«Esiste una via che conduce alla libertà: i suoi punti fondamentali si chiamano: obbedienza, assiduità al lavoro, onestà, ordine, pulizia, sobrietà, gusto della verità, spirito di sacrificio […]».
Non è il codice etico di un segretario di partito latrato da un palco bergamasco che mendica acclamazione dalla base delusa, ma la chiusa del regolamento per i detenuti nei lager nazisti.
Nella gerarchia del peggio i marioli di certi partiti, nell'essere lì per perseguire profitto e piacere personali, manifestano qualcosa di più sano rispetto ai fessi affascinati da Teorie e innamorati del capo.