BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Giovedì, 29 Novembre 2018 10:58

Inversione escatologica

Invece di almanaccare sull’ignoto futuro che ci attende dopo la morte si potrebbe percorrere una differente via di indagine focalizzandoci, con una inversione a U, sul personale inizio biologico.

Tutti cominciati senza sforzo e iniziativa individuale grazie a una potenza altra, indizio che grazie a tale potenza finiremo bene.

Pubblicato in Filosofia di strada
Sabato, 24 Novembre 2018 17:45

A briglia sciolta

Denominare, sistematizzare, categorizzare, ordinare, disciplinare, classificare... Sono i logici prerequisiti per capire e per dirci l’emporio della realtà. Quelli della mia generazione l’hanno compreso dall’asilo asteggiando su un foglio a quadrettoni delle asticelle identiche di misura, ognuna conforme all’indicazione dell’educatore. E così, grazie a quelle remote asticelle equidistanti e ritte, oggi possiamo definire cosa sono gli animali ripetendo in coro (col dizionario Garzanti):
«Animali: organismi viventi dotati di sensi e di movimento autonomo»,
anche se potremmo invece dire a ruota libera (con J. L. Borges, L'idioma analitico di John Wilkins):

«E' scritto che gli animali si dividono in
(a) appartenenti all'Imperatore,
(b) imbalsamati,
(c) ammaestrati,
(d) lattonzoli,
(e) sirene,
(f) favolosi,
(g) cani randagi,
(h) inclusi in questa classificazione,
(i) che s'agitano come pazzi,
(j) innumerevoli,
(k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello,
(l) eccetera,
(m) che hanno rotto il vaso,
(n) che da lontano sembrano mosche.»

Tutte definizioni di per sé sensate ma sprovviste di criterio tassonomico. E perché no? Non possiamo escludere che tutta questa, seppure necessaria, sistematizzazione sia un po’ metterci i bastoni fra le ruote? Freud, per certe cose, pensava di sì:

«Il successo della psicoanalisi dipende dal fatto che egli [il paziente] osservi e comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e non sia tentato di sopprimere un'idea perché gli sembra insignificante o non pertinente, un'altra perché gli sembra assurda: che deve comportarsi con tutta imparzialità nei confronti di ciò che gli viene in mente, perché dipenderebbe proprio dalla critica se non riuscisse a trovare la soluzione del sogno, dell'idea ossessiva, e così via, di cui si è in cerca.» (L'interpretazione dei sogni.)

A. Einstein iniziava le sue ricerche alla larga da mediazioni logiche, che recuperava solo nella fase di verifica:

«L'immagine più semplice che ci si può formare dell'origine di una scienza empirica è quella che si basa sul metodo induttivo. Fatti singoli vengono scelti e raggruppati in modo da lasciare emergere con chiarezza la relazione legiforme che li connette […]. Già un rapido sguardo allo sviluppo effettivo della scienza mostra che i grandi progressi della conoscenza scientifica si sono avuti solo in piccola parte in questo modo. Infatti, se il ricercatore si avvicinasse alle cose senza una qualche idea preconcetta, come potrebbe egli cogliere dall’enorme quantità di una complicatissima esperienza quei fatti che sono abbastanza semplici da rendere palesi relazioni legiformi? Galilei non avrebbe mai potuto trovare la legge della caduta libera dei gravi senza l'idea preconcetta che i rapporti che troviamo di fatto sono complicati dagli effetti della resistenza dell'aria, e che quindi dobbiamo considerare cadute di gravi in cui tale resistenza gioca un ruolo sostanzialmente nullo. I progressi veramente grandi della conoscenza della natura si sono avuti da una via quasi diametralmente opposta a quella dell'induzione […]. Il ricercatore […] non perviene al suo sistema teorico per via metodica, induttiva; egli piuttosto, si avvicina ai fatti tramite una scelta intuitiva tra teorie pensabili, basate su assiomi. (Induzione e deduzione nella fisica).

Necessario sistematizzare, categorizzare e disciplinare così da capire e capirci, ma il primo articolo di tale ordinamento dovrebbe forse recitare: “Siffatto ordinamento strumento parziale e provvisorio per indagare la realtà non va equivocato per essa.”

Pubblicato in Filosofia di strada
Giovedì, 22 Novembre 2018 15:57

Prospettica antropocentrica

Torno al primo ricordo, nell’osservare il fuoco di una stufa sentivo di esistere. Fuoco d’essere sorto spontaneo non so da dove, non conosco il perché, non so come, senso di essere che è ancora qui immutato. Senso di essere che è il più importante capitale che ho ma anche il più grande problema da quando ho iniziato necessariamente a chiamarlo io collocandomi prospetticamente al centro dell’universo.

Ma se non partissi da questo provvisorio e parziale arbitrio come potrei vedere il sussistere del mondo? Sul modello della visita oculistica per il rinnovo della patente non sarebbe poi male verificare quanto e cosa vedono gli scentrati che provano a osservare il mondo dall’Essere o dal Tutto omettendo l’io, così da conoscere i risultati di tale astrazione.

Pubblicato in Filosofia di strada
Lunedì, 19 Novembre 2018 18:54

Problematica filosofica: il bulbo di Scilla

Le piante captando la luce e assorbendo le sostanze contenute nella terra e nell’acqua sintetizzano -il processo di sintesi è una sorta di trasformazione creatrice- sostanze per costituirsi e vivere, processo denominato metabolismo primario. A nostra volta mangiamo le piante per nutrirci proprio di tali composti che i vegetali hanno elaborato, come i carboidrati del frumento, le proteine dei legumi, i lipidi dell’olio di oliva e gli zuccheri della frutta. Molecole che non siamo in grado di sintetizzare direttamente dalla luce, dall’acqua e dalla terra come fanno i vegetali.

Le piante inoltre sintetizzano altre sostanze per scomposizione e degradazione dei composti prodotti dal metabolismo primario, ciò accade nei casi di stress termici o meccanici, nelle infezioni o in condizioni di siccità. In questo metabolismo secondario, e qui veniamo al punto, oltre alle nuove sostanze prodotte dalla degradazione del metabolismo primario vengono anche sintetizzate altre molecole, innumerevoli nella specie ma in quantità modeste, che servono alla pianta per difendersi e curarsi: alcaloidi, eterosidi, oli essenziali, resine ecc., principi attivi sia tossici che le piante producono per non essere mangiate dagli animali, sia terapeutici per la pianta stessa. Molecole che a nostra volta, per una sorta di affinità biologica pianta-uomo, possiamo utilizzare per curarci, se sappiamo assumere il principio attivo corretto nel giusto dosaggio.

Quest’ultima fattispecie di principi attivi prodotti dai vegetali a differenza di quelli prodotti nel metabolismo primario, non sono assolutamente necessari perché la pianta permanga viva e vegeta, ma una sorta di plus che ne ottimizza il vegetare e il riprodursi. Ad esempio la mediterranea Scilla contiene nel bulbo dei glucosidi tossici per il topo e oltre un certo dosaggio tossici anche per l’uomo, anche se anticamente utilizzati come cardiotonici ed espettoranti; non è neppure del tutto indispensabile l’aroma dei fiori che emanano profumo per attirare insetti impollinatori: la Scilla potrebbe comunque vegetare sprovvista dei suoi glucosidi pur rischiando di essere mangiata dai topi, così le piante che producono aromi floreali pur rischiando di diminuire drasticamente il proprio riprodursi.

Tutte le fasi del processo metabolico delle piante appare mirabile, ma in particolar modo quello secondario al punto da stimolare quesiti più filosofici che botanici: in quella produzione utile, ma non indispensabile, di migliaia di principi attivi differenti, tutti con scopi mirati, permane l’impressione che operi nella pianta una sorta di libera intenzione e scelta di direzione. Nel medioevo i pagani narravano tale ipotesi immaginando particolari elfi dimorare dentro le piante e i credenti ci vedevano la farmacia del Signore con rimedi fatti ad hoc per ogni malanno umano. Con Darwin il metabolismo secondario è stato spiegato come un casuale accadimento dove, ad esempio [esempio mio non di Darwin] una prima Scilla che accidentalmente aveva sintetizzato uno specifico glucoside per degrado di un suo zucchero a seguito di un incendio, glucoside che casualmente esplicava una specifica azione ratticida. Ebbene quella Scilla avrebbe vegetato meglio e più a lungo rispetto alle sue simili sprovviste di quel glucoside (adattamento) che venivano mangiate dai topi fino anche ad estinguersi.

Osservando migliaia di principi attivi presenti nelle piante (farmacognosia), non pochi inediti e ognuno con azione difensiva e curativa specifica, può sembrare una forzatura vederli generati dal caso, tuttavia non dobbiamo dimenticare che il processo evolutivo dura da milioni di anni e visto che anche un orologio fermo dà l’ora esatta due volte al dì (uno che va a capocchia probabilmente di meno, ma prima o poi la azzeccherà) è statisticamente possibile che un particolare alcaloide si sia formato a capocchia (accidente) nel momento e posto giusto favorendo una particolare specie.

Considerando le due ipotesi appare forzata quella che scorge nella pianta un nucleo che intenda e voglia autoperpetuarsi attuata da una sorta di soggetto, o di regia ordinante, che architetta liberamente strategie mirate al suo mantenersi, inclusa l'attenuata versione schopenhaueriana che interpreta tale potenza, seppure orba, comunque volontà. Nondimeno che una totale casualità produca un così perfetto ordine complesso lascia spazi a ragionevoli perplessità. Plausibile che entrambe le dinamiche contengano tratti di verità e non siano poi del tutto separate.

 

Pubblicato in Erbario
Domenica, 18 Novembre 2018 11:54

Diritto naturale?

La natura non è imputabile perché funzionamento retto da cause necessarie[1] e lineari[2] estranee alle categorie di bene/male, responsabilità, libertà, volontà, soggetto.

Ne consegue che se l’uomo è, pari, pari, natura non è responsabile quindi neppure libero e qualsiasi morale e diritto sono mere convenzioni che poggiano sul niente. Un bel problema.

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1 Che non posso essere in modo diverso da come sono, come le leggi della fisica.
2 Gli enigmi esistono solo per gli uomini quando ignorano le cause.

Pubblicato in Filosofia di strada
Venerdì, 16 Novembre 2018 18:15

Epiloghi naturali

Grande maestro il gatto che senza frignare va a morire sotto il lentisco, anche se surclassato dall'agave che schiatta aprendo migliaia di fiori su pornografico stelo[1].

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1 Altezza superiore ai tre metri.

Pubblicato in Erbario
Mercoledì, 14 Novembre 2018 12:17

L’orniello

Nel piantumare un orniello ecco l’immediata esperienza di un senso delle cose, diciamo spirituale e delle essenze, quello della natura, di un eventuale Dio, dell’io nell’universo. Ma basta scorrere le notizie su Google News ed ecco l’opposta evidenza di un senso materialistico e secolare, storico-genealogico, dove Salvini, Trump, la Juventus, la cronaca locale e l’espansione economica cinese fanno il mondo.

Dato che entrambe le visioni reggono ho ingenuamente considerato che non sarebbe male unificare i due regni in uno solo, ma ripensandoci meglio ho constatato che i tentativi storici in tal senso non di rado hanno procurato disastri: sovente le concezioni secolari invece di misurarsi con le essenze e ridimensionarsi al cospetto di esse, si sono arbitrariamente espanse proprio in loro nome (guerra santa, versioni ideologiche incluse).

Dopotutto l’antica indicazione: «Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» permane ragionevole.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
Domenica, 11 Novembre 2018 12:36

Travasi

Sorge un pensiero che si scioglierebbe come neve al sole se non venisse concettualizzato dal suo autore codificandolo in un sistema di parole con significato corrispondente. Quel pensiero, mentalmente fissato attraverso il linguaggio, potrà adesso comunicarlo emettendo dei particolari suoni o scrivendo specifici segni.

Ogni travaso, da pensiero a concettualizzazione (tanto vicini da sembrare un tutt'uno) e da concettualizzazione a parola detta o scritta, implicherà nel bene e nel male delle mutazioni del pensiero iniziale: concentrazione, purificazione, distillazione, contaminazione, diluizione, degrado, disidratazione, sublimazione, scissione. A procedura conclusa inizierà quella dell'ascoltatore, o lettore, che elaborerà a sua volta nuovi travasi personali, migliorando o degradando il pensiero ricevuto attraverso il veicolo della parola o della scrittura.

C'è qualcosa di misterioso nell'intendersi ancora con se stessi e con gli altri. C'è qualcosa di miracoloso quando l'altro ti chiarisce quello che avevi pensato davvero.

Pubblicato in Filosofia di strada
Giovedì, 08 Novembre 2018 19:32

Inopinato accadimento

Che a differenza di una pietra, di un girasole, di un gatto, accada un punto e grado della natura che dice:

«Al culmine della disperazione, solo la passione dell'assurdo può rischiarare di una luce demoniaca il caos»[1]

è prova provata che la natura si protende da se medesima (anche l'uomo è natura) scostandosi di brutto dal meccanicismo materialistico che la dovrebbe fondare e ordinare. Ma come fa?

In fin dei conti elargiscono più indizi dell’esistenza di un possibile Dio i pessimisti estremi che i santi, gli uni e gli altri fautori di quella cosa che chiamiamo civiltà. Inopinata e strana, nondimeno reale.

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 1 Emile M. Cioran “Al culmine della disperazione”, Adelphi.

Pubblicato in Filosofia di strada
Martedì, 06 Novembre 2018 18:30

Breve invito al sonno profondo

Più ci si concentra su un problema e più, a mo' di computer, aumentano le possibilità di risolverlo, mentre per le problematiche che appaiono irresolubili meglio mollare l’osso e dormirci sopra (in subordine va anche bene potare le rose o guidare l’auto) e in quell’omissione mentale le soluzioni, o perlomeno delle indicazioni utili, (av)vengono in mente.

Non so da dove, non so chi opera, però funziona.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
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