Chi è Gesù di Nazareth?
Nel suo ultimo libro “Chi è Gesù di Nazareth?” Elio Rindone analizza lo scostamento tra l’uomo Gesù evento storico e il Cristo Messia ‘Figlio di Dio’ del credo religioso, rendicontando il passaggio dall’apologetica classica preconciliare, da secoli impegnata - come un militare in missione speciale - nella giustificazione ed esaltazione dottrinaria del Messia, alla “teologia fondamentale” proposta da numerosi teologi nei periodi appena antecedenti, durante e post, il Concilio Vaticano II.
Approccio teologico che libero da credenze preconcette e tradizioni incontestabili va dritto ai contenuti dei Vangeli bypassando romanticismi ed esagerazioni nei quali gli autori - e perché era trascorso tempo dall’accadere degli eventi alla stesura biografica, e perché un po’ innamorati del protagonista - si erano persi. Un enucleare insidioso, complesso, che Rindone riesce a semplificare. Rivoluzione teologica 'fondamentale' oggi un po’ dimenticata, inibita, talvolta combattuta dal Magistero.
Se di un bel film visioniamo il backstage il racconto collassa, nello svelare che è fiction non avvince più, nel saggio di Rindone accade il contrario: Gesù di Nazareth ripulito da titoli messianici, da stratificazioni spiritualistiche, apologetiche, dottrinarie, miracolistiche, da incrostazioni docetiste e taumaturgiche, acquista credibilità e valore. Emerge un tipo umano che, come altri grandi della storia, se ne impipa di Dio e alte sfere connesse, d’istituzioni e di dottrine. Un uomo che pensa e fa perché gli uomini siano migliori, meno inibiti ed ipocriti. Annuncio di profitto per tutti.
ELIO RINDONE, Chi è Gesù di Nazareth?, Roma 2011, pagg. 240, prezzo di copertina euro 15, ma acquistabile on line sul sito ilmiolibro.it a 10 euro.
Non mi preoccupo
Un’ amica alla notizia d’avere un cancro, pensando alla morte, ha commentato: «Nun me ne po' frega' de meno».
Non so se bluffasse, ma ha comunicato qualcosa di sano.
"EX"
Ex preti, ex monache e monaci, amanti di religiosi ancora in attività, dopo aver letto il mio racconto “Memorie di un ex monaco” e la testimonianza nel libro “La lobby di Dio” di Pinotti, mi hanno scritto numerosi (evitando di esporsi personalmente in piazza nel blog) per lamentarsi della sorte, delle circostanze, della Chiesa cattolica e dei preti cattivi. Ho risposto telegrafico, freddo, per due ragioni:
non esiste comunità umana (in qualsiasi campo) più inutile e triste di quella degli “ex”;
e perché se nelle biografie i presupposti di affidabilità, dopo verifica sul campo, hanno avuto esito negativo è comunque conveniente emanciparsi da presunzioni di inintenzionalità personale, da visioni di sorte avversa e da vittimismi per accettare, invece e finalmente, una imputabilità personale. E' da qui, non dalle querimonie, che inizia ogni libertà. Pochi degli ex che mi hanno contattato lo comprendono e da quelle parti mi son fatto più nemici che amici.
Freud in un suo scritto del 1925 “Alcune aggiunte all’interpretazione dei sogni”, interpellato riguardo ai sogni dal contenuto immorale in soggetti nella veglia integerrimi, risponde:
«Il narcisismo etico dell’uomo dovrebbe accontentarsi del fatto che la deformazione onirica, nonché l’esistenza di sogni d’angoscia e punizione, confermano inequivocabilmente la natura morale dell’umanità, né più né meno di quanto l’interpretazione dei sogni testimoni l’esistenza e la forza della sua natura malvagia. Chi, non contento di tutto ciò, non rinuncia all’idea di essere “migliore” di quel che è, provi pure a vedere se nella vita riuscirà a ottenere qualcosa che
vada al di là dell’ipocrisia o dell’inibizione. »
Realizzare, dunque, l’opera d’essere meno ipocriti e inibiti. Non esiste compito più avvincente.
Da Pessoa al Rococò
Aldo Carotenuto ricordava nel suo libro “Il fascino discreto dell'orrore” che l’arte è eretica; Romeo Castellucci contestato a Parigi per il suo recente spettacolo sull’umanità di Cristo riafferma che: “L’arte è eretica, lo è sempre stata”.
Frase ad effetto che tira fuori dall’immaginario visioni di avanguardie artistiche che eroiche combattono regimi, omologazioni, dottrine.
Ad effetto svanito l’affermazione collassa: le rappresentazioni estetiche di forme, colori, parole e suoni che definiamo arte sono tra le più varie e contrapposte, libere e sovversive ma anche omologate, di regime, inibite, ipocrite. “Arte” dice tutto e nulla, da Pessoa al Rococò.
Identificarla, poi, nell’eresia è ingrigliarla e anche indottrinarla perché l’eresia tende all’ortodossia, reagisce ad una dottrina con un’altra, conserva invece d’innovare. L’arte è altra cosa non sopporta definizioni e aggettivi, manco eretico.
Stilemi
Non sopporto la tombola, però ieri mi era piaciuta. Croupier un pensionato tarantino che invece di riferire il protocollo della Smorfia: 32 'O capitone; 33 L'anne 'e Cristo… S’inventava, lì per lì, stilemi che abbinava ai numeri; ne ricordo uno: «30 I Fratelli “Karamatoc”».
Mi ero rilassato e un suggeritore interno aveva iniziato a regalarmi liberi abbinamenti:
38 Profeta gommoso;
24 Sciamano salernitano;
15 Bradipo esoterico;
12 Galassia introversa;
89 Urinar compunto;
76 Colon di Giuda;
4 Trottola magnanima;
11 Minchia vagante;
3 Ballerina antartica.