BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Martedì, 29 Gennaio 2013 11:34

L'oscena povertà

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Lo mostrano a oltranza su tutti i canali che vende la dentiera al “Compro Oro” o che mangia mele bacate raccolte nel cassonetto dei rifiuti. Lo mostrano in coda alla mensa della Caritas o intirizzito davanti alla fabbrica fallita. Lo fanno vedere sfrattato che dorme in un furgone, nella versione con la faccia oscurata o in quella in primissimo piano che piange di brutto. Di solito è solo, se in compagnia è circondato da poveri cristi peggio di lui, se sposato è separato, se non è separato è vedovo, se genitore il figlio soffre di una malattia rara, se ha i denti sani invece della dentiera vende la vera nuziale, se ha finito l’oro svende l’argento della casa che possedeva.

Nessuno lo conosce, nessuno sa come si chiama, se i suoi burattinai non lo trasmettono non esiste più. E’ così malridotto che non ha neanche un corpo, abita dentro il televisore e serve a tante cose. Permette informazione anti-establishment o pro governo, dipende dall'inquadratura della sua sagoma, a destra, al centro, o a sinistra. Consola masse di spettatori: anche se poco valorosi è facile percepirsi un po’ meglio di lui. Per chi lo vede il dolore - che la sua immagine procura - è circoscritto e vago, un fastidio agilmente tollerabile che nel cambiare canale cessa all’istante come succede col mal di testa del gelato ingurgitato troppo alla svelta. Il povero diavolo mediatico fa sentire meglio un po’ tutti: mette su un trono i mediocri, ogni perdente è consolato, ogni invidia anestetizzata. Piace tanto a qualche religioso e anche ai ricchi che lo percepiscono sacro, immacolato, mai imputabile, malriuscito per decreto deciso da una mano invisibile per mostrare al mondo il loro status symbol con estemporanee iniziative caritatevoli.


Il poveretto mediatico è atomizzato, pietrificato, fisso, eterno. Mai prende iniziativa, per lui non esiste gioco di rapporti, ignora ogni costruire, ogni imprendere, ogni relazionarsi in vista di un beneficio. Piace tanto ai conduttori televisivi e anche ai professionisti esperti in penuria universale che da lì attingono reddito. Per assolvere tutti i suoi compiti il poveretto mediatico viene prefabbricato con precisione: mai emancipato dalla primigenia infantile pretesa che siano gli altri ad esaudire i suoi desideri, a  risolvergli i problemi. Congelato e prigioniero nello status di poverino a oltranza esige amore, attenzione, affrancamento dall’altro, dagli altri, dalla società, dallo Stato o da un trascendente Altro. Cronicamente astenico, sistematicamente vittima, vuole che siano tutti lì a curarlo e se tardano nell’assisterlo se la prende a male. Non pensa, frigna. Meglio cambiare canale. Meglio che i poveri, quelli veri, non si prestino a comparse dell'osceno gioco della fiction, se qualcuno volesse proprio farlo che si faccia almeno pagare. Tanto.


Ultima modifica il Martedì, 29 Gennaio 2013 14:04

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