BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Mercoledì, 03 Febbraio 2010 20:04

In verità ci disse altro

Scritto da  Bruno Vergani

 

Anni dopo l'essermi allontanato dalla Chiesa cattolica, per lenire lo sconcerto di ritrovarmi orfano di Creatore, ho meditato a lungo sugli scritti dell’Advaita Vedanta. L' Advaita (si pronuncia adveta con la “e” di erba) indica che L’Assoluto, l’unico Tutto, non è Altro ma siamo noi stessi, pertanto mai orfani anche se figli di nessuno. Consapevoli che siamo “il Tutto”, “il mai nato” non necessitiamo di nulla e il problema della ricerca di senso è definitivamente risolto. Se qualcosa non va è perché equivochiamo e ci identifichiamo con l’apparato psicosomatico, con il nome, con la persona che crediamo d’essere invece che con l’impersonale Unico Assoluto. Approccio monistico che evoca Plotino, Meister Eckhart, ma anche la "Volontà" impersonale motore di natura di Arthur Schopenhauer: quella forza che è dentro la pietra, l’insetto e l’uomo che spinge all' autoperpetuazione. Insomma il Vedanta è esotico, ma è faccenda seria non roba da new age. Devo però ammettere che il frequentare filosofie lontane mi procura un po’ di disagio, una impressione simile a quando ascolto un’ opera di Puccini intepretata da soprano coreana. Anche se canta in modo corretto c’è al fondo qualcosa che non torna, un sottile artificio serpeggia e qualcosa non convince. Invece nella teologia nostrana Iddio seppur misterioso e inaccessibile rivela nel contempo inequivocabili tratti personali persino caratteriali, è uno dei nostri: si arrabbia, è geloso, ama e talvolta cambia parere. C’è il sospetto che sia tanto antropomorfo che l’abbiamo inventato noi, tuttavia la narrazione è accattivante e a me piace, perché concede la possibilità di trascendenza senza rinunciare alla mia storia, al mio nome e neppure al cognome. Ad ad certo punto Dio diventa addirittura uomo valorizzando così la nostra biografia e cultura, invece il Vedanta li butta nella spazzatura. Ma i vantaggi che offre il Dio uomo non sono a gratis, mica puoi avere la moglie ubriaca con la botte piena: il Dio incarnato è rappresentato da duemila anni dalle chiese, quindi se vuoi avere a che fare con Lui devi passare da loro. Possiamo dire che non ci interessa d’avere a che fare con l’Istituzione, ma nostro malgrado una tradizione che da duemila anni afferma di rappresentare, anzi di essere la presenza del Dio incarnato nella storia ce l’avrai tuo malgrado sempre tra i piedi con i suoi tentativi di dominio. Parlo per esperienza personale. Quindi da una parte il rischio di frequentare salernitani e bergamaschi vestiti da sadu Indù che occidentalizzano il Vedanta per pontificare ieratici metafisiche idiote in commistioni dilettantesche di astrusi sincretismi, con il rischio di ritrovarmi con l’io rarefatto, senza memoria come un uomo delle caverne, come una mucca che ignora l’humor, che non ha cultura e storia, che non ama. Condannato a rasentare l’inorganico da vivo. Emotivamente mummificato per essere eterno. Dall’altra parte fondamentalismi ecclesiastici che chiedono sequela. Come italiano ho l’impellente urgenza di avere un creatore ma non per questo accetto d'essere infantilizzato da chi esige obbedienza. Quindi mi invito, l’ho appena acquistato, e invito chi si trova nelle incertezze teologico esistenziali che ho suesposto a leggere In verità di disse altro di Augusto Cavadi, Falzea Editore che indica la possibilità di un rapporto col Dio nostrano oltre i fondamentalisti. Non basterà la lettura di un libro, però potrebbe rivelarsi l’inizio di un percorso importante. Vi farò sapere. Bruno Vergani

Ultima modifica il Venerdì, 28 Ottobre 2011 23:39
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2 commenti

  • Link al commento Bruno Vergani Domenica, 01 Settembre 2013 10:29 inviato da Bruno Vergani

    Comprendo e rispetto, anche se ho preso distanza da questo approccio.
    Il saggio di Cavadi l’ho, poi, letto. Percorso complesso che nell’intendere Gesù di Nazareth Uomo, piuttosto che Dio, invece di sminuirlo va 'Oltre' nobilitandolo.
    In effetti il cristianesimo dovrebbe distanziarsi da nostrane derive docetiste e spiritualismi esotici, apparentemente lontani ma invece sovrapponibili che sentenziano, alleati, la sconvenienza del corpo rispetto a una ipotetica e rarefatta anima: Gesù di Nazareth ha affermato l’opposto.
    Tutto sommato l’esotica vacuità nirvanica (estinzione dell’io come condizione della sua espansione cosmica; un "Omino Michelin" che nell'omettersi si gonfia fino agli estremi confini dell'universo) e il Dio di casa nostra - se percepito come divinità delle alte sfere, assoluta, idiomorfa, immensa, immodificabile, pura - si assomigliano assai: mere astrazioni.
    Ho preso distanza da questi enti promulgati in parte da Platone fino alla loro gloria in Plotino che hanno via,via, pervaso il cristianesimo fino ai giorni nostri. A ben vedere enti fuorvianti cause di disastri personali e collettivi. Meglio Uomo.

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  • Link al commento Reahel Sabato, 31 Agosto 2013 21:55 inviato da Reahel

    Belle le tue riflessioni e le comprendo, anche se personalmente anche l'idea di un creatore può avere senso nel advaita, ma solo como parte di un processo di superamento anche di questa necessità (imho ovviamente). L'idea del sadhana del advaita, della pratica di ingagine interiore è proprio superare anche tutti i proprio dubbi con la pratica, fino a non lasciare anche questo pulirsi. Ad ognimodo anche la pratica di essere al servizio di qualcuno, di dio, che è come padre ma che intrinsicamente ci ha creato a sua immagine e somiglianza ha sempre lo stesso scopo, di superare i confini che ci siamo creati, di placare in qualche modo la mente, di aprirci al assoluto. Per me, e credo che lo yoga como pratica generale la veda così, solo per dare un nome, la 'scelta' dipende molto dalle nostre esigenze che vogliono la loro parte come è giusto che sia. Grazie per condividere le tue esperienze. Andrea

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