BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Bruno Vergani

Bruno Vergani

Radiografie appese a un filo. Condivisione di un percorso artistico, davanti al baratro con angoscia parzialmente controllata.

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URL del sito web: http://www.brunovergani.it

Il titolo non è slogan politico pidiellino e neppure la pubblicità di biglietti da visita in offerta su internet, ma un passaggio dell’invito di Giulia Innocenzi - presidente dell’Associazione Servizio Pubblico - che chiede imperturbabile un libero contributo - di almeno 10 euro - a sostegno della trasmissione.

Di idee ne ho avute e ne avrò che indifferente a Servizio Pubblico ho realizzato e realizzerò, a gratis, con gli amici che la vita mi ha dato incontrare, però un’idea - solo una, rigorosamente esente dal versamento di 10 euro - da proporre a Santoro l’avrei: che Servizio Pubblico dopo la puntata commedia con Berlusconi abbia a rimuovere dal suo sito la richiesta di contributi che ridicolizza gli autori e indispone i visitatori. Grazie.

L'ufficio stampa di Comunione e liberazione, dopo le confuse vicende politiche dei ciellini Maurizio Lupi rimasto nel Pdl, Mario Mauro migrato a Monti e Formigoni rimasto nel contempo di qua e di là, ha diramato una nota di chiarimento in vista delle prossime scadenze elettorali. A documento pubblicato, Formigoni ha aderito al progetto del Pdl rimangiandosi l'appoggio dato a Gabriele Albertini e ritrovandosi così alleato con Maroni che, per settimane, aveva sistematicamente attaccato.
La nota di Comunione e liberazione tenta di far ordine comunicando alla piazza la posizione ufficiale del movimento. Dettagliando la netta separazione di Cl dagli schieramenti partitici in quanto movimento ecclesiale, dunque teso «a vivere e a testimoniare la fede come pertinente alle esigenze della vita»; tuttavia, ricordando l'auspicio di Benedetto XVI, «l'intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà», Cl guarda «con simpatia chi, tra i suoi aderenti, decide di assumersi il rischio di un tentativo politico» teso a portare nella società i valori del cristianesimo. La nota, nell'attardarsi nel distinguere il movimento di Cl dai ciellini militanti nei partiti, cita un intervento di don Giussani risalente agli anni Settanta: «C'è fra noi tutti in quanto Cl, ed i nostri amici impegnati nel Movimento Popolare e nella Dc, un'irrevocabile distanza critica». Le parole di Giussani separano il movimento - ritenuto espressione storica di Dio stesso, dunque giusto e buono a prescindere - dai ciellini impegnati nei partiti invece imputabili.

Michele Fusco da Linkiesta commenta con durezza la nota di Cl con l'articolo: «Se Cl è tecnicamente fallita, la colpa è di voi ragazzi», dove individua precise responsabilità nei giovani ciellini militanti, ritenuti responsabili «di non avere mai dubitato, di avere applaudito sempre e comunque, acriticamente, di aver pensato che aderire al movimento equivalesse ad avere fede».
Il direttore di Tempi Luigi Amicone risponde a Fusco appoggiando nel merito il documento e testimoniando che Cl è viva e vegeta. Amicone difende i "ragazzi" ciellini ribattendo a Fusco: «In nome di quale criterio di valore ci si rivolge loro, li si giudica e li si sentenzia? In nome del criterio di valore che suppone la mia giustizia e la mia onestà al servizio della tua alloccaggine e della tua disonestà. C'è un'evidente presunzione asimmetrica in questo atteggiarsi a emancipatori dell'altrui ignoranza e disonestà».

Michele Fusco, di fatto, sbaglia la mira: insidioso giudicare dei giovani che nell'abbracciare un ideale abbiano ad abdicare, almeno per un momento e in buona fede, al pensare; imputazione che condannerebbe la stragrande maggioranza dei giovani, dagli anarchici militanti, ai fanatici della Rap music, agli innamorati. Se qualcuno è da imputare è invece proprio l'ideale di una concezione ritenuta coincidente con la presenza di Dio nella storia. Una esaltazione comunitaria con vincoli di fiducia e obbedienza assoluti, all'interno di una corporazione ritenuta dagli aderenti sovrumana e divina che, perseguendo precetti autoreferenziali, tutto vincerebbe, ricomporrebbe, giustificherebbe, salverebbe.
Ciò premesso il documento che vede una separazione netta tra i militanti politici e il movimento ciellino che li ha generati appare un sofisma grossolano. Noto che, all'interno di Cl, sono impartite indicazioni di voto perentorie a sostegno di specifici candidati ciellini ritenuti soggetti che incarnerebbero, di fatto e indipendentemente dal comportamento personale, la presunta sacralità di Cl stessa. Figure prescelte dal destino, rappresentanti di Dio in terra, anfibi terro-celesti in missione per conto di Dio che permetterebbero al Creatore invisibile di manifestarsi nella società grazie alla loro presenza militante nei partiti politici, così da plasmare verso la luce la storia degli uomini. Tutto questo fino alla vigilia delle elezioni. Presi tanti voti dai ciellini obbedienti gli è poi concesso di ritornare umani.

Lunedì, 07 Gennaio 2013 18:44

La presa del potere

Conclusa la dittatura fascista gli italiani, alla prima elezione, erano andati a votare col vestito buono e la faccia solenne. Alle prossime politiche i loro figli e nipoti ci andranno ancora vestiti da giorno feriale e l’espressione della faccia mugugnante per l’attuale penosa legge elettorale e le ruberie di numerosi partiti. Tuttavia voteranno ancora, giustamente consapevoli del legame esistente tra la dimensione pubblica e il destino individuale.
Perché tale fragile consapevolezza non collassi è, però, consigliabile che gli elettori rimangano alla larga dalle urgenze e dalle priorità che la cronaca partitica propone quotidianamente, provincialismi psichici spacciati per eventi universali determinanti l’esistenza del singolo. In data odierna, sulla prima pagina di Google news, sono apparsi in testa due articoli a copertura live e in febbrile aggiornamento:
1 Berlusconi: firmato un accordo politico con la Lega.
2 Elezioni: Monti fa promesse sul fisco.
Doppietta di notizie che se accettate come urgenti e importanti per il personale esistere - come Google news e la stampa nazionale suggeriscono -, portano il lettore a rassegnazione istantanea nei confronti della dimensione pubblica; sensazione di impotenza per nulla emancipata dai borbottii, un po’ religiosi e molto paternalistici, sulla coscienza civica nazionale alla quale il Capo dello Stato ha invitato gli italiani nel discorso di fine anno.

Nell’attesa del voto meglio dedicarsi sovrani alle proprie urgenze personali implementando laicamente l’esistere dal proprio pensiero, titolari politici del proprio destino e di chi ci è prossimo. Da questa posizione sovrana sarà letta e giudicata la cronaca politica nazionale inserendola nel posto che merita: subalterna al pensiero personale e al proprio lavoro quotidiano. Appare strano eppure è necessaria una sovrana indifferenza alle “ultime dichiarazioni” delle segreterie di partito per conservare lucida consapevolezza politica per poi votarli, invece più l’agenda personale è oppressa e ingolfata mediaticamente da quella altrui più ci si percepisce esautorati e ciò che si pensa, ciò che si fa, sembra non avere più presa sul reale. Tutto diventa inerte e la tentazione del disimpegno prevale. Tutto sommato questo laico stare sulle proprie gambe un po’ anarchico vale per il vivere stesso. Per non perdere lucidità sarebbe proficuo non ubriacarsi di news a copertura live che dovrebbero rimanere, per ogni soggetto pensante, al posto che meritano nella gerarchia delle importanze personali: dall'ottantesimo all'ultimo, se valgono di più diventano tiranne.

Giovedì, 03 Gennaio 2013 12:20

Adorazione

Teilhard de Chardin pensando all’evoluzione dell’umanità scriveva:

«E’ vicino il giorno in cui L’Umanità si accorgerà di trovarsi biologicamente
 posta fra il suicidio e l’adorazione.»

Tutt’altro. L’evoluzione biologica non ha condotto a conflitto e altri dèi e suicidi si sono imposti.

La certezza dopo aver conosciuto un salariato, oggi cadavere, che aveva scelto di lavorare in un reparto dannoso alla salute a fronte di emolumento di natura indennitaria tutto speso per immenso televisore Panasonic -di quelli che fan vedere la partita dell'Inter grande, grande, grande - per euro 3.169,98  IVA inclusa.

Mercoledì, 26 Dicembre 2012 16:41

Sacrosanto?

Van del Leeuw fu parroco cristiano calvinista esperto in fenomenologia delle religioni, un mix di studi storici e teologici. Nello scorrere i titoli dei capitoli de «La Fenomenologia della Religione» sua opera più importante, leggo:
Pietre sacre; Alberi sacri; Il mondo sacro di lassù; Potenza e volontà configurante nel nome; Il mondo sacro di ultimo piano; La rappresentanza: stregoni, sacerdoti, consacrati.
l’Autore analizzando in modo preciso e esaustivo l’oggetto e il soggetto della religione passa in rassegna nei successivi capitoli: L’anima totale; La divinazione; Lo spazio sacro; La parola di consacrazione.

Van del Leeuw si avvicina con simpatia alla sacre potenze e affronta la nozione religiosa di “mana” - potenza soprannaturale tipica delle religioni animiste - vedendola universalmente presente nel Tao cinese, nel Logos degli stoici fino al Pneuma cristiano.
Oggetto potente che brucia le mani alla misera popolazione umana rinchiusa in cantina, ma che se avvicinato ritualmente e con rispetto spara all’istante il soggetto lassù all’ultimo piano. Oggetto misterioso e grande che redime e salva l’insignificante uomo come le storie delle chiese confermano, compresa quella cattolica con le sue liturgie traboccanti di “mana” polinesiani.

Una domanda, anzi due: ma non era proprio tutto questo che Gesù di Nazareth contestava preciso? Per dirla tutta: il cristianesimo è davvero una religione?

Non rientra nelle consuetudini che la biografia di un politico nostrano e contemporaneo appaia interessante, neppure che cominci dall’epilogo e neanche che la cronaca del protagonista - pur senza anestetizzare dati e date - si emancipi  da sé stessa per diventare romanzo. Il saggio biografico su Roberto Formigoni di Gianni Barbacetto ci riesce.

Cronaca e tematiche storiche si mischiamo e confondono in un Western padano e universale, un mix di commedia provinciale e dramma nazionale, di “alti” ideali che generano fogne, di spiritualità che produce kitsch.
Un Far West antropologico e politico dove indiani e cowboy, nordisti e sudisti,  pistoleros e peones alternano alleanze e ostilità nei confronti del protagonista, mentre lui sopra un trono barocco gira su sé stesso, rotazione autoreferenziale perpetua, immodificabile. Da lì mitraglia querele a chiunque lo contesti, perchè convinto di appartenere e rappresentare politicamente una corporazione coincidente la presenza di Dio stesso nella storia; verità incarnata - denominata Comunione e Liberazione - che tutto può, tutto ricompone, tutto giustifica e tutto salva. Iddio che entra nella storia e presceglie alcuni, proprio loro, solo loro. Lì Dio prenderebbe casa e attraverso l’espansione dei prescelti si farebbe presenza all’umanità tutta, fino agli estremi confini della terra. Come politico, come persona, come leader, puoi valere meno del due di picche ma in quanto rappresentante politico del movimento ecclesiale ciellino il consenso elettorale viene garantito, a prescindere, generoso e a oltranza, dagli appartenenti alla corporazione; la potenza di Formigoni attinge proprio da lì, unicamente da lì.
Presupposta grazia traboccante ciellina meritevole di approfondimento e rispetto ma che nel racconto finisce, a causa del protagonista, in pozzi neri. Traboccante ideale di gruppo che si declina in tracotanza individuale.
Insieme alla narrazione della gloria decadente di Formigoni che più sale più sprofonda, è onnipresente la storia politica e sociale nazionale degli ultimi decenni che evita all’Autore derive voyeuristiche e gossippare.

Barbacetto in una biografia di inchiesta che diventa romanzo con valenze antropologiche, filosofiche, finanche teologiche, avrebbe inventato un nuovo genere letterario se non anticipato dal  profeta biblico Amos che, quasi tremila anni fa, fotografava preciso le vicissitudini di Regione Lombardia e del suo ex governatore:

«Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell'arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei buontemponi.»  


Il Celeste. Ascesa e declino di Roberto Formigoni
Barbacetto Gianni
Chiarelettere       

Domenica, 16 Dicembre 2012 16:19

Profumo di provincia

Stragi impunite. Presunta trattativa Stato-mafia. Indagini in Lombardia per soldi alla 'ndrangheta in cambio di voti.

Dal buio pesto, inaspettata, una schiarita: consiglieri della regione lombarda avrebbero utilizzato rimborsi ai gruppi consiliari di partito per spese personali.

Visto il contesto finalmente una brezza di umanità, di freschezza, di sano edonismo rurale, di rassicurante italica commedia grazie ai valorosi marioli di provincia.

Auguriamoci che sia tutto confermato e non si tratti di equivoco.

 

Martedì, 11 Dicembre 2012 10:25

Il caso Bell

Ci aveva già provato Nietzsche all’esperimento estetico-politico di proporre la musica di Wagner per emancipare l’umanità dall’ipnosi della razionalità. Una botta di arte, di fuoco, di tragedia, per redimere dalle decadenti letture convenzionali che interpretano il mondo. Non aveva funzionato e Nietzsche ci aveva ripensato.
Il "Washington Post" 135 anni dopo incurante dell’insuccesso di Nietzsche e dell’avvertimento di Charles Bukowski: «Secoli di poesia e siamo sempre al punto di partenza», ci aveva riprovato con Joshua Bell - uno dei più grandi violinisti del mondo - invitandolo a suonare in una stazione della metropolitana di Washington travestito da musicista di strada. I pendolari che si recavano al lavoro avrebbero riconosciuto all’istante, lì in un angolo del metrò, il Dioniso apparso per redimerli?

Bell aveva aperto con la Ciaccona di Bach, che l’esecutore giudica «una delle più grandi opere [non solo musicali ma in assoluto] compiute dalla storia dell'uomo». Dopo aver suonato per tre quarti d’ora delle mille persone transitate a distanza ravvicinata, dal presupposto Eccelso, meno di dieci avevano manifestato un qualche interesse.

Il giudizio di valore che interpreta i mille del metrò di Washington folla massificata ad eccezione dei dieci giusti che, in stile biblico, salvano la faccia agli altri novecentonovanta mi lascia perplesso. Insidioso giudicare male soggetti che ignorano Bach per arrivare in orario al lavoro. Se l’arte non si impone da sé, se fuori da liturgie autoreferenziali annichilisce, se senza propaganda collassa, se non serve a un cazzo, è problema suo.

Mercoledì, 05 Dicembre 2012 17:34

L'Insaziabile

Francesco Belsito, Lega Nord. Luigi Lusi, Margherita. Franco Fiorito, Pdl. L'identikit dei tre coincide preciso: "Tesoriere indagato per appropriamento indebito dalle casse del proprio partito." Altra storia quella di Pierangelo Daccò condannato, in primo grado, a dieci anni di reclusione per il dissesto finanziario della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor. Secondo l'accusa avrebbe occultato all'estero fondi neri derivanti da prestazioni sovrafatturate. Daccò, a differenza dei tre tesorieri, lo troviamo impegnato ad imprendere prima di prendere, eppure è a loro accomunato non tanto dall'ipotesi di avere sottratto a terzi denaro - evento di per sé prevedibile e dozzinale -  ma, se le accuse saranno confermate, dalla spropositata misura dell'appropriamento, tanto abnorme da espandersi rapida dal codice penale a ben altre sfere di indagine: sociologiche, filosofiche e finanche psicoanalitiche.
Impossessarsi disinvoltamente di cento, di mille, di centomila e anche di un milione di euro è misura compatibile e congrua al "sano" ladro edonista, se superasse tale soglia non avrebbe tempo, né dimensioni, né strumenti, né possibilità reali, per onorare la sua concezione etica che identifica il bene col piacere: quando l'ammanco è di decine di milioni di euro e il ladro non ha da costruire un ponte sul Po sono guai. Quasi impossibile che riesca a goderne personalmente appieno.

Massimo Recalcati,  psicoanalista, riferendosi alle patologie alimentari - e qui è proprio di bulimia che stiamo dicendo - diagnostica estrema solitudine: «La potenza simbolica del grande Altro si è irreversibilmente fragilizzata e il nostro tempo è il tempo, come scriveva già Adorno in Minima Moralia, del godimento monadico, ovvero di una esasperazione autistica dell'individuo che esclude la dimensione transindividuale del soggetto».

Il ladro che tutti i giorni ruba molti più polli di quanti gliene possono stare nello stomaco assomiglia, dunque, a un asceta-eremita perverso; a differenza dell'edonista che incontra soddisfazione godendo in presa diretta dei beni dei quali si è impossessato, lui obbedisce ossessivo a una  forza intima irrazionale, misteriosa, immensa, insaziabile. Il raggiungimento della meta gli è impossibile, invece la fatica dell'incrementare ad oltranza il patrimonio occultandolo è per lui onnipresente e tiranna, così invece di sazietà soddisfatta è devastato da fame e angoscia. Sanzionato per direttissima a pene di solitudine e povertà con sentenza promulgata da sé stesso, già esecutiva al compimento del reato. E dopo tanta sofferenza infieriscono sbattendolo in prigione. E' ingiusto.

Lunedì, 03 Dicembre 2012 09:47

La fornace

Per Clini, ministro dell'Ambiente, la relazione tra l'inquinamento prodotto dall'Ilva e l'incidenza di malattie mortali dei lavoratori del polo siderurgico e degli abitanti di Taranto è ancora da dimostrare. Tutta da dimostrare. Recentemente dichiarava: «Non c'è nessuno oggi che, sulla base dei dati disponibili, può dire che c'è una relazione causa-effetto in particolare tra le attività industriali attuali dell'Ilva e lo stato di salute della popolazione». I "dati disponibili" ai quali il ministro fa riferimento attingono da due differenti studi: il primo a cura dell'Istituto Superiore di Sanità "Sentieri" (Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento), indagine nota per aver portato all'abbattimento di animali  per concentrazioni elevate di diossine. Il secondo studio, più allarmante, si riferisce all'indagine epidemiologica svolta dai professori Maria Triassi, Annibale Biggeri e Francesco Forastiere, disposta dal gip dottoressa Todisco della procura di Taranto in sede di incidente probatorio del processo istruito a carico dell'Ilva, che riferisce: «L'esposizione continuata agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato fenomeni degenerativi di apparti diversi dell'organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte». Le indagini dei tre esperti specificano che nei quartieri limitrofi all'acciaieria si registra la più alta percentuale di malattie e decessi, eppure il ministro - sconfessando l'Istituto superiore di Sanità e i periti del Tribunale - non demorde manifestando sistematica perplessità sul nesso causale tra inquinamento e malattie.

Clini - laureato in medicina e specializzato in medicina del lavoro - ben conosce la difficoltà nel dare prova certa e univoca della relazione che lega l'atto dell'inquinare a specifici eventi di malattie e di morte. La storia processuale italiana dei reati ambientali, con i suoi processi intricati e interminabili, conferma la difficoltà di fornire prova del su esposto nesso di causa-effetto. Nella fattispecie tarantina la prova provata appare ancor più macchinosa per i ritardi e le incompletezze che hanno caratterizzato le indagini epidemiologiche; per le omissioni e le remore nella pubblicazione delle stesse; per insabbiamenti da parte di una certa stampa a seguito di presupposti pressioni e favori da parte dell'Ilva, oggetto di indagine della magistratura. Dammi la prova, chiedeva il ministro; la prova c'è, affermava la magistratura e a difesa della salute collettiva bloccava, di fatto, la produzione di Taranto e di conseguenza anche quella dei siti Ilva connessi: Genova, Novi Ligure e Racconigi. Con l'Ilva di Taranto inattiva il rischio di disoccupazione per migliaia di addetti era drammatico; se operativa peggio, perché killer non più disarmato. Nei rapporti di forza tra Poteri dello Stato si è imposto il governo vanificando per decreto l'operato della magistratura. Prevedibile. Già Montesquieu ricordava che il potere giudiziario è «per così dire invisibile e nullo». Tuttavia il decreto governativo è al limite della costituzionalità e non sono esclusi ricorsi alla Corte costituzionale. Gli operai di Genova hanno esultato al decreto. Posto di lavoro salvo. Mica tutti sono kantiani e nel conflitto tra la legge privata di poter comprare a Genova un paio di scarpe al proprio figlio e la legge generale di mandarlo a scuola coi buchi nelle suole per non far venire un cancro a un suo coetaneo a Taranto, si può anche scegliere la prima opzione. Balzac ce lo ricorda preciso nella "parabola del mandarino" quando lo studente Rastignac chiede all'amico Bianchon che cosa farebbe se potesse diventare ricco uccidendo un vecchio mandarino in Cina con la sola forza di volontà, senza allontanarsi da Parigi. Bianchon non vuole uccidere, ma poi considera che i cinesi sono numerosi e anche lontani, il mandarino è vecchio, il guadagno gli è necessario. Perché no? Operai Ilva di Genova, proprietari del Gruppo e governo nazionale alleati nella "parabola del mandarino".

L'Italia è una nazione patologicamente mitica, con altiforni biblici uguali a quelli del re Nabucodònosor, quello che aveva fatto costruire una statua d'oro colossale alla quale prostrarsi. Processo per direttissima per il non osservante: «In quel medesimo istante sarà gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente».

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