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Venerdì, 02 Gennaio 2026 21:39

L’ordine della natura

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E chi è quel padre tra voi, il quale, se il figliuolo gli chiede del pane, gli dia una pietra? ovvero anche un pesce, e in luogo di pesce, gli dia una serpe? Ovvero anche, se gli domanda un uovo, gli dia uno scorpione? (Luca 11)

Quando parliamo di physis parliamo, molto semplicemente, della natura che funziona da sé: ciò che nasce, cresce, produce effetti. Parliamo della natura che ci precede e ci fa, visto che non ci siamo fatti da noi. Ma cosa rende possibile questo funzionamento per lo più ordinato, dove un uovo è un uovo e uno scorpione è uno scorpione? Riducendo all’osso, le risposte si sono raccolte attorno a due grandi idee. O l’ordine è immanente alla natura stessa, oppure è trascendente, cioè viene da altro: Dio, una mente ordinatrice, un principio superiore. Anche le posizioni intermedie — dalle mediazioni serie di immanenza e trascendenza agli ambigui paciughi — restano, in fondo, dentro questa alternativa, ancorate allo stesso paradigma.

Ma forse questo modo di porre la questione dice più di noi che della natura. Forse immanenza e trascendenza non sono proprietà ultime del reale, ma categorie umane, modi con cui cerchiamo di orientarci in qualcosa che ci supera.

Spinoza offre qui un’intuizione decisiva. Egli sostiene che la realtà — Dio o Natura — si esprime in infiniti attributi, cioè in infiniti modi fondamentali di essere. Noi ne conosciamo soltanto due: il pensiero e l’estensione, la mente e i corpi. Tutto ciò che comprendiamo del mondo passa attraverso questi due registri. Ma questo non significa che la realtà sia riducibile ad essi; significa piuttosto che la nostra esperienza è limitata e che molto ci è precluso. La physis esprimendosi in infiniti attributi, può operare secondo dimensioni che non sappiamo nemmeno pensare, perché non rientrano nella nostra forma di vita.

Forse, allora, il punto è riconoscere che i concetti di immanenza e trascendenza sono modi umani di incontrare la natura, non la sua ultima verità. Se potessimo sperimentare infiniti attributi, se potessimo accedere ad altri modi di essere, probabilmente ciò che oggi chiamiamo ordine apparirebbe come una sezione, non come il tutto. La physis resta così ciò che è sempre stata: una realtà che ci precede, ci vincola e ci sostiene, ma che eccede le nostre idee. Ed è proprio questo eccesso — non la sua riduzione — che rende l’indagine necessaria e inesauribile.

Ultima modifica il Venerdì, 02 Gennaio 2026 22:39
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