BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Giovedì, 04 Giugno 2026 12:52

Ho fatto l’amore con l’Achillea ligustica

Scritto da 

Per oltre quarant’anni ho lavorato come erborista preparatore, Parallelamente ho costruito in Puglia un orto botanico dedicato soprattutto alle specie mediterranee. Ogni giorno lavoro nell’orto oppure semplicemente passeggio tra le piante. E quasi ogni giorno accade qualcosa che ancora oggi faccio fatica a spiegare.

Il corpo si distende come se riconoscesse un ambiente originario, poi arriva una sensazione precisa: un piacere profondo, fisico e mentale insieme, una sorta di appartenenza a un funzionamento più grande, armonioso, potente, eterno. Per anni ho cercato il termine giusto. Non è semplice felicità. Non è pace. Non è neppure contemplazione estetica nel senso del romanticismo naturalistico. La parola che più si avvicina è forse “erotica”. Una forma di intensa partecipazione sensoriale alla vita. Una corrente di piacere diffuso. Come se il confine tra il corpo e il mondo diventasse meno rigido. Non ci si sente più davanti alla natura. Ci si sente dentro.

Nel tempo ho monitorato i visitatori del giardino per capire se anche loro provassero questa esperienza erotica. Alcuni restano frigidi. Le piante per loro sono sfondo, arredamento biologico. Sono affetti da una specie di cecità botanica. Altri reagiscono con una smania tassonomica: “Come si chiama questa? E quest’altra?”. Catalogano, classificano, nominano. È forse un modo per tenere l’esperienza a distanza di sicurezza. Poi esiste un terzo tipo di persone. Quelle che a un certo punto si fermano in silenzio. Cambia il loro volto. Restano più a lungo del necessario davanti a una pianta. Non sanno spiegare cosa stanno provando, ma io lo riconosco immediatamente: sono entrati nell’incantesimo del vivente.

Che il rapporto con il mondo vegetale abbia effetti profondi sul benessere psicofisico non è soltanto una fantasia poetica. Recentemente il King’s College Hospital di Londra ha inaugurato la prima terapia intensiva su terrazza, con un giardino terapeutico integrato. L’idea è semplice e rivoluzionaria insieme: piante, luce naturale e spazi aperti aiutano i pazienti a ridurre stress, isolamento e sofferenza, migliorando i tempi di recupero.

Forse il mondo vegetale agisce sul sistema nervoso molto più profondamente di quanto immaginiamo. Forse conserviamo ancora una memoria biologica della nostra appartenenza alla natura. Oppure le piante fanno crollare, almeno per qualche minuto, l’illusione moderna di essere creature separate dal resto della vita. Qualunque sia la spiegazione, una cosa mi sembra certa: quella sensazione è reale, condivisa e antichissima. Forse ci mancano soltanto le parole per dirla: sensualità vegetale, estasi biologica, oppure, più semplicemente, l’esperienza erotica dell’appartenenza al vivente.

Ultima modifica il Venerdì, 05 Giugno 2026 13:29

1 commento

  • Link al commento Maria Lunedì, 08 Giugno 2026 05:03 inviato da Maria

    Grazie per aver dato parole alla sensazione di benessere, di appagamento profondo, di 'fusione', di incantamento, di 'ritorno a casa' che sento anche io in mezzo alle piante.

    Rapporto

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