Gli antichi misticheggianti lo chiamavano Assoluto o L'Uno, oggi lo chiamano campo quantico o vuoto fertile. Cambiano i nomi, non l’esigenza. L’esperienza sensibile ha limiti invalicabili, e qualcosa dobbiamo pur architettare per spiegare ciò che ci sfugge.
Si potrebbe anche accettare che il massimo della trascendenza coincida con il massimo dell’immanenza, e vivere sereni. Ma non basta. Insoddisfatti, continuiamo a immaginare un qualcosa che sta dietro le cose, o sopra, o sotto, forse dentro: comunque altrove. Siamo ancora abbastanza platonici da pensare che il visibile non basti mai, e che la verità debba abitare in un secondo piano.