BLOG DI BRUNO VERGANI

Radiografie appese a un filo, condivisione di un percorso artistico

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Venerdì, 28 Ottobre 2016 09:15

Grand Tour

Bufale o verità le storie dei ragazzi selvaggi, bambini smarriti nelle foreste, o giungle urbane degradate, diventati simili ai cani che frequentavano? Tutto da indagare quanto si nasca e quanto si diventi umani, ma un dato è certo:

l’identità personale, sostanzialmente sinonimo d’individualità, è una forma strana di unicità che prende necessariamente forma e costituzione, fin dalla nascita, dalla e nella relazione con il differente Altro. Un’empirica indagine su Facebook passando in rassegna gli amici di Tizio, Caio e Sempronio, può forse, in parte, spiegare le cause della loro specifica assoluta stupidità o della peculiare valorosa personalità.

Non a caso il Grand Tour effettuato un tempo dai giovani dell'aristocrazia europea che, invece di guardarsi allo specchio, programmavano per espandersi l’Io, Tour che un Stato degno dovrebbe prescrivere e sovvenzionare agli abitanti di Gorino che fanno le barricate per fermare il pullman degli immigrati; dopotutto già lo fa, il Grand Tour universale è, o dovrebbe essere, la scuola.

Pubblicato in Attualità
Martedì, 25 Ottobre 2016 11:43

A ben vedere

L’impianto teoretico di don Giussani dettante la prassi politica dei cattolici nella società era, in sintesi, questo:
«La posizione nell’impegno culturale è quella di un popolo [cattolicesimo, nella fattispecie Comunione e Liberazione] che approfondisce la coscienza di portare in se stesso il principio risolutivo della crisi per tutti; noi portiamo la salvezza.»[1]

Dopo decenni d’impegno, abnegazione, lotte, finalmente il programma salvifico planetario teorizzato da Giussani veniva realizzato - attraverso il PDL col sostegno della Lega Nord, entrambi paladini dei valori cattolici non negoziabili - e la salvezza universale irrompeva in Lombardia, solo là, però in tutta la sua gloria, così:

arresto del consigliere Gianluca Rinaldin per truffa, Nicole Minetti indagata per induzione alla prostituzione minorile e Daniele Bellotti per tifo violento, Monica Rizzi per dossieraggio, arresto di Franco Nicoli Cristiani per corruzione e tangenti, Massimo Ponzoni per corruzione, concussione e bancarotta, indagati Angelo Giammario per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, Renzo Bossi per appropriazione indebita, Davide Boni per corruzione, arrestato Domenico Zambetti per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa per aver acquistato voti dalla 'ndrangheta, indagati per peculato e truffa Franco Nicoli Cristiani, Massimo Buscemi, Davide Boni, per corruzione Marcello Raimondi. Presidente Formigoni rinviato più volte a giudizio, nel processo di primo grado attualmente in corso per la vicenda Maugeri richiesta dai P.M. una condanna a nove anni di detenzione perché "capo di un gruppo criminale" responsabile per 10 anni, sempre secondo l’accusa, di un sistema di corruzione con sperpero di decine di milioni di denaro pubblico, oltre a benefit di circa otto milioni di euro.

Tutti assolutamente innocenti fino all’ultima sentenza definitiva. Nel frattempo, nell’attendere l’iter della Giustizia (in questi giorni una prima conferma di condanna), un minimo d’indagine sul divario tra l’universale salvezza teorizzata da Giussani e il provinciale puttanaio di fatto realizzato, è da farsi; Chiesa italiana in primis - non dimentichiamo che, seppur con radicali prese di distanza dal formigonismo di numerosi cattolici, l'impegno politico di CL era in quel periodo sostenuto da gran parte del Magistero, Giovanni Paolo II incluso.

A ben vedere l’indagine è più semplice di quel che sembra perché il divario non c’è proprio: il proclamare al mondo «noi portiamo la salvezza» è già, e di per sé, promozione e costituzione di associazione a delinquere, o perlomeno precisa apologia.

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1 Luigi Giussani “Dall’utopia alla presenza”, “L’Equipe”; lezioni e dialoghi di don Giussani con i responsabili degli universitari di Comunione e Liberazione.

Pubblicato in Attualità
Domenica, 23 Ottobre 2016 16:36

L’utente devoto

E’ finito il tempo delle agiografie e delle gesta eroiche, a parte gli esponenti di filoni estremi di qualche monoteismo e d’impenitenti, quanto sparuti, militanti d’ideologie del Novecento, tutti gli altri si alzano la mattina noncuranti di plasmare sé stessi e il mondo alla propria fede o ideologia. Meglio così.

Il problema è che l’attuale ridimensionamento di tali concezioni a subculture invece di favorire l’autonomia di singoli e popoli è coinciso con l’imperversare di altra ideologia imperante, dove i fondatori non necessitano di particolare impegno teoretico e lavoro sul campo per promuovere universali conformazioni, basta e avanza implementare un qualche brand e status symbol, un po’ di obsolescenza pianificata dei prodotti, un po’ di pubblicità, a tutto il resto ci pensa l’utente che a sua inconsapevole cura espande e condivide con devozione il vano (vanità) arbitrio.

Consumismo ideologia autogena a sviluppo planetario garantito, perpetuo, inarrestabile. Ben poggiato sull’ottusità di mente va a narcisismo: base ampia e tenace, carburante inesauribile.

Pubblicato in Sacro&Profano
Sabato, 22 Ottobre 2016 10:47

Italiani

Per testare l’italica umanità da qualche anno spedisco i miei prodotti erboristici a sconosciuti sovente in zone malfamate, facendomi pagare solo dopo che hanno ricevuto la merce.
Persisto fiducioso in quanto dei circa mille pacchi inviati un solo bidone.

Circoscritto dato di affidabilità non generalizzabile, eppure qualcosa vorrà pur dire.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
Giovedì, 20 Ottobre 2016 18:23

Libri

Passando nottetempo dal letto al bagno spinto da una forza ignota afferravo dalla libreria i “Pensieri” di Pascal e aprivo a caso. Mi capitava la pagina dove valutava Montaigne un confusionario che salta di soggetto in soggetto senza giusto metodo. Precisava che Montaigne eludeva il giusto metodo dicendo sciocchezze per affermazione personale, in quanto nello “stolto progetto che aveva di dipingere se stesso cercava di darsi arie” con “parole lascive, roba che non vale niente”. Perplesso tornavo indietro all’inizio del capitolo e trovavo, nel titolo, la motivazione della pascaliana sentenza di condanna: “Miseria dell’uomo senza Dio”.
D’impeto agguantavo la copia dei “Pensieri” per schiaffarla sotto ai “Saggi” di Montaigne: che se la vedano tra di loro! E sono corso in bagno. Al risveglio nel dormiveglia l’impressione di strani movimenti dalla libreria. Chi possiede numerosi libri sa che dopo l'imbrunire dentro quegli scaffali accadono cose strane: duellano, dialogano, si massacrano, tramano, si alleano, si accoppiano.

Pubblicato in Frammenti Autobiografici
Sabato, 15 Ottobre 2016 18:55

L’eterno ritorno

«Molto lentamente ma inesorabilmente sto diventando come mio padre.»[1]

Non così per tutti e se così per certuni un guaio per altri un vantaggio. Per quanto mi riguarda non ho ancora trovato risposta precisa, ma osservandomi intorno una certezza l'ho forse raggiunta: primeggiano, ignare, nella categoria degli inguaiati, alcune madri in gioventù trasgressive, orgiaste impegnate, rivoluzionarie gaudenti, eversive, sovversive-radical chic, ingurgitanti psicotizzanti, psicoanalettici, psicotonici, psicotropi, psichedelici, psicolettici, psicotonici e allucinogeni, femministe e nudiste, oggi impegnate a tempo pieno nell’emanare a raffica ordinanze morali restrittive sulla vita e costumi dei figli. Erano meglio da giovani.

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1 Dal diario del cantautore e chitarrista Joe Strummer (1952-2002) in foto, membro del gruppo punk rock The Clash; citazione ascoltata qui.

Pubblicato in Pensieri Improvvisi
Venerdì, 14 Ottobre 2016 12:03

Thánatos?

Dopo aver frequentato per anni James Hillman terminata la lettura de “Il suicidio e l’anima” avevo considerato d’evitarlo, o perlomeno di frequentarlo meno regolarmente. Hillman è autore originale che tra stimoli utili e visioni coraggiose ne propone, però e non di rado, di astruse; a iniziare dalla possibilità per lo psicoterapeuta di continuare la terapia post suicidio a cliente morto stecchito, eventualità che Hillman illustra con nonchalance New Age ne “Il suicidio e l’anima”, eppure nel recente oculato rileggere “La forza del carattere”, un suo saggio sulla vecchiaia, in alcuni capitoli mi sono ricreduto riconoscendo che, tutto sommato, val ben la pena tollerare una qualche stranezza se alternata e compensata da fondate stimolanti prospettive, come l’arguta analogia tra infanzia e vecchiaia che l’Autore abbozza ne “La forza del carattere”:

«Così come dobbiamo dispiegarci, o svilupparci, per guadagnare l’accesso al mondo, allo stesso modo il ripiegamento, o invecchiamento, è essenziale per la nostra uscita […] è un errore madornale leggere i fenomeni della vecchiaia come indizi di morte invece che come iniziazioni a un’altra modalità di vita.» (Ed. Adelphi, pag. 106).

Infanzia, dunque, come preparazione all’entrata in questa esistenza nel mondo; vecchiaia come preparazione a uscirne. L’Autore aggiunge “per iniziare altra modalità di vita”.
Quale? Dove? Non lo so e Hillman neppure: in fin dei conti quando la candela si spegne la fiamma non va da nessuna parte, tuttavia, saggiamente, osserva che ignoto non significa necessariamente nullificazione, ma ciò che “non conosciamo ancora”. Così come un adolescente sarà angosciato per la limitata capacità di prevedere la sua esistenza nel mondo dovuta a scarsità d’esperienza - angoscia di vita - (vedi qui), in modo analogo il vecchio sarà angosciato per la limitata capacità di prevedere ciò che ancora non conosce nell’uscirne - angoscia di morte -.
Il “non lo so” può essere causa di angoscia ma anche rassicurante per le illimitate possibilità che esprime, dopotutto il diffuso affermare “dopo non c’è più niente” è un vero e proprio atto di fede, un equivocare una provvisoria carenza di dati perché non ancora conosciuti con un ipotetico fisso ignoto assoluto: l’Ignoto. Bizzarra divinità fautrice del cessare perpetuo, ente che alberga nella testa di qualcuno, soggettivamente esistente ma ontologicamente irreale. Considero, per inciso, che la narrazione della resurrezione di Cristo illustra ‘ste tematiche pornograficamente: si vede tutto per non vedere niente, questo approccio è invece erotico, dice poco ma si intravede assai.  

L’osservazione empirica dei vecchi mostra la sanità di questo prepararsi, grazie all’ineluttabile opportunità - equivocata da numerosi, ma non da tutti, come disgrazia - della naturale decadenza senile, a uscire dal mondo. Così nella vecchiaia più si tende a “durare” nostalgici della passata gioventù che si vorrebbe perpetuamente ripristinare, più si cade nella disperazione, invece più si molla l’osso più si diventa sereni. Un mollare che non è rinuncia ma inizio di un nuovo pensare che, indifferente a proprietà, a occidentali protocolli di efficienza, incurante dei pettegolezzi della cronaca, comincia rilassato altro, nuovo, importante lavoro.

Faccio sessant’anni a gennaio e per quanto sentenziano le aspettative di vita dei maschi italiani dovrei campare ancora, se senza accidenti, ancora un po’, ma non è poi male iniziare da subito la preparazione all’uscita. Un buon modo è d’affidarmi-allearmi a quella forza che da una goccia di sperma, essenza di un paio d’etti di lenticchie e una mela mangiata da mio padre, m’aveva fatto feto e poi spontaneamente uomo, forza capace di farmi digerire le orecchiette con le rape senza che io conosca l'ABC della gastroenterologia, forza ignota eppure efficace, estranea eppure costitutiva. Un affidamento alla natura che tiranna mi fagocita in un meccanico funzionamento esautorante la personalità? Questo è quello che sembra, quello che c’è ed è per fortuna non lo sappiamo. Tutto, dunque, aperto.

Pubblicato in Filosofia di strada

Per non sbagliare scelta al prossimo referendum mi sono centellinato, alla larga da opposte tifoserie, il testo di legge costituzionale dal sito della Camera dei deputati, quello integrato con l’utilissimo testo a fronte della Costituzione vigente, scaricabile qui. Il documento destinato alle esigenze di documentazione interna dei parlamentari informa puntualmente della riforma e anche “plasticamente” grazie all’agile comparazione testuale tra l’esistente e il riformato.

Nello svolgersi della lettura le modifiche proposte appaiono numerose, complesse e strutturali, così ho considerato che la personale carenza di competenze giuridiche congrue alla tematica mi precluda, e non poco, una scelta davvero consapevole, dunque libera e giusta; faccende che accadono anche al più erudito e valoroso giurista che, giustamente, chiede assistenza al meccanico competente se con l’auto in panne sulla provinciale.
Ammesso e non concesso di comprendere appieno tutta la riforma, permane ancora l’incapacità di prevederne tutti i benefici e rischi, immediati o futuri, nazionali e internazionali, sociali e personali, specialmente analizzando la riforma costituzionale strettamente intrecciata alla legge elettorale esistente per di più nel prossimo futuro (quando?) in qualche modo (quale?) probabilmente riformata.

Confusione oggettiva e limiti individuali per i quali cerco soluzioni informandomi, ma il punto è che più ci si informa e più la complessità appare tanto articolata, complessa e pure ingarbugliata, da non potersi costringere in un secco “sì” o “no”. Logica e buon senso mi suggeriscono di rispondere sì su un particolare articolo in uno specifico titolo, no in altri, accompagnati da numerosissimi “sì-ma”, “no-però” e pure “si-se”, valutazioni caratterizzanti tutti i sani di testa e pure la struttura dei programmi per computer un minimo funzionanti.

Per il referendum concludo con un deciso no nel metodo prima che nel merito. A che pro infognare una nazione in questo insensato aut aut ?

Pubblicato in Attualità
Venerdì, 07 Ottobre 2016 15:10

Sotto le righe, sopra le righe

Giacché si muore e poiché lo sappiamo l’umanità, da sempre, si è attivata per ricucire il supremo strappo. L'imbastitura per suturare l’incombente lacerazione tra l’essere vivi e morti ha prodotto numerose e svariati percorsi esistenziali, teoretici, religiosi. Soluzioni naif o sofisticate, misere o dignitosissime, tra quest’ultime il naturalismo che invece di attardarsi nel rammendare lo strappo lo ridimensiona all’origine valutandolo esasperazione di concezioni antropocentriche precludenti la possibilità di una serena ecoappartenenza; appartenenza che vede la persona e l'umanità immerse nella preesistente incessante natura. Moriremo tutti, moriremo ancora e ci scoccerà pure, ma lontano da smisurate egocentriche isterie ce ne faremo una ragione senza frignare più del necessario nel constatare nuove nascite all'ombra di ulivi millenari.

Tale ragionevole approccio del naturalismo filosofico, che forte non sale di giri, ci consente di osservare in alcune altre concezioni una interazione costante: più s’interpreterà grave lo strappo procurato dalla ferita egocentrica di dover morire e più sarà necessario ricorrere a soluzioni forti per ricucirlo: se valutato severo procurerà un certo disagio esistenziale, o meglio esistenzialista, con il conseguente crogiolarsi in geremiadi interminabili, se, ancor peggio, viene percepito immane produrrà angoscia estrema, tragicità che caratterizza alcuni filoni del nichilismo filosofico, concezioni che indifferenti alle incontestabili evidenze dell’esistenza di Soggetto, Altro, Natura, implementeranno  - attraverso un vero e proprio atto di fede - un artificiale ente “Nulla”, teoria che non trova alcun preciso riscontro nella realtà. Forme di nichilismo estremo che conducono a due possibilità, la prima, nota ma poco diffusa, che si esprime nel rifiuto d’esistere fino anche al suicidio; la seconda, diffusissima ma sfuggente[1], che invece reagisce a tale ipotetico nulla - buco nero forato a dismisura con trapano moderno dal nichilismo medesimo - costruendo narrazioni salvifiche sopra le righe congrue a quell’immensa voragine: costruzioni reattive religiose, idealistiche, oppure ideologiche, che nella storia della filosofia, come pure nella vita quotidiana di ognuno, appaiono agli antipodi da qualsiasi nichilismo, combattuto frontalmente da salvatori di patrie e di anime traboccanti di “valori” e entusiasmo, mentre, a ben osservare, proprio sul nichilismo si radicano e poggiano. Dopotutto in ogni esaltato, sotto, sotto, c’è un disperato.

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1 Non per tutti, vedi il saggio di Orlando Franceschelli, “Karl Löwith, le sfide della modernità tra Dio e nulla”; Donzelli Editore, dove a pag. 64 e sgg. l’Autore illustrando l’analisi di Löwith su Kierkegaard coglie preciso la problematica.


Pubblicato in Filosofia di strada
Domenica, 02 Ottobre 2016 11:11

L’indagine

Risulterebbe anomalo il comportarsi a capocchia, il comportamento di ogni individuo è infatti preceduto e generato da un ordinamento personale, latente o manifesto, misero nel merito oppure valoroso, preciso o confuso, lineare o contorto, scritto e promulgato più o meno consapevolmente dal soggetto stesso, tant'è che “normale” contiene e deriva da “norma”.

Oltre che analizzare l'atto soggettivo in sé per quello che è forse più utile individuare, esplorare e valutare, l’ordinamento che lo decreta.

Pubblicato in Filosofia di strada

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