BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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Martedì, 27 Novembre 2012 11:21

Taranto 27 novembre 2012

All’ingresso Ilva l’operaio striscia la tessera, quella con dentro il chip che lo individua, ma il tornello non si apre.
Riprova. Niente.
Allora fa il pugno chiuso. Niente.
Prova col segno della croce. Niente.

Pasolini nel suo film «Salò o le 120 giornate di Sodoma”» (1975) lo mostrava fatto annegare in tinozze piene di merda invece che in access control e magnetic cards, ma la storia era la stessa.

Mercoledì, 21 Novembre 2012 14:25

Abuso di autorità

Don Alberto Barin, cappellano di San Vittore, indagato per violenza sessuale continuata e pluriaggravata su sei giovani detenuti è stato arrestato. Una videocamera piazzata dagli inquirenti nel suo ufficio ha documentato quattro violenze, ma le indagini proseguono nell'ipotesi che i sistematici abusi abbiano coinvolto altri detenuti.
Il religioso è anche indagato per concussione aggravata dall'abuso di autorità in quanto pare promettesse, in scambio di favori sessuali, pareri favorevoli sulle scarcerazioni.

La Curia di Milano manifestando «la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti» ha espresso «il dolore per l'arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della casa circondariale vengono contestati» e anche «tutto il proprio sconcerto».

Il ministro della Giustizia Paola Severino ha commentato:  «Credo che l'episodio se provato sarebbe di inaudita gravità».
Se provato? Posto che le videocamere non restituiscano immagini diverse da quelle che registrano è probabile.
Inaudita gravità? Grave sicuramente. Inaudita non proprio: nello scenario cattolico qualcosa di uguale si è già sentito e anche risentito. La vicenda non è per nulla inedita e forse sarebbe utile che la Chiesa si interrogasse – oltre a dichiarare « il proprio sconcerto» e spiazzamento – su questa precisa tipologia di misfatti che gli riaccadono in piazza. Nella propria piazza.
Una triade costante sembra favorirle: Dio, Educazione e Amore, tutte e tre con la maiuscola, tutte e tre apparentemente estranee dal favorire perversione, eppure l'identikit del reo conduce, proprio lì, sempre lì: crede, ama ed educa.
Nel suo credere in Dio presuppone di conoscere la verità e anche il bene di tutti così, per amore, educa il mondo. E in quel personale presupporre onnipotente talvolta ci prende la mano e equivoca lui con Dio, il comandare con l'educare, e il maltrattare con l'amare.

Evidentemente vi sarebbero altri aspetti da enucleare, non ultimo la castità che la Chiesa cattolica esige per i suoi ministri talvolta produttrice di erotomani pudibondi che, in tanta confusione, potrebbero procurare danni, ma prima viene quella presupposta verità - unica e inequivocabile - che la Chiesa cattolica pretende possedere, nella quale alberga, in potenza, un implicito forzare il mondo a un regime. I fatti nel carcere milanese ne sono forse diretta espressione.

Nell'ultima visita del Papa a Palermo qualcuno, sul balcone, aveva esposto uno striscione con una scritta rivolta al Papa: «Anche tu sei relativo». Se avesse preso sul serio l'invito non è escluso che sarebbe stato proficuo, e per lui, e per don Alberto Barin, e per le vittime, e per tutti.

Domenica, 18 Novembre 2012 17:09

Masochismo

Quel pomeriggio doveva potare il pesco dietro casa, poi andare tre ore dal cognato per aiutarlo a tinteggiare il soggiorno ricompensato con 50 euro. Doveva anche leggere un libro di Bauman, lì mai aperto sul comodino da tre mesi, invece è andato in piazza e si è messo addosso un cartello con scritto sopra:

“ESODATO”

lì ha trasformato il personale desiderio di liberazione in repressione reale.

Martedì, 13 Novembre 2012 13:02

Taranto Libera

«Taranto Libera» è il titolo del video musicale cantato e interpretato da 30 artisti tarantini. Atto artistico che emancipa dalla rassegnazione e inizia a pulire l’aria della loro, della nostra, città.

Promotore dell'iniziativa e autore di musica e testo Marco De Bartolomeo; regia del videoclip di Andrea Basile, anche loro tarantini. Atto culturale e politico, De Bartolomeo spiega: «Tutto quello che sta accadendo, è anche frutto di un impoverimento culturale e noi, con la nostra canzone, vogliamo risvegliare le coscienze». Autori, artisti e tecnici si sono autofinanziati e la divulgazione dell’opera, in rete da qualche giorno, è assolutamente gratuita.

Testo semplice, onesto. Musica purtroppo dozzinale e anche puttana: invece del testo che invita alla dignità e a combattere per una città sana si potrebbero sbattere dentro parole che reclamizzano assorbenti, merendine industriali, anticalcari per lavatrici, o crociere ai Caraibi e - quella musica - invece di vomitarle, le accoglierebbe compiaciuta. Mentre gli ascoltatori, e io con loro, si commuovono invitiamo l’autore della musica a tal esercizio di consapevolezza  estetica. Si sa agli artisti è chiesto di più, nella fattispecie a maggior ragione.

Edmund Burke già spiegava che la bellezza non necessariamente sta in piedi per forza oggettiva e intrinseca ma grazie al contesto e all’intento del pubblico, in quanto direttamente legata alla nostra disposizione di ascoltatori e alla nostra pregiudiziale simpatia verso l'oggetto che determiniamo "bello". La musica di «Taranto Libera» che da dozzinale diventa inno è la prova provata di questa esaltazione a prescindere, procurata dalla tematica e dal contesto invece che dal merito. Commoviamoci. Consapevoli è meglio.

Giovedì, 08 Novembre 2012 19:07

www.primitivo

Marco Travaglio nell'ultima puntata di Servizio Pubblico ha commentato le reazioni di Federica Salsi - consigliere comunale del Movimento 5 Stelle - che, a seguito della reprimenda di Beppe Grillo a lei indirizzata per aver partecipato a Ballarò, aveva definito Grillo «maschilista come altri» e «vittima della cultura berlusconiana di questi anni». Travaglio precisa che in qualsiasi gruppo organizzato vigono codici di comportamento e che, se non piacciono, non è obbligatorio appartenervi, Movimento 5 Stelle incluso. Chi non condivide il regolamento, eviti semplicemente di parteciparvi. Dunque, a suo dire, appare logico e anche opportuno che Federica Salsi dovrebbe smetterla di tenere il broncio al sommo coordinatore che latra reprimende su codici comportamentali da lei stessa accettati e poi traditi.

Ci permettiamo di integrare il commento di Travaglio «o mangi questa minestra o salti dalla finestra», suggerendo un'analisi del problema più articolata. E' necessario ricordare i molti elettori ancora indecisi che con attenzione, talvolta con simpatia, osservano il Movimento 5 Stelle, ma che al decimo attacco isterico-autocratico del coordinatore, stanno considerando di declinare l'attenzione insieme all'ipotesi di votarlo.

Sappiamo che nei gruppi organizzati di lavoro - politici inclusi - è operazione complessa conciliare il raggiungimento di scopi comuni alla sovranità e autonomia di pensiero di ogni singolo appartenente al gruppo. Questa è la sfida di ogni leadership. Capi, preti e burocrati propongono stili di leadership tra i più impacciati, incapaci di favorire relazioni, partecipazione e autonomia nei partecipanti al gruppo. Ancor più in difficoltà la leadership autocratica. W.E. Halal, in Human Relations, scrive: «L'autocrazia viene considerata come la forma più primitiva di leadership e si caratterizza per l'utilizzo di metodi autoritari [...]. Si ritiene che questa forma di leadership si dimostri adeguata soltanto in situazioni caratterizzate da forme primitive di tecnologia, quali la guerra, la caccia e l'agricoltura».
Halal, nell'elencare le situazioni tipo per lo sviluppo di leadership autocratiche, aveva ignorato il web. Era il 1974, di più non poteva pensare: Internet non era una realtà pubblica e Beppe Grillo faceva ancora il comico.

Martedì, 06 Novembre 2012 22:02

«Il PAPA RE». Le reazioni.

La puntata di Report del 4 novembre - "Il Papa Re" di Alberto Nerazzini - ha mostrato il fenomeno politico Formigoni in relazione al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fondato da don Giussani. All'indomani della trasmissione, mentre Formigoni twittava «Attacco vergognoso a Cl. Su di me tutte storie vecchie già dimostrate false. Comunque pagherai i danni», la rivista Tempi - vicina a Comunione e liberazione - riportava alcune reazioni come quella di Paolo Valentini, capogruppo del Pdl in Regione Lombardia, che ha dichiarato: «Ho assistito alla trasmissione Report e analizzando lo spezzone che mi riguarda constato che così montato non corrisponde all'intervista da me rilasciata». O quella del Sussidiario, dove Augusto Lodolini, nell'intervento intitolato "Report - Formigoni, Cl e quel montaggio d'assalto", avvalora le perplessità di Valentini elaborando una micro lezione di tecnica cinematografica, tesa a informare il lettore della potenza del montaggio: «Gigantesco orco proteiforme rispetto al nano rappresentato dalla impaginazione dello strumento cartaceo».

L'eroe della puntata di Report è stato Marco Palmisano, un giro su Google ed esce primo, così: «Marco Palmisano è un giovane dirigente televisivo di successo, un uomo intelligente e ricco di fascino, affermato nel lavoro come nella vita privata, pieno di [...]». Nella puntata aveva proclamato l'attuale arcivescovo di Milano, con altri esponenti ciellini, maestri politici di Berlusconi. Anche Palmisano, molto deluso della trasmissione, ha diramato una nota diffusa da Tempi: «Ben altro trattamento meritavano gli ascoltatori riguardo ad un importante fenomeno educativo e culturale che riguarda centinaia di migliaia di persone sparse in Italia, in Europa e nel mondo. La pochezza del servizio è dimostrata dall'unico e totale accanimento della redazione nel voler cercare a tutti i costi gravi colpe ed errori a carico di Cl e del presidente della Regione Formigoni. Non trovandone, il loro presunto scoop è stato il fatto di aver appreso che importanti esponenti di Cl avrebbero impartito lezioni di economia e cultura politica al cavalier Berlusconi a metà degli anni Settanta.»

Ancora da Tempi Marco Molon, forse il più acuto, paragona la puntata di Report alla tragedia greca e nel profondo si domanda: «Com'è possibile che noi [ciellini, ndr], così capaci di dare risposte imponenti alle domande dell'uomo, non si sia capaci di dare una risposta decente a un giornalista fazioso? [...] Pare quasi l'impianto di una tragedia greca. Chi ha avuto il dono della Risposta e delle risposte non riesce a rispondere. Vi verrà da ridere ma anch'io non ho una risposta a questo paradosso. Proprio qui sta il bello delle tragedie greche».

Non sappiamo quanto c'entri la bellezza con l'incapacità di rispondere rimanendo impaludati in paradossi e neppure se le immagini di alcuni Memores Domini, i ciellini adulti, che sfuggono al videogiornalista di Report come vucumprà abusivi alla vista del vigile urbano, sia dinamica congrua alla tragedia greca o alla commedia italiana, però la domanda che Molon mette in piazza non è male. Un contributo alla risposta gli è dovuto.
Forse l'inghippo alberga preciso nella concezione della persona, del singolo, nella visione ecclesiologica di Comunione e liberazione. La persona è giudicata di per sé nulla, ma diventa tutto se riconosce la presenza di Dio nel gruppo d'appartenenza. Fuori da lì è persa nel niente, invece all'interno del gruppo plasmata in eterno nelle fibre dell'essere da Cristo stesso. Sarebbe forse utile domandarsi se sia più proficua all'uomo la capacità e il coraggio del pensiero personale in azione invece che l'affidamento a presupposti Enti divini che, misteriosamente, albergherebbero in umane compagnie. Comunità di uomini giudicata dagli appartenenti sovrumana e divina espressione dell'ineffabile, paradisiaco, grandioso, idilliaco, supremo, stupendo, eccelso, altissimo, immenso, indicibile, sconfinato, assoluto Ente, contrapposto alla nullità del singolo.

All'interno di questa concezione il singolo tende a inibirsi, a rimpicciolirsi, per esplodere nella gloria divina del trionfo collettivo, per poi impegnarsi a espanderlo ad oltranza ovunque. Conseguenze: delirio di onnipotenza o di piccolezza e la puntata di Report ha rendicontato entrambe le varianti. Il montaggio cinematografico non c'entra, il gigantesco orco proteiforme è proprio un altro.

qui il video mia intervista da 18:39

 

Venerdì, 02 Novembre 2012 17:26

Ci vediamo domenica a Report?

Nell'inchiesta di Report «Il Papa Re» di Alberto Nerazzini, in onda domenica 4 novembre alle 21.30 Rai3, l'Autore mi intervista riguardo i Memores Domini, l’associazione di monaci laici a cui da 42 anni appartiene Formigoni e che raggruppa i ciellini dedicati totalmente a Dio.

Venerdì, 02 Novembre 2012 09:13

Analogia, che carogna

Il processo analogico in teologia permette ampia discrezionalità di interpretazione e giudizio, se un termometro a mercurio dalla fisica passasse alla teologia potrebbe venire interpretato diverso ma nel contempo anche uguale (rappresentante, vicario, un po’ della stessa sostanza) alla temperatura con la quale è in relazione. In questo “un po’ uguale anche se un po’ diverso, assolutamente uguale anche se assolutamente differente”, si esprime la lingua biforcuta del processo analogico teologico.

Diceva un filosofo arabo che l’analogia «è come una carogna: quando non vi è nient’altro, la si deve mangiare». Non si riferiva a bilance, orologi e termometri analogici che misurano i corrispettivi enti di peso, tempo e temperatura infischiandosene di rappresentarli. Non considerava neppure l’utilizzo del procedimento analogico nel diritto e nella filosofia, metafisica compresa. E’ la teologia, o meglio una certa teologia, che aveva in mente. E’ proprio nel tentativo di rapportare Dio all’uomo, e viceversa, che l’analogia può diventare carogna, con conseguenze peggiori da quelle derivanti dal linguaggio politichese capace d’inventarsi “convergenze parallele” e simili paradossi che pretendono dire qualsiasi cosa, su qualsiasi cosa, senza mai dire niente.

E’ una lunga storia quella dell’analogia in teologia. Non era iniziata male. Nel secolo XI, all'inizio della scolastica, il Dio trascendente era percepito inesprimibile, ineffabile. S. Tommaso preoccupato da tanta lontananza costruì ponti, cogliendo tra causa (Iddio creatore) ed effetto (l’uomo) un preciso nesso di somiglianza. Il Creatore pur trascendendo il creato si rispecchiava così nel suo prodotto e la creatura era, finalmente, autorizzata a dire la sua sul, e del, Creatore. Mica di Lui poteva dire proprio tutto, senza deragliare doveva percorrere due vie precise: affermare come attributi di Dio le cose buone e perfette che la creatura scorgeva in sé; e/o negare al Creatore ogni imperfezione e malvagità che si fosse ritrovata dentro, giudicandola - nel caso -  solo e sempre suo personalissimo prodotto. Somiglianza, dunque, tra Creatore e creatura non univoca ma approssimativa, quindi analogica.

Nella storia della Chiesa l’ambiguità del procedimento analogico ha raggiunto l’acme quando adottato a sostegno e giustificazione del Magistero ecclesiale cattolico come espressione della presenza di Dio nella storia al quale di deve obbedienza assoluta.
Come giustificare il nesso Dio-Magistero?
Il Papà è Dio? Non esageriamo. Detta così sarebbe un antropomorfismo del sommo Ente comica per la stessa teologia;
il Papa non è Dio? Roba da agnostici e miscredenti,
ma la dottrina cristiana dell'analogia riesce a sistemare per bene la faccenda. Il Papa e con lui ogni autorità ecclesiastica, diventano per i subalterni figure non univoche, ma neppure equivoche con l’ineffabile Altissimo. Marassi palustri, forse salamandre, anfibi terro-celesti con una zampa nella finitudine e l’altra nell’eterno, che consentono al Creatore atemporale e ineffabile di manifestarsi nel mondo e parlare alla storia, connettendosi ai mortali attraverso i su esposti intermediari.
Che fatica per il Magistero e ogni autorità della Chiesa cattolica. Potrebbero anche fare a meno dei miracoli dell’analogia proponendosi per gli uomini che sono, come faceva quello là di Nazareth. Perché complicarsi l’esistenza? Meglio uomo che anfibio.

Domenica, 28 Ottobre 2012 15:31

B. Caso umano

Il Cavaliere dopo la condanna in primo grado per frode fiscale a 4 anni, l''interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e il pagamento di una provvisionale di 10 milioni, convoca a Lesmo, in tempi stretti, una conferenza stampa per difendersi contrattaccando. Si era così abituato a plasmare la mappa mentale altrui, a suggerire modi di vivere, a fornire linguaggi per interpretare il mondo, che proprio non riesce ad accettare di non essere più ascoltato, stimato, amato. Nel suo monologo fa prolisso nomi e cognomi dei suoi avversari. Ci sono anche Sarkozy e Merkel. Troppi. Viene il sospetto che manco lui conosca, di preciso, il suo nemico.

Il problema è che il suo principio non coincide più con quello di realtà, lui stupito appare teso, latra reattivo, scomposto, ripetitivo, svuotato di ogni significato. I sondaggi sentenziano che il gioco non funziona più, i milioni di italiani che lo avevano creduto, oggi rimasti col pensiero e il portafoglio vuoti, non lo sosterranno più.
Anche il mondo politico e la magistratura prendono distanza nettissima: Bersani: «Berlusconi? Ha già dato, basta populismo»; Casini: «Ha devastato il fronte dei moderati.»; Fini: «Le parole di Berlusconi sono il manifesto del populismo.»; Finocchiaro: «E' un disco rotto, pensa solo ai suoi interessi personali.»; L'Anm: «Barbarie? Basta attacchi»; Osvaldo Napoli: «Berlusconi si è fatto del male con le sue parole perché dopo quello che ha detto i moderati non verranno più con noi e così non vinceremo mai più le elezioni». Altri con sovrana indifferenza preferiscono ignorarlo e l'angoscia lo pervade. Martin Heidegger osservava che l'angoscia è ben diversa dalla paura:

«Noi abbiamo paura sempre di questo o di quell'ente determinato, che in questo o in quel determinato riguardo ci minaccia. La paura di... è sempre anche paura per qualcosa di determinato. Nell'angoscia, noi diciamo, uno è spaesato. Ma dinanzi a che cosa v'è lo spaesamento e cosa vuol dire quell'uno? Non possiamo dire dinanzi a che cosa uno è spaesato, perché lo è nell'insieme. Tutte le cose e noi stessi affondiamo in una sorta di indifferenza. Questo, tuttavia, non nel senso che le cose si dileguino, ma nel senso che nel loro allontanarsi come tale le cose si rivolgono a noi. Questo allontanarsi dell'ente nella sua totalità, che nell'angoscia ci assedia, ci opprime. Non rimane nessun sostegno. Nel dileguarsi dell'ente, rimane soltanto e ci soprassale questo nessuno. L'angoscia rivela il niente.»

Eppure, invece di restarsene lì spaesato tenendo il broncio al cosmo, una soluzione efficace e rapida l'avrebbe: «Vivi nascosto», sostituendo alla politica i rapporti amicali, diceva Epicuro. Avrà mai letto Epicuro? Ne avrà di amici veri?

Sabato, 20 Ottobre 2012 22:03

Gad Lerner e CL

A seguito degli scandali della regione Lombardia numerosi giornalisti, conduttori televisivi, opinionisti, giudicano Formigoni e entourage colpevoli di alto tradimento del pensiero di don Giussani, ipotizzando una frattura irrecuperabile tra i ciellini fedeli agli ideali originari e i suddetti presunti felloni.

La presupposta teoria ha differenti origini e variegate versioni:
mero intervento strumentale mirato ad indebolire politicamente Formigoni isolandolo dai suoi amici;
non conoscenza del pensiero di Giussani e del Movimento di CL;
interpretazione dell’etica ciellina (moventi, mezzi, fini) non valutata come radicalmente differente da quella dell'osservatore.

Gad Lerner è l’esponente più diligente di quest’ultima versione. Su la Repubblica del 18 ottobre scriveva: «L'arricchimento straordinario dei "consulenti" alla Daccò e alla Simone, le centinaia di milioni assegnati al San Raffaele e alla Fondazione Maugeri, rappresentano solo la punta dell'iceberg che ora si sta sciogliendo e travolge il sistema scaturito dalla deformazione degli ideali di don Giussani: dalla "presenza di personalità integralmente cristiane" alla "conversione testimoniata", per sopraggiungere alla "sussidiarietà" intesa come "concorrenza fra pubblicoe privato.»

Indignato dalla disonestà di alcuni ciellini e certo della bontà di altri, cerca documenti e dichiarazioni a prova dello scostamento tra i puri e i presunti mandrilli disonesti bramosi di potere. Qua e là trova qualche indizio, nulla di più. I ciellini santi e puri non solo non accolgono il suo invito a cacciare i mercanti dal tempio, ma li difendono a oltranza. Lui incaponito non demorde nell’ insensata e impossibile operazione di favorire la rotta di collisione, forse inconsapevole che il giudizio di valore, l’idea di bene e male ciellina, sono tutt’altre dalle sue e da quelle note. Assolutamente altre. La morale ciellina nulla c’entra con quella di Lerner, Kant, Pitagora, Empedocle, Gioacchino da Fiore e Montaigne. Manco sovrapponibile precisa a quella della chiesa Cattolica.

Tutta colpa del movente etico ciellino: l’Avvenimento.
Iddio che entra nella storia e presceglie alcuni. Proprio loro. Solo loro. Lì Dio prende casa e attraverso l’espansione dei prescelti si fa presenza all’umanità tutta, fino agli estremi confini della terra. Tutto qua. Davvero semplice.
Morale ciellina: ogni bene nell’appartenere all’Avvenimento, ogni male fuori da lì. Punto.

Essere onesti o disonesti è morale tua caro Lerner. Rassegnati.
Niente di drammatico, solo vantaggi. Avrai più tempo per impegnarti in faccende interessanti ignorandoli. Considerali al pari del  Movimento degli Hare Krishna, o del Centro Italiano di Studi Ufologici*, oppure dell'Associazione Italiana di Reiki. Lo so, i ciellini sono un po’ diversi da questi qui. Nella loro infinita misericordia vogliono che tutti gli altri partecipino al divino avvenimento che li ha prescelti, desiderano - per il nostro sommo bene - che abbracciamo usi e costumi della loro tribù nel nascere e morire, nello sposarci e procreare, nello scegliere le scuole dove mandare i nostri figli, a chi e per cosa pagare tributi. Insieme ci opporremo a tanta invadenza. Legittima difesa che loro chiamano persecuzione.

  * dopo un mese dalla stesura di questo articolo Roberto Formigoni avvista  una luce nel cielo di Parigi, la fotografa e pubblica su Twitter spiegando: «Ho visto questa cosa nel cielo. Si muoveva. L’ho fotografata, poi è scomparsa».

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