Ricordo un compagno di stanza in ospedale che non era preoccupato della sua condizione, ma del fatto che là chiuso non poteva raccogliere i pomodori che stavano maturando nel suo orto. Avevo anche un amico metalmeccanico che, non appena poteva, coltivava la terra: terminata la giornata in officina cenava di corsa e andava a zappare fin dopo il tramonto, con una torcia in testa stile minatore. Proprio ieri una signora mi raccontava di suo padre, tornitore in arsenale militare, che d’estate s’alzava alle tre del mattino per irrigare l’orto e alle sei e mezza prendeva il pullman per l’arsenale.
Non erano mossi dal bisogno, ma da qualcosa di diverso. Forse in quella frenesia soddisfacevano un insopprimibile piacere originario, come se il crescere delle melanzane li sincronizzasse con un ordine cosmico.