte nel cassonetto dei rifiuti. Lo mostrano in coda alla mensa della Caritas o intirizzito davanti alla fabbrica fallita. Lo fanno vedere sfrattato che dorme in un furgone, nella versione con la faccia oscurata o in quella in primissimo piano che piange di brutto. Di solito è solo, se in compagnia è circondato da poveri cristi peggio di lui, se sposato è separato, se non è separato è vedovo, se genitore il figlio soffre di una malattia rara, se ha i denti sani invece della dentiera vende la vera nuziale, se ha finito l’oro svende l’argento della casa che possedeva.

Nessuno lo conosce, nessuno sa come si chiama, se i suoi burattinai non lo trasmettono non esiste più. E’ così malridotto che non ha neanche un corpo, abita dentro il televisore e serve a tante cose. Permette informazione anti-establishment o pro governo, dipende dall'inquadratura della sua sagoma, a destra, al centro, o a sinistra. Consola masse di spettatori: anche se poco valorosi è facile percepirsi un po’ meglio di lui. Per chi lo vede il dolore - che la sua immagine procura - è circoscritto e vago, un fastidio agilmente tollerabile che nel cambiare canale cessa all’istante come succede col mal di testa del gelato ingurgitato troppo alla svelta. Il povero diavolo mediatico fa sentire meglio un po’ tutti: mette su un trono i mediocri, ogni perdente è consolato, ogni invidia anestetizzata. Piace tanto a qualche religioso e anche ai ricchi che lo percepiscono sacro, immacolato, mai imputabile, malriuscito per decreto deciso da una mano invisibile per mostrare al mondo il loro status symbol con estemporanee iniziative caritatevoli.


Il poveretto mediatico è atomizzato, pietrificato, fisso, eterno. Mai prende iniziativa, per lui non esiste gioco di rapporti, ignora ogni costruire, ogni imprendere, ogni relazionarsi in vista di un beneficio. Piace tanto ai conduttori televisivi e anche ai professionisti esperti in penuria universale che da lì attingono reddito. Per assolvere tutti i suoi compiti il poveretto mediatico viene prefabbricato con precisione: mai emancipato dalla primigenia infantile pretesa che siano gli altri ad esaudire i suoi desideri, a  risolvergli i problemi. Congelato e prigioniero nello status di poverino a oltranza esige amore, attenzione, affrancamento dall’altro, dagli altri, dalla società, dallo Stato o da un trascendente Altro. Cronicamente astenico, sistematicamente vittima, vuole che siano tutti lì a curarlo e se tardano nell’assisterlo se la prende a male. Non pensa, frigna. Meglio cambiare canale. Meglio che i poveri, quelli veri, non si prestino a comparse dell'osceno gioco della fiction, se qualcuno volesse proprio farlo che si faccia almeno pagare. Tanto.


Sabato, 26 Gennaio 2013 21:57

Quando l’infinito noleggia automobili

Sono 16 gli indagati nell'inchiesta della Procura di Milano per turbativa d'asta e corruzione, vicenda di presunti appalti truccati sul noleggio di auto a enti pubblici di Milano e provincia, che vedono ancora indagati e arrestati soggetti vicini alla Compagnia delle Opere e a Comunione e Liberazione. Il Gip,  nell’ordinanza di misura cautelare, annota: «non pare affatto casuale il fatto che i rapporti con soggetti indicati come sicuri alleati, perché legati da forti vincoli di amicizia […] connotati dalla comune adesione/condivisione ideologica al gruppo di CL. L’idea, che andrà approfondita in maniera attenta, è che proprio questa appartenenza sorregga atteggiamenti di mutuo sostegno che, se nell’ambito dei rapporti tra operatori commerciali privati possono essere leciti, quando si parla di società pubbliche si traducono in comportamenti che costituiscono reati. Comportamenti che fanno dimenticare l’interesse pubblico al quale il singolo funzionario deve essere solo preposto, in favore dell’interesse privato del compagno di cordata. Comportamenti ben più pericolosi della banale corruzione per denaro, perché radicati su un sentire comune che non ha “prezzo”.» (Valutazioni che in differente contesto avevamo approfondito nel merito, vedi qui ).

Comunione e Liberazione esprime in un Comunicato stampa «forte preoccupazione» e interpretando le parole del Gip afferma l’incostituzionalità di tesi che giudicherebbero «l’appartenenza a una realtà ecclesiale […] di per sé foriera di comportamenti illeciti secondo un principio di causalità».
l’Ufficio stampa di CL, nell’estrapolare l’annotazione contenuta nell'ordinanza, omette di pubblicare quanto precisa il Gip riguardo il « mutuo sostegno (degli appartenenti a CL n.d.r.) che, se nell’ambito dei rapporti tra operatori commerciali privati possono essere leciti, quando si parla di società pubbliche si traducono in comportamenti che costituiscono reati» in quanto « comportamenti che fanno dimenticare l’interesse pubblico al quale il singolo funzionario deve essere solo preposto, in favore dell’interesse privato del compagno di cordata.»

Un omettere chirurgico che lascia perplessi in quanto scollega la vicenda dalla fattispecie delittuosa per universalizzarla così da condurla a una metafisica della smisuratezza: esautorando la fattispecie rimane la confusione, un perdere contatto con la realtà che proietta la vicenda dalla cronaca giudiziaria a una dimensione nebulosamente mitica. Leggere le parole del Gip fuori dal preciso e circoscritto caso delittuoso di specie porta a migrazione istantanea dalla Milano odierna alle catacombe della chiesa primitiva, dalla Procura del capoluogo lombardo all’imperatore Diocleziano persecutore di cristiani.

Così, da più parti (settimanale Tempi, Cultura Cattolica); da giuristi e politici vicino a CL, Berlusconi incluso, si grida allo scandalo, alla censura di una esperienza comunitaria, alla persecuzione. Qualche ciellino, non curante che i magistrati facciano il loro dovere indagando su qualche Panda data a noleggio da privati a enti pubblici con regole forse truccate, già intende autodenunciarsi per gridare al tribunale di Milano, e al mondo intero, la personale e assoluta appartenenza all’avvenimento salvifico di CL ritenuto sovrastorico, immacolato per forza propria, indenne a qualsiasi misura dettata dal codice penale. Un sentire comune esaltato, smisurato, innocuo se non lambisce il pubblico, pericoloso se lo pervade. Viste le reazioni comprensibile l’attenzione “approfondita e attenta” al fenomeno da parte della magistratura.

Martedì, 22 Gennaio 2013 12:50

L’ideologia dei princìpi non negoziabili

E' possibile vivere sereni nella nazione dove il falso in bilancio non è punito? Pacatamente soddisfatti nonostante il degrado morale della classe politica? Fiduciosi anche se le mafie imperversano? Contenti malgrado l'epocale recessione economica? E' possibile e lo fanno in tanti. Giovanna, una di loro, intervenendo nel Blog del settimanale cattolico 'Tempi', offre le istruzioni:

«... per me non è uguale a zero che col centrodestra al governo in Italia in questi anni, non sia stato ampliato l'aborto e ostracizzata l'obiezione di coscienza, non si sia giocato con uteri e gameti, sia stata mantenuta la famiglia senza genitori 1 e 2, i fondi alle scuole libere siano calati, ma non azzerati [...] non sia stata introdotta l'eutanasia degli anziani e dei malati [...] guardando la Francia, la Spagna, l'Inghilterra, il Belgio, non mi sono affatto pentita di aver votato centro-destra.»

Dall'epicentro dello sfascio si erge una pacata soddisfazione derivante dalla formale osservanza ai "princìpi non negoziabili", sintesi della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Princìpi promulgati dalla Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede, poi ribaditi dal discorso di papa Benedetto XVI ai parlamentari del Partito popolare europeo del 30 marzo 2006. Trattasi per il Magistero ecclesiastico non di valori morali interpretabili, ma di princìpi inderogabili per ogni uomo, espressi in tre precisi punti operativi ai quali fare riferimento come criterio di scelta dei candidati in occasione delle elezioni:
difesa della vita dal concepimento alla morte naturale; centralità della famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna; libertà di scelta educativa, senza costi aggiuntivi per le scuole confessionali.

Lasciamo ai teologi annotare eventuali necessità di ricalibratura tra il set etico-politico su esposto e il pensiero di Gesù di Nazareth per evidenziare quanto sia controproducente, in un sistema democratico, voler fissare senza spazio alcuno di contrattazione né di discussione il primato ideologico di una propria visione del mondo su tutte le altre. Impossibile che uno specifico set etico possa aderire perfettamente a tutta la realtà, all'immediatezza della vita, alla complessità delle cose, alle soggettive sensibilità. Posizione controproducente per tutti, cattolici per primi: quando la ragione non accetta la categoria della possibilità, del diverso, diventa inevitabilmente e ideologicamente violenta.
Ogni uomo, ogni cattolico pensante, meriterebbe di meglio di una infantile chiamata a raccolta intorno a dei princìpi generali calati dall'alto e sottoscritti, sovente, da politici professionisti che, pur non vivendoli in casa propria, li avvallano ipocritamente e cinicamente in piazza per ottenere consenso.

Venerdì, 18 Gennaio 2013 16:51

Gnostici contemporanei

Meglio diffidare dei guru politici contemporanei, quelli antisistema, moderni gnostici che ossessi non ridono mai.

Più del necessario dicono e ridicono del dominio occulto di elite finanziarie, di egemonia di imperi geopolitici-militari, di informazione sempre e solo manipolata.

Predicano di una mano invisibile che domina tutti quanti e di un occhio occulto che ti guarda anche quando sei solo nel cesso.

Grandi grandi (presumono di sapere tutto) firmano per i loro devoti verdetto senza appello, li rendono piccoli piccoli, tutti quanti fottuti a prescindere.

Se troppo ascoltati producono esautorazione dal pensare e da ogni imprendere. Ben vengano anche loro (qualcosa di tanto in tanto azzeccano) ma con la giusta misura.

Venerdì, 18 Gennaio 2013 12:33

«Come non detto»

Un mosaico che invece di cubetti di pietra colorata assemblati su una parete unisce in sequenza duemila differenti parole, stilemi e frasi, di altrettanti autori. Questo è «Come non detto», poema ipertestuale sperimentale di Marco Cetera. Non è un collage letterario e nemmeno paciugo: la sequenza delle parole obbedisce al progetto dell’autore che - a modo suo - estrapola da opere esistenti singole parole, o insiemi di parole, per creare una narrazione. Il materiale letterario di partenza è vario, sovente valoroso. Il “poema” oltre che musivo è ipertestuale dunque da leggersi su computer o lettore eBook, ogni frammento è accompagnato da un link che fornisce al lettore la fonte bibliografica della citazione, è anche possibile accedere online alla biografia di ogni specifico autore.

L’estrapolazione e l’assemblaggio di parole singole che Cetera prende dalle opere letterarie, nel complesso compito di costruire la trama del “suo” racconto “originale”, appare di poco interesse - nulla cambierebbe dall’attingere tale singola parola dal dizionario invece che da opera letteraria - ma è sufficiente che i lemmi raccolti siano anche solo due e l’esperimento appare interessante: incontriamo uno stile disinibito, fresco, coraggioso, forte. Di fronte a questo valore e piacere inaspettato sorge spontanea la domanda: fino a che punto abbiamo la possibilità di enunciare un pensiero che sia davvero nostro; l’arte è assemblaggio di fotocopie? Cetera intervistato in proposito rispondeva: «Nel 1968, Roland Barthes annuncia “la morte dell’autore”. Secondo il semiologo francese l’autore non esiste, si riduce a mero luogo di incontro di linguaggio, citazioni, ripetizioni, echi e referenze. In un certo senso, “Come non detto” vuole essere una dimostrazione empirica della tesi sostenuta da Barthes.»

Nel leggere il testo si avverte tutt’altro: il poema sta in piedi non per forza propria ma per forza atomica intrinseca di qualche mattone particolarmente valoroso, che inserito al posto giusto, o anche sbagliato, riesce ad emancipare tutti gli altri mattoni e il loro accostamento dalla banalità. L’autore, gli autori, esistono: tanto potenti dall’avere generato mattoni forti e originali che stanno in piedi da soli indenni a qualsiasi assemblaggio e capaci di valorizzare ogni mattone - anche se minore o insignificante - che gli si avvicini.
 

Come non detto
poema musivo ipertestuale
di Marco Cetera
http://www.comenondetto.net/
L'eBook si puo' scaricare gratuitamente da:
http://www.comenondetto.net/ebook/

Il titolo non è slogan politico pidiellino e neppure la pubblicità di biglietti da visita in offerta su internet, ma un passaggio dell’invito di Giulia Innocenzi - presidente dell’Associazione Servizio Pubblico - che chiede imperturbabile un libero contributo - di almeno 10 euro - a sostegno della trasmissione.

Di idee ne ho avute e ne avrò che indifferente a Servizio Pubblico ho realizzato e realizzerò, a gratis, con gli amici che la vita mi ha dato incontrare, però un’idea - solo una, rigorosamente esente dal versamento di 10 euro - da proporre a Santoro l’avrei: che Servizio Pubblico dopo la puntata commedia con Berlusconi abbia a rimuovere dal suo sito la richiesta di contributi che ridicolizza gli autori e indispone i visitatori. Grazie.

L'ufficio stampa di Comunione e liberazione, dopo le confuse vicende politiche dei ciellini Maurizio Lupi rimasto nel Pdl, Mario Mauro migrato a Monti e Formigoni rimasto nel contempo di qua e di là, ha diramato una nota di chiarimento in vista delle prossime scadenze elettorali. A documento pubblicato, Formigoni ha aderito al progetto del Pdl rimangiandosi l'appoggio dato a Gabriele Albertini e ritrovandosi così alleato con Maroni che, per settimane, aveva sistematicamente attaccato.
La nota di Comunione e liberazione tenta di far ordine comunicando alla piazza la posizione ufficiale del movimento. Dettagliando la netta separazione di Cl dagli schieramenti partitici in quanto movimento ecclesiale, dunque teso «a vivere e a testimoniare la fede come pertinente alle esigenze della vita»; tuttavia, ricordando l'auspicio di Benedetto XVI, «l'intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà», Cl guarda «con simpatia chi, tra i suoi aderenti, decide di assumersi il rischio di un tentativo politico» teso a portare nella società i valori del cristianesimo. La nota, nell'attardarsi nel distinguere il movimento di Cl dai ciellini militanti nei partiti, cita un intervento di don Giussani risalente agli anni Settanta: «C'è fra noi tutti in quanto Cl, ed i nostri amici impegnati nel Movimento Popolare e nella Dc, un'irrevocabile distanza critica». Le parole di Giussani separano il movimento - ritenuto espressione storica di Dio stesso, dunque giusto e buono a prescindere - dai ciellini impegnati nei partiti invece imputabili.

Michele Fusco da Linkiesta commenta con durezza la nota di Cl con l'articolo: «Se Cl è tecnicamente fallita, la colpa è di voi ragazzi», dove individua precise responsabilità nei giovani ciellini militanti, ritenuti responsabili «di non avere mai dubitato, di avere applaudito sempre e comunque, acriticamente, di aver pensato che aderire al movimento equivalesse ad avere fede».
Il direttore di Tempi Luigi Amicone risponde a Fusco appoggiando nel merito il documento e testimoniando che Cl è viva e vegeta. Amicone difende i "ragazzi" ciellini ribattendo a Fusco: «In nome di quale criterio di valore ci si rivolge loro, li si giudica e li si sentenzia? In nome del criterio di valore che suppone la mia giustizia e la mia onestà al servizio della tua alloccaggine e della tua disonestà. C'è un'evidente presunzione asimmetrica in questo atteggiarsi a emancipatori dell'altrui ignoranza e disonestà».

Michele Fusco, di fatto, sbaglia la mira: insidioso giudicare dei giovani che nell'abbracciare un ideale abbiano ad abdicare, almeno per un momento e in buona fede, al pensare; imputazione che condannerebbe la stragrande maggioranza dei giovani, dagli anarchici militanti, ai fanatici della Rap music, agli innamorati. Se qualcuno è da imputare è invece proprio l'ideale di una concezione ritenuta coincidente con la presenza di Dio nella storia. Una esaltazione comunitaria con vincoli di fiducia e obbedienza assoluti, all'interno di una corporazione ritenuta dagli aderenti sovrumana e divina che, perseguendo precetti autoreferenziali, tutto vincerebbe, ricomporrebbe, giustificherebbe, salverebbe.
Ciò premesso il documento che vede una separazione netta tra i militanti politici e il movimento ciellino che li ha generati appare un sofisma grossolano. Noto che, all'interno di Cl, sono impartite indicazioni di voto perentorie a sostegno di specifici candidati ciellini ritenuti soggetti che incarnerebbero, di fatto e indipendentemente dal comportamento personale, la presunta sacralità di Cl stessa. Figure prescelte dal destino, rappresentanti di Dio in terra, anfibi terro-celesti in missione per conto di Dio che permetterebbero al Creatore invisibile di manifestarsi nella società grazie alla loro presenza militante nei partiti politici, così da plasmare verso la luce la storia degli uomini. Tutto questo fino alla vigilia delle elezioni. Presi tanti voti dai ciellini obbedienti gli è poi concesso di ritornare umani.

Lunedì, 07 Gennaio 2013 18:44

La presa del potere

Conclusa la dittatura fascista gli italiani, alla prima elezione, erano andati a votare col vestito buono e la faccia solenne. Alle prossime politiche i loro figli e nipoti ci andranno ancora vestiti da giorno feriale e l’espressione della faccia mugugnante per l’attuale penosa legge elettorale e le ruberie di numerosi partiti. Tuttavia voteranno ancora, giustamente consapevoli del legame esistente tra la dimensione pubblica e il destino individuale.
Perché tale fragile consapevolezza non collassi è, però, consigliabile che gli elettori rimangano alla larga dalle urgenze e dalle priorità che la cronaca partitica propone quotidianamente, provincialismi psichici spacciati per eventi universali determinanti l’esistenza del singolo. In data odierna, sulla prima pagina di Google news, sono apparsi in testa due articoli a copertura live e in febbrile aggiornamento:
1 Berlusconi: firmato un accordo politico con la Lega.
2 Elezioni: Monti fa promesse sul fisco.
Doppietta di notizie che se accettate come urgenti e importanti per il personale esistere - come Google news e la stampa nazionale suggeriscono -, portano il lettore a rassegnazione istantanea nei confronti della dimensione pubblica; sensazione di impotenza per nulla emancipata dai borbottii, un po’ religiosi e molto paternalistici, sulla coscienza civica nazionale alla quale il Capo dello Stato ha invitato gli italiani nel discorso di fine anno.

Nell’attesa del voto meglio dedicarsi sovrani alle proprie urgenze personali implementando laicamente l’esistere dal proprio pensiero, titolari politici del proprio destino e di chi ci è prossimo. Da questa posizione sovrana sarà letta e giudicata la cronaca politica nazionale inserendola nel posto che merita: subalterna al pensiero personale e al proprio lavoro quotidiano. Appare strano eppure è necessaria una sovrana indifferenza alle “ultime dichiarazioni” delle segreterie di partito per conservare lucida consapevolezza politica per poi votarli, invece più l’agenda personale è oppressa e ingolfata mediaticamente da quella altrui più ci si percepisce esautorati e ciò che si pensa, ciò che si fa, sembra non avere più presa sul reale. Tutto diventa inerte e la tentazione del disimpegno prevale. Tutto sommato questo laico stare sulle proprie gambe un po’ anarchico vale per il vivere stesso. Per non perdere lucidità sarebbe proficuo non ubriacarsi di news a copertura live che dovrebbero rimanere, per ogni soggetto pensante, al posto che meritano nella gerarchia delle importanze personali: dall'ottantesimo all'ultimo, se valgono di più diventano tiranne.

Giovedì, 03 Gennaio 2013 12:20

Adorazione

Teilhard de Chardin pensando all’evoluzione dell’umanità scriveva:

«E’ vicino il giorno in cui L’Umanità si accorgerà di trovarsi biologicamente
 posta fra il suicidio e l’adorazione.»

Tutt’altro. L’evoluzione biologica non ha condotto a conflitto e altri dèi e suicidi si sono imposti.

La certezza dopo aver conosciuto un salariato, oggi cadavere, che aveva scelto di lavorare in un reparto dannoso alla salute a fronte di emolumento di natura indennitaria tutto speso per immenso televisore Panasonic -di quelli che fan vedere la partita dell'Inter grande, grande, grande - per euro 3.169,98  IVA inclusa.

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