BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Venerdì, 11 Aprile 2014 09:03

Derive

Scritto da 

Roberto Formigoni, senatore, memor domini;
Alberto Perego, commercialista, memor domini.
A meno da un mese dall’inizio del processo - associazione a delinquere e corruzione -sequestro preventivo da 49 milioni di euro con provvedimento della procura di Milano.

Formigoni appresa la notizia si  occupa di tranquillare gli animi preoccupati e agitati, come se la tegola riguardasse il mondo intero eccetto lui:

«Leggo che mi avrebbero sequestrato o starebbero sequestrandomi beni fino a 49 milioni di euro. Tranquillizzo tutti, non ho mai posseduto nemmeno la centesima parte di 49 milioni di euro».

Strano modo di pensare sé stessi nel mondo. Ho solidi indizi che la radice di tale precezione attinga dalla onesta baldanza religiosa di don Giussani, attraverso la seguenti due dinamiche.

Emulazione stilistica del leader.
Giussani allargava urgente, irresistibile, impellente e a oltranza il personale giudizio di valore a asserzione di realtà universale costipando, come uno schiacciasassi, ciò che incontrava in tale prospettiva. Alcuni a lui prossimi, non curanti dei contenuti veicolati in tanta foga, ne hanno appreso meramente il metodo, sostituendo con fini propri il merito. Religionari e gangster, in missione per conto di un qualche dio, pur dissimili nei fini possono anche somigliarsi nella determinazione per raggiungerli.

Deriva tribale.
La comunione tra gli appartenenti a Comunione e Liberazione era definita da Giussani con l’affermazione: «Io sono Tu che mi fai», con quel “Tu” intendeva Dio e nel contempo, riferendosi al mistero dell’incarnazione cristiana, ogni aderente al gruppo. In questa concezione il nome di ogni ciellino è ritenuto sacramentalmente unificato all’origine con quelli degli aderenti al gruppo. Comunità giudicata da Giussani segno sacramentale di Dio stesso e “ontologicamente” - da intendersi non tanto come criterio di pensiero che inventaria le cose ma, con accezione esistenziale, che le fa essere - costitutiva  l’“Io” di ogni singolo componente. Il singolo uomo è in sé insignificante, è nulla. Per "essere"[1], deve diventare cellula appartenente e obbediente alla corporazione, come le api e le formiche sono nulla senza il loro gruppo organizzato, consorziato, congregato, endogamo. Anzi di più: per l’appartenente la dipendenza diventa assoluta, “ontologica” come i buchi nel formaggio che fuori da lì non esistono più. Nella concezione giussaniana di Comunione e Liberazione ogni nome è, dunque, fuso nel gruppo; un “Noi” super-Ente, corpo mistico coincidente la presenza di Dio nella storia e strutturante alla radice ogni partecipante al gruppo. All'interno di questa esaltazione unitaria l’operato dei membri evidentemente obbedisce - indifferente alle norme del diritto socialmente condivise - a regole proprie.

1 «Essere è essere agli ordini», Cfr. Jacques Lacan, Seminario Encore, p. 34.

Ultima modifica il Domenica, 13 Aprile 2014 09:27

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