BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Domenica, 23 Settembre 2018 14:38

Problematizzare l’ovvio

Nei pronto soccorso di ogni latitudine i medici di qualsiasi credo e di ogni concezione esistenziale operano, tutti e sempre, per far sopravvivere il paziente. In questo operare affermano che vivere è un valore in sé prescindendo da come si esiste,

ma usciti sani e salvi dal pronto soccorso osserviamo che il valore della nostra vita non sta nell’essere nati e ancora vivi, bensì nel che cosa ce ne facciamo di questo esserci.

Pubblicato in Filosofia di strada
Martedì, 18 Settembre 2018 20:33

Labirinto liturgico dell’avvento perpetuo

Una aspettativa sia soddisfatta che delusa dopo un periodo di appagamento o di sconforto produrrà un'altra aspettanza.

Per uscire dal labirinto di questo perenne avvento senza Natale possiamo tentare con la psicologia, prendendo consapevolezza che le cose che aspettiamo sono nient’altro che un surrogato della Cosa che realmente vogliamo e sciogliere l’equivoco. Si potrebbe anche praticare l’atarassia in stile buddhistico o stoico, con un’ascesi che raggiunga la completa assenza di desiderio. Se troppo faticoso si può perseguire un mix di ruralità e grecità classica, nella pacata rassegnazione che si accontenta di ciò che passa il convento di questo mondo, consapevoli dei limiti della condizione umana.

Nel caso di esito insoddisfacente forse ci rimane un’ultima, ulteriore, possibilità per uscire dal labirinto liturgico dell'avvento perpetuo sprovvisto di Gesù bambino, costatando che i desideri e le aspettative non sempre coincidono: c’è il desiderio che aspetta qualcosa ma, di tutt’altra natura, c’è anche il desiderio che libero ad ogni esito e possesso non aspetta un bel niente e inizia a attivarsi appagato dal suo movimento, insomma lavoro.

Pubblicato in Filosofia di strada
Venerdì, 14 Settembre 2018 09:29

Eden

Nel regno culturale degli umani ognuno ha le sue ragioni e quindi tutti hanno ragione. Ne consegue che se ogni cosa può essere per qualcuno vera e per qualcun altro falsa non è più vero niente.

Anche nella natura -pensiamo agli animali- se ogni individuo ha le proprie ragioni tutti hanno ragione, ma a differenza dei nostri illuminismi antropocentrici nel regno animale se ogni cosa è soggettivamente vera tutto permane comunque vero: è come se nell’animale l’individuale sguardo prospettico, quindi parziale, coincidesse con una visione universale.

Sconveniente che gli uomini emulino i cani per emanciparsi da infantili egocentrismi, ma su questa individualità universale c’è da indagare e anche da imparare, forse è anche per questo che ci piacciono.

Pubblicato in Filosofia di strada
Giovedì, 13 Settembre 2018 17:30

Accanimenti culturali

E’ tutto culturale l’imperativo d’esistere artificialmente a oltranza se una vita, a causa di forza maggiore, è soltanto dolore.

E’ ancora culturale scegliere, sempre con un artificio, di cessare all’istante di esistere perché non ci piace più vivere.

Meglio lasciar fare alla natura favorendone l'andamento, dall'intervento del 118 alla sedazione palliativa profonda, così da assecondare il suo tendere a continuare o a cessare.

Pubblicato in Erbario
Mercoledì, 12 Settembre 2018 19:04

Enti paralleli

Tutto il vivente è costituito da legami d’atomi di carbonio, azoto, idrogeno e ossigeno, raramente zolfo o fosforo. Tutto qui, poche cose che però si combinano in infiniti modi, attraverso peculiari movimenti e conseguenti posizionamenti in differenti tipi di legami.

In fin dei conti questa è anche la cifra esistenziale di ogni uomo:
movimento-posizione-relazione. Impossibile prenderne una manciata, ma costruisce cattedrali e lager.

Pubblicato in Erbario
Giovedì, 06 Settembre 2018 12:56

Destra

E' da più di quarant’anni che non pochi intellettuali organici alla sinistra predicano, con la parola e il comportamento, che non è più vero niente. Dio è morto, Marx pure, e anche io non mi sento molto bene.

Dato che i motori funzionano a benzina e gli uomini a ideali, più che prevedibile che in questo deserto ritorni un po’ di fascismo con le sue gagliarde allegorie, fenomeno comprensibile nel suo scompigliato nucleo di opposizione e resistenza al nichilismo, nondimeno reazione disastrosa nel suo svolgersi.

Prima di giudicarli e sanzionarli (i nuovi fascisti), è forse opportuno proporgli una narrazione più gagliarda, giusta e convincente della loro. Se mancano autori si può provare a raccattarla dai cassonetti dei rifiuti dov'era stata gettata, se facciamo in tempo.

Pubblicato in Attualità
Martedì, 04 Settembre 2018 15:37

Teobotanica

Anche tralasciando le specie nordiche come l’Abete rosso dell’albero di Natale e le esotiche come il Ficus di Siddhartha, bastano il Melo dell’Eden, le Querce di Mamre di Abramo e le canoniche Palme della domenica prima della Pasqua, per giustificare una nuova specializzazione teologica a indirizzo botanico, così da chiarire una volta per tutte quanto Dio ha creato la natura e quanto l’ha copiata.

Pubblicato in Erbario
Martedì, 04 Settembre 2018 10:18

Movimenti

Probabilmente la maturità avviene quando si migra da sé agli altri espandendosi dal particolare all’universale, passando dall’autobiografia al racconto del mondo, dall’intimismo alla prassi politica, dalla cronaca alla storia.

Interessante osservare che il percorso in direzione opposta, quello introspettivo, conduce alla stessa meta passando dall'intima individualità a vasti e archetipici territori collettivi, dall’emozione personale a territori mitici, da sé all’universo.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Sabato, 01 Settembre 2018 09:08

Canis latrans

Punta del tacco d’Italia, borgo di mille anime. Nell’ora più calda del giorno vago nella piazza deserta e mi sembra di udire in lontananza un latrato di coyote, l'allucinazione si dissolve nello scorgere un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, uno di quelli sempre presenti, quanto innavertiti, nei nostri paesi.

Stella sorretta da una sfera, colonna spezzata, piramide annerita dai licheni, bassorilievo con foglia d’acanto e una epigrafe enfatica che porta in uno strano territorio di mezzo, oltre la zona del mito ma non ancora in regione sacra. Sotto all'epigrafe ventiquattro nomi e cognomi di uomini che coltivavano fave, parlavano la loro lingua, producevano olio. Non avevano mai visto un fiume, una baionetta, una montagna, ma qualcun altro ha scelto per loro e ha deciso tutto.

Non sarebbe poi male un precetto che obblighi i qualunquisti a un pellegrinaggio annuale dinanzi al monumento ai caduti nella piazza del loro paese, giusto un paio di minuti, quel che basta per leggere la data di morte di un giovane che aveva il loro stesso cognome e ruminarsela.

Pubblicato in Attualità

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