BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Domenica, 20 Gennaio 2019 11:40

A che pro?

Dall’ancestrale arte rupestre all’iperrealismo odierno gli artisti hanno sempre rappresentato il reale, senza rimuginare ad opera conclusa:

« A che pro? Era meglio l’originale. »

Non solo perché l’artefatto esprime la libertà di scegliere uno specifico pezzo di mondo e il rifarlo di conoscerlo molto meglio rispetto al guardarlo, ma perché quel rifacimento esprime un oltre di senso, quasi che quella materia elaborata e riprodotta possa finalmente dire: « So d’esserci » come se liberata da un incantesimo.

 


Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Sabato, 19 Gennaio 2019 10:13

Strutture

Ammessa ma non concessa l’assurdità dell’universo naturale, la circostanza che una sua parte (Homo sapiens):

1 s’intrattenga ritagliando dal tutto indifferenziato delle parti;
2 alle quali conferisce degli attributi;
3 assemblandole così da immaginarsi una storia (per lui ) sensata;
4 abituandosi a tale invenzione fino a farla struttura (per lui) valida;
5 così da ripeterla poggiandosi sopra[1]

è processo che conferma l’assurdità dell’universo e insieme evento che la confuta, ed è proprio la naturale possibilità di implementare questo inventivo e immaginante arbitrio -che c'è invece di non esserci, che accade invece di non accadere- che la inficia alla radice.

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1 Gli eredi degli autori si stravaccano sopra perlopiù dimentichi del processo che ha prodotto la struttura, l'antropologia culturale la dipana e analizza.

Pubblicato in Filosofia di strada
Venerdì, 18 Gennaio 2019 13:32

Promulgatori

Lo chiamano destino se il regista è Dio e determinismo se Dio non c’è, ma cambia poco. Condizioni, caso, contingenze e pre-potenti forze, interne ed esterne a noi, possono precluderci il potere di scegliere. Tuttavia, visto che non siamo il centro dell’universo, una completa e assoluta libertà dal precostituito è atto impossibile e se possibile delirante. Un’emancipazione parziale e circoscritta è invece attuabile, compito complesso e arduo che chiede costante e spregiudicata indagine capace di cogliere e attuare quote di libertà nel principio di realtà.

Ben vengano le concezioni filosofico-politiche che affermano e difendono i diritti inalienabili della persona, anche se poco possono agire nella giurisdizione di numerose e altre pre-potenti forze, a iniziare da quelle che albergano dentro di noi; potenze talora proficue, ma non di rado tarli che ci esautorano da dentro. Ce ne vuole di lavoro e di coraggio affinché la persona sia, per quanto possibile, una libera istituzione: sarà necessaria una costituzione basilare scritta di proprio pugno non troppo sgangherata. Corrisponderà con quella promulgata dallo Stato nel quale viviamo?

In fin dei conti l’essere cittadini -ancor prima di doveri e diritti nell’ottemperare leggi e norme date- consiste nel rapporto dialettico tra la nostra Costituzione e Istituzione in atto e quelle dello Stato, e l’essere persona sia attua nel rapporto dialettico tra la nostra basilare Costituzione personale e quelle degli altri.

Pubblicato in Attualità
Martedì, 15 Gennaio 2019 18:01

Bizzarro animale

Genere Homo, specie sapiens.

Talora sofferente pur senza volerlo si vorrebbe eterno ma è mortale.

Ha nel cervello delle aree primitive, enorme luogo con dentro fiere vive e imperativi biologici che desiderano a oltranza sensazioni piacevoli in una società che le vieta ma alla quale obbedisce.

Eccolo circondato dai propri simili non sempre accomodanti perché anche loro sovraccarichi di tale fardello, eppure si tiene insieme e a tratti, enigma irrisolto, è persino sereno.

Pubblicato in Attualità
Lunedì, 14 Gennaio 2019 10:08

Io, il mondo

Tutta la storia della filosofia dipana la relazione tra Soggetto e Oggetto.

Proprio quello che, ignari o consapevoli, proviamo a fare ogni momento.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Sabato, 12 Gennaio 2019 18:15

Ars moriendi del ragioniere

Stimano che di Homo sapiens ne siamo vissuti dai 60 ai 100 miliardi di esemplari.

Visto che su questa terra ci stiamo da un po’ e che al momento siamo più di 7 miliardi è un numero non poi enorme nel totale, comunque bastevole per accogliere il personale epilogo con una nota di nonchalance:

mal si addice un eccessivo sussiego per un evento tanto testato da rasentare il dozzinale.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Sabato, 12 Gennaio 2019 11:18

Moti

Per capire la natura può aiutare il time lapse, tecnica che sostituendo la tele-foto-camera con un buon testo di antologia filosofica possiamo utilizzare per comprendere meglio il pensiero universale.

Leggendolo in celere continuità ci si accorgerà che le numerose e differenti concezioni, anche se opposte, provvisorie e parziali, esprimono tutte una qualche cifra di verità che l'insieme mostra. Insomma dinamici mosaici di saggezze.

Pubblicato in Filosofia di strada
Giovedì, 10 Gennaio 2019 17:53

Neoidealismi

Nel leggere degli stralci estrapolati dagli scritti di Giovanni Gentile, nei quali esponeva i concetti fondamentali dell’attualismo, concezione filosofica neoidealista che riconduce la realtà del mondo all’atto dell’Io pensante in quanto pensa, visione tanto assoluta da affermare che l’umana coscienza contiene lo spazio e il tempo e non viceversa, mi è tornato alla mente un mio risveglio post intervento chirurgico.

Ricordo che avevo più anestesia in corpo che sangue e la coscienza andava e veniva in un istante, come quando si accende e si spegne la lampadina del soggiorno. Quando si spegneva, nello sparire vedevo che con me si dissolveva il mondo, quando si accendeva, prima tornavo io e immediatamente dopo di me tutto quanto. Lì per lì avevo empiricamente indotto che il mondo esisteva grazie a me, ma trascorsa manco mezzora avevo giudicato quell’esperienza un avvincente delirio.

Vista la contiguità -con le debite proporzioni- tra quella mia empirica esperienza naif e la fine teoresi di Gentile, ciò che colpisce è che lui risoluto non indietreggia di un millimetro, anche se basterebbe un vaso di ortensie che gli cade in testa per interrompere la potenza di quell’Io che fa ontologicamente le cose, le quali indifferenti all’incidente continuerebbero gloriose il loro esserci poggiando su se stesse. Per quanto ho compreso Gentile non indietreggia perché, a differenza della mia ingenua esperienza post operatoria, prova a risolvere la dicotomia soggetto/oggetto interpretandoli come un’unica realtà:

«Così, o che si guardi l'oggetto visibile, o che invece si guardi gli occhi a cui esso è visibile, noi abbiamo due oggetti di esperienza: di una esperienza, la quale noi stiamo attualmente realizzando, e rispetto alla quale non solo l'oggetto, ma anche il soggetto dell'esperienza che viene analizzata, fatta termine della nuova presente esperienza, è oggetto. Se non che gli occhi nostri non possiamo guardarli se non nello specchio!» (G. Gentile, Teoria generale dello spirito come atto puro).

Il mondo prenderebbe, di volta, in volta, coscienza di sé nell’Io pensante in azione, e viceversa. Io che non va, dunque, equivocato con un antropocentrico e egotistico solipsismo, ma come coscienza in atto, spirito che comprende e fa l'esistente. Che lo faccia non lo so, ma che gli dia un momentaneo senso mi sembra plausibile.

Pubblicato in Filosofia di strada
Mercoledì, 09 Gennaio 2019 15:30

Empirismo provinciale

Il verbo dedurre è comunemente inteso come quel moto logico che giunge a delle conclusioni partendo da premesse. Nel linguaggio filosofico è la stessa cosa, ma solo quando partendo da premesse generali desumiamo delle necessarie conclusioni particolari, se invece facciamo all’opposto ricavando un principio generale da casi particolari è chiamata induzione.

Roba attinente alla ricerca scientifica dove il processo dell’indurre imperversa anche se pensatori come Hume e Popper l’avevano demolito giudicandolo antiscientifico: l’universalizzare un dato particolare per il mero motivo che appare empiricamente plausibile qui e ora, per me e qualcun altro, è un processo illogico.

Ho esposto grossolanamente ma forse quanto basta per provare a spostare la faccenda dalla filosofia della scienza al nostro vivere e considerare le tante visioni distorte della realtà prodotte dall’inconsapevole personale indurre quotidiano. Credenza nel così-per-me-così-per-tutto, detta filosoficamente, e pure comunemente, idiotismo.

Pubblicato in Attualità
Martedì, 08 Gennaio 2019 18:21

Mazzetta e scalpello

Nella mia contrada quasi tutti dispongono di qualche attrezzo per la manutenzione della casa e per coltivare la terra. Wittgenstein utilizza proprio l’immagine dell’officina attrezzata per spiegare il linguaggio, dove gli attrezzi sono le proposizioni e il lavoro che con questi facciamo il significato, metafora semplice quanto illuminante.

Nel voler rimuovere un pezzo d’intonaco se sprovvisti di scalpello si potrà, anche, utilizzare un grosso cacciavite e se si rompe la cesoia si proverà col seghetto e poi c’è il re dell’officina il martello, signore quasi onnipotente che equivale ai verbi Essere, Avere, Fare, Dire, Potere, Volere, Sapere, Stare e anche Accoppare, dipende da come utilizzato. Anche la chiave inglese regolabile può dire moltissimo anche se imprecisa, invece il vanghino per tartufi è precisissimo ma serve a poco, un po’ come il sostantivo tedesco Zweckgemeinschaft che un italiano può utilizzare per dire in un sol colpo l’estemporanea unione di persone dovuta a uno specifico interesse comune, ma estranee per tutto il resto.

Proficuo possedere un'attrezzatura, ancor di più se completa, di questi arbitri condivisi che sono le parole, ma alla fine ciò che davvero conta è per quale opera ci servono e come le utilizziamo nel compierla. E fu così che le parole nel prendere senso nell’operatività svelarono idioti incolti e saggi eruditi, ma anche eruditi idioti e incolti saggi.

Pubblicato in Filosofia di strada
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