Animali complessi
Oggi è nato il figlio di amici cari e ho sorriso e quando qualcuno che conosco muore mi rattristo.
Soddisfatto di cosa? Triste per cosa? Così fan tutti ed io con loro. Bisognerebbe conoscere come si svolgerà una esistenza per sorridere del suo inizio e rattristarsi del suo cessare invece, a prescindere, un qualcosa suggerisce che è proficuo nascere e svantaggioso morire. Forse questo desiderio di essere, noncurante dello svolgimento esistenziale, è faccenda non sacra ma biologica; conservazione della specie: come gli animali preferiamo esserci.
Qualcuno vedeva le cose in modo diverso: Schopenhauer e anche Buddha. Il primo per la sua lucidità nel diagnosticare la condizione umana intrinseca al dolore e il secondo, d’accordo con il primo, impegnato però ad escogitare una via d’uscita. Qualcun altro di fronte al dolore estremo ha sfidato i decreti biologici per scegliere di non essere più. Un altro aveva detto "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Non tutti sono come animali, siamo molto più complessi e non sono sicuro che sia sempre un vantaggio.
New generations
Difficile la vita per le nuove generazioni. Oggi chi frequenta l’università, il più delle volte, invece che conferme intravede alla fine del percorso un punto interrogativo che incombe.
Dagli anni Cinquanta ai Settanta il messaggio che la società comunicava ai giovani era invece confortante e motivante. In alcune aree d’Italia c’era lavoro per tutti e chi non trovava il lavoro giusto poteva impegnarsi in qualcosa che gli assomigliava, cadendo comunque sempre in piedi senza farsi male. Ricordo che alle superiori avevo frequentato qualche giorno, non mi piaceva e avevo mollato per andare a lavorare da un meccanico, mio padre non mi dava denari ma mi permetteva di fare quello che preferivo. Avrei ripreso gli studi dopo qualche anno nello stesso istituto tecnico, corso serale, mentre di giorno lavoravo in un ospedale. In pochi anni avevo cambiato numerosi posti di lavoro, era agevole nella Lombardia di quei tempi trovarne di nuovi. Avevo provato la catena di montaggio, ma dopo due giorni mi ero licenziato. Non riuscivo a comprendere come facessero a resistere i miei compagni di lavoro, lì per otto ore a ripetere lo stesso movimento. La serenità di qualcuno l’avvertivo così incomprensibile che mi procurava inquietudine. Atteggiamento che rivisto oggi appare meritevole di sanzione.Se non mi piaceva un lavoro, o mi erano antipatici i compagni cambiavo posto. Una battuta antipatica di un collega, un’alitosi di un datore di lavoro e me n’andavo. Mentre lavoravo in un posto altri datori di lavoro mi proponevano di interrompere per recarmi da loro, offrendomi condizioni migliori, la situazione sembrava precaria perché non trovavo quello che davvero mi piaceva, eppure mi muovevo all’interno di una rete di rassicurazioni sistematiche. Ero un privilegiato ma non lo sapevo.
Perché?
Avevo iniziato la lettura di Freud che conoscevo per sentito dire. Dopo aver letto i "Tre saggi sulla teoria sessuale", che mi ero trovato sullo scaffale della mia libreria quasi a gratis (un euro) allegato al Corriere della Sera; appurato che per così poco avevo avuto così tanto, avevo poi acquistato l' "Interpretazione dei sogni", lettura che mi aveva impegnato per tre mesi.
Qualche amico si era accorto che mi attardavo in un testo inconsueto.Un cattolico mi aveva detto: "Oddio!". Un induista mi aveva raccontato una novella: "Freud è come quel tale che entrato in una casa sconosciuta e buia, accende casualmente la candela nel cesso e da lì studia e interpreta tutta l'abitazione." Un paio di psicologi mi avevano guardato storto; uno perché: "Stavo a perdere tempo in minchiate superate" l'altro denunciava la fissazione patologica dell'Autore, a suo dire noto cocainomane, sulla sessualità.
Siccome stavo leggendo un libro e non commettendo un reato ero rimasto meravigliato da quelle reazioni non richieste, sopra le righe e ostili, a maggior ragione perché nella lettura riconoscevo nel merito pietre angolari di me stesso e della società tutta; nel metodo un'umiltà intelligente - che osserva, pensa e solo poi dice- invece che minchiate di un drogato. Così avevo chiesto motivo della smodata avversione. Nessuno mi aveva risposto nel merito, così avevo constatato che l'ostilità era generata, oltre che da ignoranza, da impulso privo di pensiero. Rimozione viscerale dell'Autore sospetta proprio per la mancanza di ragioni. Forse un inconsapevole contestare per difendere concetti acquisiti parziali e falsi nel definire sé stessi, che Freud, in qualche modo, smascherava. Veritas odium parit.
Immensa certezza?
“E l’esistenza diventa una immensa certezza” è il tema della XXXII edizione del Meeting di Rimini di Comunione Liberazione, in programma dal 21 al 27 agosto. Titolo condensato, criptico, indisponente e provocatorio insieme nel suo proporre soluzioni esaltanti e semplici per risolvere i complessi mali del mondo.
E l’esistenza diventa una immensa certezza? Richard Stallman osservava: «Insistere sulla certezza assoluta prima di iniziare ad applicare l’etica nelle decisioni della vita è un modo per scegliere di essere amorali».
E l’esistenza diventa una immensa certezza? I promotori provano a spiegare: per l’uomo contemporaneo, ad eccezione della scienza teconologica, non esistono certezze. Cause della attuale crisi sociale antropologica sono dunque il nichilismo e i conseguenti relativismi: l’uomo contemporaneo non sa più perché è al mondo; incertezza orrenda, devastante e incurabile alla quale il Meeting offrirà però soluzione, grazie all’esperienzia di persone che non accontentandosi di concepire la propria esistenza destinata al nulla come fanno tutti gli altri, sono invece capaci di inquietudine e attesa e vengono così premiati dal sopraggiungere di un immenso Altro, nell’appartenere al quale vengono emancipati dal vuoto che fagocita i contemporanei.
La spiegazione ufficiale nell’aggiungere un po’ di occultismo alla cripticità complica ulteriormente la faccenda, allora Otello Cenci, responsabile ufficio Spettacoli del Meeting, intervistato dall’Adnkronos prende spunto da Chesterton per un chiarimento risolutivo. Inventa una Linea Maginot con da una parte gli eletti invasi da certezza e dall’altra barbari belligeranti che agonizzano nel nulla: «I barbari di oggi vogliono eliminare il mistero che dà significato alla vita».
Titolo e spiegazione del tema che erige steccati inesistenti, che banalizza a cronaca la tradizione dell’esistenzialismo e del nichilismo filosofici, che ignora il percorso millenario dell’umanità tutta nella ricerca di significato all’esistere. Il programma della kermesse poco c’entra, però, con il titolo: raramente si parlerà di ontologia, spesso di politica. Approfonditi i presupposti forse meglio così.
Quasi tutti saranno lì, contigui allo stand dedicato al portale Formigoni.it, dal Presidente delle Repubblica ai partecipanti al Mini Triathlon nelle categorie: cuccioli, esordienti, ragazzi, cadetti e allievi. De «I barbari di oggi che vogliono eliminare il mistero che dà significato alla vita» nessuna traccia.
Memorie frammenti, Il divin pargoletto
Chissà se erano maleodoranti gli escrementi del divin pargolo? E chissà quante volte avrà riso Gesù nei trentatré anni di transito terrestre? Forse una volta. Proprio da bambino, quando aveva succhiato il latte per la prima volta. Ma come aveva fatto la Madonna ad avere il latte se era vergine? Non è plausibile che l’ipofisi immacolata avesse prodotto prolattina a sufficienza. Forse si era prodotto un latte scrematissimo, verginale. E il bambino? Aveva corso il rischio di morire di fame? Forse no perché aveva un corpo di costituzione angelica? Davvero un pasticcio essere figli di Dio e nascere da una donna.
Gesù Cristo era un uomo che diceva la sua. Dio era il nome di una malattia pericolosa e la Chiesa cattolica veicolava eresie mortali che diceva di combattere: il docetismo che affermava che Gesù aveva un corpo angelico e il quietismo che ordinava di interrompere il pensare per affidarsi alla grazia divina; merda di Cappuccetto rosso, peto della bella addormentata.
Mentuccia
“Cos’hai mangiato ieri a mezzogiorno?” Chiede la moglie al marito, che il giorno prima era rimasto fuori casa per lavoro. Anche a me talvolta lo chiedono, anche se quello che ho ingurgitato il giorno prima è già nella fogna, eppure per chi pone la domanda l’argomento sembra meritevole d’attenzione e interesse.
La domanda è insensata ma il sottotesto ha una sua logica: siccome ti voglio bene, desidero che tu abbia mangiato qualcosa che ti abbia procurato piacere nell’ingurgitarlo, affinché ben nutrito tu possa vivere sano e felice a lungo. Tipico sottotesto di matriarca italica, tutto sommato accettabile, se circoscritto. Nell’arco dell’esistenza anche a me è capitato di chiedere a chi volevo bene: “Cos’hai mangiato a mezzogiorno?” E talvolta mi è anche scappato: “Domani piove, ma dopodomani c’è il sole” poi, un po’ preoccupato per me stesso, dicevo altro. La bocca parla della pienezza del cuore e qualcuno è pieno di pasta al ragù e zucchine con la menta: “Meglio la piperita della mentuccia selvatica” ed io esausto mi allontano per accendermi un sigaro e pensare alle parole di Gesù di Nazareth, l’antico predicatore ebreo che ho ripreso a frequentare:“Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma ciò che ne esce”Pensiero in azione e da lì l’atto linguistico prima che a ogni altro atto. Quello è saper parlare. Intanto in poltrona le donne insistono a dire di lasagne al forno e gli uomini di calcio e di portafogli vuoti, mentre i potenti del mondo li dominano.
Ecclesiologia pagana
Difficile definire il fenomeno new age perché più che una filosofia o una dottrina è un “clima”.
Diceva un monsignore cattolico, riferendosi ai movimenti neopagani contemporanei, che più ci si allontana dalla Chiesa tradizionale più si diventa creduloni. A ben osservare l’allontanamento dei simpatizzanti new age dalle istituzioni ecclesiastiche è, talvolta, più formale che sostanziale; la loro contiguità con le istituzioni cristiane può rivelarsi inaspettatamente radicata. Vicinanza, e talvolta fusione, già riscontrabili nella Patristica medievale, per l’influsso subito dal pensiero neoplatonico. Plotino definiva il Principio supremo l’Uno, la Patristica Dio; a parte i nomi non erano tanto diversi: enti unici e immutabili dai quali derivavano tutte le cose, pensieri e idee degli uomini inclusi. In questa involontarietà dell’uomo il pensiero veniva confinato in un limbo sorretto da due colonne: da una parte quella dell’essere, dall’altra quella del divenire. Essere eterno, oceanico, regista occulto di ogni divenire, mentre il pensiero individuale dell’uomo si ritraeva schiacciato fra le colonne dell’ovattata prigione. Differenze teologiche permanevano, Dio a differenza dell’Uno era personale e capace di sentimenti anche se imperscrutabile; dall’alto discendeva giù, per amore, verso le sue creature. All’Uno neoplatonico impersonale e algido bisognava invece ascendere, emancipandosi dalla ristrettezza e negatività della materia. Nel rinascimento la tradizione neoplatonica si rivitalizza quasi ad assumere caratteri religiosi: “pia philosophia” che partendo da Platone entrava nella dottrina del Cristianesimo istituzionale. Storia di scambi e confusioni che ancora oggi permane. Singolare constatare la distanza del pensiero di Gesù di Nazareth predicatore ebreo, da questi approcci spiritualistici e mistici, che quasi mai ha parlato di Dio e mai dell’Uno. Preferiva pensare e dire la sua lontano da sincretismi ermetici, da rarefazioni esoteriche che presumono di detenere segreti inesprimibili sull’ineffabile Dio, o Uno.
Forse esponenti della new age contemporanea potrebbero essere inconsapevoli appartenenti delle chiese cristiane istituzionali, e conservatori cristiani essere più new age di quanto possano immaginare.
Dichiarazioni mendaci
Due membri dei Memores Domini (associazione di seguaci di Comunione e Liberazione che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo) rinviati a giudizio per “dichiarazioni mendaci” al pm, storia complicata che Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano e Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera hanno esaurientemente esposto.
Numerosi lettori, incuranti della presunzione d’innocenza fino all’esito del terzo grado di giudizio, sono intervenuti chiedendosi come sia possibile, per chi professi voto di povertà nella Chiesa cattolica, trovarsi poi coinvolto in storie di tangenti. L’opposta tifoseria si difende ricordando che anche i cattolici possono peccare.
Riteniamo che la faccenda poco c’entri con il peccato e con “Il nome della rosa” e neppure con monaci mariuoli, che nottetempo attingono denari illeciti da una cassaforte segreta per spassarsela. Non esistono veli da togliere per portare alla luce segreti occulti e neppure colpe personali degne di sconcerto. La causa è invece semplice, precisa ed elementare: la teologia tribale giussaniana. Nell’ecclesiologia di don Giussani l’uomo è nulla, Dio è tutto; Iddio s’ incarna in Cristo e permane nella storia attraverso la Chiesa dove, finalmente, raggiunge gloria piena in CL. Appartenendo e obbedendo a Comunione e Liberazione si ottiene realizzazione assoluta; fuori invece il nulla. Esposizione qui condensata, ma diluibile – per gli interessati – attraverso la lettura dei testi di don Giussani, disponibili integralmente in rete.
La morale significa, dunque, per gli appartenenti a CL, ingrandire e rafforzare il loro movimento, autoreferenzialmente giudicato l’unico bene in un mondo smarrito nel non essere. Una teurgia che censura il pensiero del singolo per chiedere appartenenza obbediente e azione efficace nel sostenere con ogni mezzo la corporazione. Un limbo aristocratico dove non si pensa e sceglie, ma si obbedisce all’Essere oceanico fermo e immutabile che sceso dalle alte sfere, nella sua infinita misericordia, sceglie un pugno di uomini, i ciellini, per strappare dal nulla tutti gli altri; aizzando poi gli eletti ad ingrandire, rafforzare ed espandere, con ogni mezzo, l’organizzazione umano-divina fino agli estremi confini della terra.
L’Uno, il Tutto, Iddio lì presente e vivo in quella compagnia per redimere il vuoto assoluto della società tutta, comprese le sue regole; da qui una morale tribale evidentemente avulsa dalle regole dei mortali, che tuttavia se ben intesa dal tribunale terrestre, potrebbe alleggerire – nel caso di colpevolezza – la posizione degli imputati per incapacità, almeno parziale, di intendere e di volere. Udienza fissata il 22 novembre.
Confessioni
Agostino d'Ippona nelle Confessioni autobiografiche interloquiva con un Tu, sommo ente.
Io quel Tu non ce l’ho più e la ragione del vivere me la devo trovare da me. All’alba sento i passeri, la stanza comincia ad essere meno buia e mentre il cinguettio cresce sono sereno. Mi sembra che i passeri gridino con Theilhard de Chardin: "Non è affatto lontano il giorno in cui l'umanità si troverà biologicamente costretta a scegliere tra il suicidio e l'adorazione", e ho l’impressione che i passeri tifino per l’adorazione. Nel tentar di trovare una via di mezzo tra suicidio e adorazione avevo visitato filosofie lontane, dèi stranieri direbbe il vecchio testamento. Alcuni offrivano soluzioni infantili, altri sofisticate. Un giorno avevo letto di un vecchio tabacchino indiano, un “realizzato”, che garantiva che tutti noi non siamo nati, quello che nasce è solamente il corpo che non c’entra per nulla con quello che siamo veramente. Diceva che noi siamo coscienza; energia eterna onnipervadente. Il tabacchino diceva che soffriamo per un equivoco: crediamo di essere il corpo invece che la coscienza impersonale onnisciente. Un po’ mi scocciava accettare che come persona non esistevo, forse era meglio come dicevano i cattolici: andare all’ inferno per l’eternità, ma almeno con l’io pimpante e integro.
Però che leggerezza staccarsi in un picco di consapevolezza dalla propria storia, vivere senza memoria, senza giudizio. Vivere senza me stesso. Mica male, il picco, niente male. Il problema era che se mi si sforzavo il picco non arrivava. Capitava invece da solo, a capocchia, non dovevo fare assolutamente nulla, ci voleva uno stato mentale come quello che viene spontaneo quando defechiamo. Una mente serena, un po’ assente, staccata e indifferente, allora il picco poteva anche arrivare.
Palloni aerostatici
Quando l’Io sorge e appare il mondo le cose si complicano. Cosa significa cosciente? La sensazione d’essere vivo e' un pensiero? Cos’è il pensiero? Chi sperimenta la coscienza di essere?
L'anestesia che precede un intervento chirurgico un po’ risponde; fa comprendere il vivere e il morire: la coscienza inizia a ritirarsi; il nome che porti e il ruolo che svolgi li avverti rarefatti; ti abbandonano rapidi tutti gli affetti ed ogni amore. Per ultimo, quando stai per addormentarti, forse per sempre, ogni idea sparisce prima fra tutte quella di Dio. Un momento prima di non esserci più, ti viene perfettamente chiaro che la questione essere-divenire nulla c’entra con palloni aerostatici che traghettano alle alte sfere, tutto si semplifica in pensare/non pensare permesso dal "sono" e spento dal "non sono". Quando il pensiero di essere si attiva tutto esiste, quando si ritrae nulla esiste. Tutto qui.