Più approfondisco la filosofia di Spinoza, più ho conferma che è il filosofo che vanta il maggior numero di addomesticamenti, nonché di entusiasmi iniziali seguiti da abbandoni.
Maria Zambrano, in giovane età, scrisse una tesi su Spinoza — La salvación del individuo en Espinosa, oggi disponibile in traduzione italiana grazie alla cura di Ludovica Filieri — nella quale riconosce una coerenza concettuale straordinaria e ineludibile. Tuttavia, alla fine, non ne accetta il costo antropologico: un determinismo implacabile. Cerca così un’altra via, quella della razón poética, per restare nell’umano.
Anche Simone Weil ammira profondamente Spinoza. Ne condivide alcuni nuclei fondamentali, ma anche lei, infine, prende le distanze. Per sottrarsi al determinismo assoluto, elabora una teologia in cui Dio, come persona, si ritirerebbe per lasciare essere il mondo secondo necessità, salvando insieme il determinismo spinoziano e la figura di un Dio personale.
Gli addomesticamenti e gli abbandoni, dovuti alla difficoltà di abitare un’immanenza senza appello; l’insofferenza per un Dio senza volto, senza volontà, senza cura; il disagio umano davanti a un determinismo senza risarcimento, sono così numerosi che viene spontaneo chiedersi: chi, nella storia della filosofia, ha abitato coerentemente lo spinozismo? La risposta sembra quasi obbligata: Spinoza è forse l’unico caso certo.
Probabilmente si tratta di un problema, per così dire, “tecnico”: più una filosofia ridimensiona l’io, più diventa esistenzialmente inabitabile. Basti considerare le grandi tradizioni sapienziali — dal Buddhismo allo Zen fino al Taoismo — nelle quali l’io non è fondamento, né principio, né centro. Così è anche nello spinozismo, dove l’io, nel grande funzionamento del reale, è solo una configurazione temporanea in sé insussistente, della potenza impersonale della natura.
Ne consegue che Buddhismo, Zen, Taoismo e spinozismo possono essere intellegibili, persino ineludibili, ma restano impossibili da abitare esistenzialmente. Il punto è semplice: per abitare esistenzialmente occorre essere qualcuno.