Non s’è mai visto un acero o un dromedario rimuginare sul passato. Per essi ciò che accade semplicemente accade. Nell’ordine della natura non vi è errore.
Noi invece, oltre all’ordine della natura, ne costruiamo un altro: quello dell’altrimenti possibile, del giusto e dell’ingiusto. Così, quando per necessaria concatenazione delle cause nascono due bambini nello stesso istante, uno nel Principato di Monaco in una famiglia ricca e protetta, l’altro in Nigeria in una famiglia poverissima, affetto da una grave malattia genetica, non riusciamo semplicemente a dire: “va bene così”. Per la natura non c’è differenza. Per noi c’è. Ed è qui che nasce la frattura.
Siamo animali tragici. Non possiamo eliminare la tensione tra necessità e libertà, tra natura e storia, tra ciò che accade e ciò che (secondo noi) dovrebbe accadere. Possiamo soltanto abitarla con lucidità. Forse la pace non nasce dal cancellare una delle due verità, ma dal riuscire a sostenerle entrambe: nulla poteva essere diverso da ciò che è stato, e tuttavia qualcosa in noi continua a dire che avrebbe potuto esserlo. È questa contraddizione che ci rende umani.